Alla fine dal punto di vista del Dipartimento di pubblica sicurezza il bilancio delle manifestazioni del 24 ottobre in tutta Italia è fatto di 9 persone arrestate, 87 denunciate, 371 accompagnate e fermate presso gli uffici di pubblica sicurezza, tra queste ci sono 110 minorenni e 69 stranieri. Le persone identificate sono state 4.292.

Nel complesso i cortei, alcuni autorizzati altri spontanei, che hanno reclutato nell’insieme migliaia di persone, in otto città, con istanze diverse e diverse anime (pro-pal, caro vita, no alla guerra… ma a Roma anche da destra “Sblocchiamo tutto”), sono stati pacifici per la gran parte, con momenti tesi dove si è cercato di forzare i cordoni di polizia per avanzare verso aree non autorizzate. Non sono mancati scontri duri a Roma, Torino, Bologna, soprattutto in coda a cortei al giungere del buio.

La vita più tranquilla alla fine l’ha avuta Milano, la città più blindata dopo i saccheggi al centro storico del 18 ottobre. La temuta replica è stata sostituita da due cortei spontanei e pacifici tra il Teatro Strehler e Città Studi: si sono saldati a Porta Venezia andando a confluire, non potendo accedere alla zona del Duomo, a piazza Leonardo da Vinci dove tutto si è concluso.

Il fermo di Youssef Siher, ora indagato come presunto gestore della chat Movimento 17 ottobre, quella che aveva annunciato per il 24 ottobre convocazioni senza preavviso alle 14.30 per la manifestazione delle 15, ha finito per fare implodere il meccanismo di reclutamento e lasciare orfani di informazioni i ragazzi che attendevano indicazioni su dove trovarsi.

Nel corso della giornata di sabato, davanti alla Questura di Milano ascoltando alcuni giovani che si sono avvicinati in solidarietà al fermato, si è percepito che non avevano idea di chi ci fosse dietro i comunicati e la chat che li stavano convocando sulla base di un movimento anonimo.

Spetterà ora alla Procura che ha in mano il caso ricostruire le vicende e capire i ruoli della persona fermata e di eventuali reti o infiltrazioni diverse, insomma capire quanto, se le accuse fossero confermate, quanto fosse regia, quanto spontaneismo, quanto un’attivazione ex post per cavalcare o organizzare istanze che indipendentemente già c’erano.

La situazione comunque interroga per diverse ragioni, soprattutto pensando ai più giovani: le reti sociali sono in mano a imprese private in luoghi diversi del mondo, senza particolari vincoli di trasparenza: se entità esterne volessero cavalcare legittime istanze di protesta sociale dei ragazzi e strumentalizzarle per quella via potrebbero farlo e trovare copertura nell’opacità degli algoritmi.

L’altro tema, comunque sia andata con M1710, è quanti minorenni, nati con i social, sono propensi a seguire con più o meno buone intenzioni una convocazione, una istanza, una sfida via Telegram, Istagram, Tiktok, senza avere idea di chi o che cosa ci sia dietro, fidandosi del fatto che si presenta come “uno di loro”, qualunque cosa voglia dire?

Sono tra l’altro i temi emersi al Meeting dei Patti digitali a Milano, proprio il 24 ottobre, dove si è parlato anche di età minima per i social. Un tema caldo nel mondo: la Grecia ha votato il divieto al di sotto dei 15 anni dal 2027.