Sono giorni di qualche sconcerto: si riaprono processi già chiusi, si riavviano indagini ferme o archiviate: da Garlasco al DC9 di Ustica al caso di David Rossi al Monte dei Paschi, con iniziative che agli occhi dei cittadini rischiano di apparire un segno di incertezza delle istituzioni. Ma la ricerca della verità nel processo è talvolta difficilissima e non può ammettere la resa se solo resti uno spiraglio.

Le cause vanno dagli sbagli nelle prime indagini, alla esiguità delle tracce, alla reticenza o alla menzogna di chi sa; fino agli errori dei tribunali. Ma a volte sono gli Stati stessi, e i Governi, a vanificare lo sforzo. Pensiamo alla tracotanza di un Trump che sanziona i giudici della Corte penale internazionale che hanno perseguito Netanyahu.

Da sinistra: Gianni Cuperlo, Claudio Regeni, Alessandra Ballerini, Paola Deffendi, Irene Regeni e la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, con uno striscione davanti al tribunale di piazzale Clodio prima della sentenza del processo per la morte di Giulio Regeni, a Roma, il 28 settembre.
Da sinistra: Gianni Cuperlo, Claudio Regeni, Alessandra Ballerini, Paola Deffendi, Irene Regeni e la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, con uno striscione davanti al tribunale di piazzale Clodio prima della sentenza del processo per la morte di Giulio Regeni, a Roma, il 28 settembre.

Da sinistra: Gianni Cuperlo, Claudio Regeni, Alessandra Ballerini, Paola Deffendi, Irene Regeni e la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, con uno striscione davanti al tribunale di piazzale Clodio prima della sentenza del processo per la morte di Giulio Regeni, a Roma, il 28 settembre.

(ANSA)

È difficile opporsi a simili attori, però in qualche misura si riesce con gli strumenti della memoria e dell’impegno civile. Ed ecco ora la notizia della condanna a dieci anni di tre sequestratori di Giulio Regeni, il nostro giovane e amato concittadino imprigionato, torturato e ucciso in Egitto; vi si era recato con quello spirito di avventura e l’avidità di conoscenza che caratterizza la nostra migliore gioventù, e imbestialisce i tiranni che detestano la libertà.

Giulio era scomparso da alcuni giorni, finché il suo corpo straziato venne trovato in una strada. Subito si capì che le autorità egiziane intorbidavano le acque, facendo credere a un incidente stradale o alludendo a un ruolo di spia perché si muoveva nel mondo sindacale, considerato “di sinistra”.

I pubblici ministeri italiani hanno fatto ogni tentativo per vincere la barriera; ma dall’Egitto sono venuti rifiuti e finta collaborazione. Ciononostante si è arrivati a sentenza, con una legittima ma incompleta soddisfazione. Sotto il mantello della dittatura gli assassini e i torturatori sono rimasti ignoti. I governi italiani sono stati piuttosto tiepidi, per il timore di danni ai rapporti economici e commerciali: che vanno tenuti bene in conto, ma non devono prevalere sulla vita.

Così stamattina, entrando nella casa di famiglia, ho letto con occhi diversi quella ostinata etichetta che vi si trova da anni: verità per Giulio Regeni. Vale la pena, sempre, insistere, combattere per le cause che ci rendono umani. I genitori di Giulio hanno accolto con equilibrio la sentenza, avvertendone le luci prima dei vuoti.

Ma non è finita qui, quel volto giovane resterà al suo posto, non so fino a quando, o meglio lo sappiamo e dovremo proseguire insieme.