Si è spento nella notte a 58 anni Igor Protti, dopo una lunga battaglia contro un tumore al colon scoperto nel 2025. Igor, simbolo di un calcio passato, in cui l’amore della piazza valeva più di quello per i soldi, fino all’ultimo ha dato prova di essere un esempio per tutti. Recentemente aveva trovato la forza di accompagnare la figlia all’altare nel suo giorno più importante, quello del matrimonio, nonostante le condizioni di salute precarie.

L'ex calciatore Igor Protti accompagna la figlia all'altare, sostenuto dall'altro figlio (Fonte: Ig Igor Protti)
L'ex calciatore Igor Protti accompagna la figlia all'altare, sostenuto dall'altro figlio (Fonte: Ig Igor Protti)
Igor Protti accompagna la figlia all'altare, sostenuto dall'altro figlio

Ad annunciare la morte del leggendario bomber è stata la stessa famiglia con un post su Instagram, tramite cui hanno condiviso l’ultimo pensiero e saluto di Igor: «Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale. Difficile provare parole che possano spiegarlo, l’unica cosa che posso fare è ringraziare la mia grande e meravigliosa famiglia che ho adorato. Tutte le persone che mi hanno voluto bene e che mi sono state vicino, tutti i tifosi delle squadre nelle quali ho giocato per l’affetto e l’amore sempre dimostratomi e totalmente ricambiato. Sperando che sia un arrivederci e non un addio».

Nato a Rimini nel settembre del 1967, Igor è stato un attaccante in grado di scrivere la storia del nostro calcio vincendo la classifica capo-cannonieri in ben tre categorie differenti: Serie A (stagione 95-96), Serie B (02/03) e Serie C (00/01 e 01/02). Negli anni ha impresso ricordi indelebili nella mente dei tifosi di Bari, Lazio, Messina, Napoli e Livorno, le squadre in cui ha militato.

Il suo palmarès vanta un record quasi unico: è l’unico giocatore ad aver vinto quattro volte la classifica marcatori in tre serie diverse. Resta scolpita nella memoria la stagione 1995-96, quando si laureò capocannoniere in Serie A con il Bari nonostante la retrocessione della squadra. Ma è il legame con il Livorno a definire la sua grandezza: nel 1999 scelse di rinunciare a un ingaggio miliardario e al successo facile per tornare in Serie C1 con la maglia amaranto, diventando simbolo di rivalsa per un’intera provincia.

Per chi volesse dedicare un ultimo saluto al campione, c’è la possibilità recandosi alle ore 15 presso la stanza del commiato Frongillo al cimitero di Cecina, in Via della Rimembranza.