È nato in silenzio. Come nascono le cose che contano. Una notifica sul telefono, un messaggio inoltrato, un “ci sono anch’io”.

Un gruppo WhatsApp di volontari, sconosciuti fino a poche ore prima, si è trasformato in una rete reale e operativa per ripulire le aree della Sicilia colpite dal Ciclone Harry. “In 48 ore siamo diventati 1600”, racconta Simone Dei Pieri, 33 anni, dottorando di ricerca all’Università di Catania, con un piede nel mondo del volontariato e l’altro in quello dell’associazionismo sin dai tempi del liceo. “Insieme con Simone Grasso abbiamo condiviso l’idea e quando l’iniziativa è diventata virale, la distanza tra le persone si è accorciata e la rete ha smesso di essere virtuale. Ci sono scout, professionisti, studenti, commercianti, chiunque vuole dare una mano”, riferisce.

E chi non può perché impossibilitato, mette a disposizione quello che ha. “Come Lella, una vivaista del catanese che ci ha donato centinaia di guanti spessi o Mario che ci ha portato scatole di mascherine - dice -. Questo è il senso della carità. Un gruppo nato nottetempo animato da un sentimento straordinario. Io non ho idea di chi siano la maggior parte di queste persone, non le ho mai viste”.

L’organizzazione è metodica. La grande rete di volontari che corre sul gruppo social è stata divisa per aree territoriali: Catania, Caltanissetta, Messina, Siracusa, Ragusa. “Abbiamo creato un calendario che interessa le zone di emergenza, così il volontario decide dove andare - spiega Dei Pieri -. Nel gruppo è stato anche condiviso un documento in cui abbiamo segnalato le raccolte fondi ufficiali attive”. Questa pianificazione ha fatto emergere due sentimenti diversi. “Da un lato la parte migliore di una comunità, fatta di persone che hanno scelto di dare una mano senza chiedere nulla in cambio - riflette -. Dall’altro, un senso di amarezza e di urgenza, espresso da chi ha commentato che ‘bisogna arrangiarsi’, perché senza un’iniziativa dal basso diventa difficile rialzarsi davvero”. C’è sempre tempo per unirsi. “Questo è il potere della rete - constata - creare cioè legami dove prima non c’erano. Se ben strutturata, è uno degli strumenti più efficaci per trasformare la partecipazione spontanea in un’azione concreta, capace di incidere davvero sul territorio”.

Volontari all'opera nelle zone colpite in Sicilia.
Volontari all'opera nelle zone colpite in Sicilia.

Volontari all'opera nelle zone colpite in Sicilia.

Nelle zone colpite dal maltempo “abbiamo dato una mano a ripulire a commercianti, nonni, genitori, tutti impegnati a recuperare oggetti, a salvare il salvabile. Molti, spesso in lacrime, hanno raccontato di aver perso tutto, ma anche di aver trovato conforto e gratitudine in un sostegno arrivato da persone fino a quel momento sconosciute”.

Il passaggio del ciclone Harry, lo ricordiamo, ha devastato soprattutto la costa ionica siciliana. In tre giorni, tra Catania e Messina, onde eccezionali hanno spazzato via lunghi tratti di lungomare, strade, piste ciclabili e stabilimenti balneari, distruggendo case, attività commerciali, porticcioli e infrastrutture. Interi borghi costieri sono stati allagati.

La Protezione civile ha stimato danni per oltre 700 milioni. Dal Governo 100 milioni euro da dividere con Calabria e Sardegna. Anche in queste due regioni, il mare ha messo a nudo le fragilità di un versante oggi profondamente ferito. Ma capace di rialzarsi anche attraversato una rete di solidarietà che dal digitale è diventata presenza concreta intervenuta dal basso sul territorio

Andrea Cassisi