PHOTO
Due lupi in un bosco
Michele Serra, nota voce del giornalismo italiano ha raccontato lo straziante dolore per la morte del suo cane Osso, sbranato il primo maggio dai lupi sull'Appennino piacentino, in Val Tidone. L'animale, già protagonista del suo libro per ragazzi “Osso, anche i cani sognano”, era libero di muoversi nei boschi vicino a casa ma quel giorno non è più tornato.


La scoperta della morte di Osso ha trasformato un episodio privato in una riflessione pubblica diffusa sui media italiani. Lo stesso Serra ha ricordato che la presenza del lupo appenninico è il risultato di un importante recupero ambientale, oggi stimato in circa 3.300 esemplari. Sicuramente un successo ecologico ma che porta a nuove complessità nella gestione del territorio. Sta sfuggendo di mano la capacità di carico dei territori montani soprattutto dove vivono animali domestici, di allevamento e fauna selvatica. Negli ultimi mesi sono stati segnalati diversi episodi di predazione da parte di lupi o cani inselvatichiti nei confronti di altri animali con dinamiche che alcuni esperti descrivono come parte dell'equilibrio naturale tra specie.


Lo stesso Serra, colto da un dolore immenso per la perdita del suo cane, riflette:
«La mia tristezza oggi è grande. Prima di me l'hanno vissuta i miei vicini che hanno perso i loro animali. Il lupo oggi vive ovunque nel nostro paese. E' un caso straordinario di successo di ripopolamento. Ma qualcosa sta sfuggendo di mano. O la politica decide di fare qualcosa o diventerà guerra. E la guerra, come dimostrano i 18 lupi avvelenati in Abruzzo in modo vigliacco è la peggiore delle soluzioni».
Il rischio di un'assenza di interventi ufficiali è la deriva che porta verso il fai-da-te illegale e a interventi brutali. Alle istituzioni, a gran voce, viene chiesto di controllare la capacità dei territori come l'Appennino piacentino e la necessità di regolare una presenza che appare ormai eccessiva.
Questione sicurezza
Il caso è diventato un simbolo per chi chiede una gestione più attiva sulle popolazioni di lupi che per necessità di sopravvivenza si spingono sempre più vicino ai centri abitati. Nel 2026 il quadro normativo sui lupi in Italia ha subito significativi cambiamenti a seguito di decisioni prese a livello dell'Unione Europea, dove la specie è stata declassata da ''rigorosamente protetta'' a ''protetta''. Questo cambiamento non apre la caccia al lupo ma introduce una gestione più flessibile per mitigare i conflitti con le attività umane. Il Ministero dell'Ambiente ha fissato per il 2026 un limite nazionale di 160 esemplari che possono essere abbattuti o catturati.
Regole di comportamento nei boschi
Cani al guinzaglio per evitare interazioni pericolose.
Divieto di disturbo o abbattimento di lupi senza specifiche autorizzazioni statali
E' vietato lasciare rifiuti e scarti alimentari che possono attirare i lupi.
In caso di avvistamenti ravvicinati con i lupi allertare i Carabinieri al 112






