«Ho desiderato convocare questo incontro a dieci anni dalla

pubblicazione di Amoris Laetitia», ha esordito, ringraziando coppie,

esperti e facilitatori.


 

Non un convegno su Amoris Laetitia, ma un confronto e un ascolto comunitario per capire come è stata recepita l’Esortazione e come approfondire il testo alla luce delle diverse condizioni dei territori. Leone XIV apre i lavori dell’incontro che si tiene in Vaticano fino al 14 ottobre ricordando che «la famiglia ha sempre occupato un posto importante nella preoccupazione pastorale del Successore di Pietro e dei vescovi che lo assistono attraverso la loro partecipazione al Sinodo dei Vescovi». Dal Sinodo del 1980 a Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II, fino a papa Francesco che «ha posto nuovamente la famiglia al centro di un processo sinodale». «Quel percorso ha portato, dieci anni fa, all’Esortazione apostolica Amoris Laetitia», ha detto. E ha aggiunto: «La famiglia rimane fondamentale per un approccio che coniughi il locale e il globale, guidato dalla ricerca di una fraternità universale in Cristo che il Vangelo ci chiama a costruire con tutti».

Il Papa ha invitato a non fare bilanci, ma a portare questi anni davanti al Signore. «Sono questi i dieci anni che ora portiamo insieme davanti al Signore Gesù», ha affermato. Per spiegare il senso dell’incontro ha citato gli Atti degli Apostoli: «Gli Atti degli Apostoli ci offrono una bella immagine di ciò che stiamo per fare». Come Paolo e Barnaba, anche le Chiese locali sono chiamate a raccontare ciò che Dio ha compiuto.

«Anche noi portiamo con noi storie di ciò che Dio ha fatto in mezzo a noi», ha detto.

Nel discorso, Leone XIV ha sottolineato il ruolo delle famiglie. «Le famiglie stesse partecipano alla missione della Chiesa nel tessuto quotidiano della loro vita, attraverso l’amore e la fedeltà, la cura e il perdono, l’educazione dei figli, l’impegno nella trasmissione della fede, l’attenzione agli anziani e alle persone vulnerabili, e i molti modi in cui servono le loro comunità e la società». Ai pastori ha ricordato: «Come pastori, abbiamo ricevuto la responsabilità, a tempo opportuno e inopportuno, di proclamare la bellezza del piano di Dio per il matrimonio e la famiglia e la sua chiamata all’amore e alla tenerezza».

Il Pontefice ha parlato di una Chiesa che deve imparare ad ascoltare. «Questo ministero ci pone anche in una scuola di ascolto», ha detto. «La sapienza del Popolo di Dio ci raggiunge attraverso la nostra fede comune, che illumina tutte le famiglie, comprese quelle segnate da difficoltà, solitudine e talvolta persino da apparenti fallimenti».

Non ha evitato le questioni più delicate. «In molti contesti è emersa una crescente distanza tra il modo in cui vengono vissuti il sesso e l’intimità e la visione cristiana del matrimonio», ha osservato. E ha aggiunto: «I giovani continuano ad anelare all’amore, alla fedeltà e al senso di appartenenza, eppure molti trovano difficile comprendere come una tale visione dell’amore possa concretizzarsi nella propria vita o credere che un impegno per tutta la vita sia la condizione per raggiungere ciò che desiderano».

Un passaggio centrale è dedicato alla fragilità. «La fragilità merita un’attenzione particolare, poiché può plasmare profondamente il modo in cui le persone vedono se stesse, il proprio futuro e persino il proprio rapporto con Dio e con la Chiesa», ha detto. Da qui la domanda: «Che tipo di Chiesa, allora, incontrano le persone proprio quando sono più fragili?». Il Papa ha invitato a lasciarsi interrogare: «Il nostro compito, quindi, non è solo quello di interpretare queste realtà, ma di lasciare che esse ci interpellino e stimolino la nostra responsabilità pastorale». E ha indicato il metodo: «Ascoltarci a vicenda, lasciare che ciò che sentiamo risuoni dentro di noi e rimanere attenti ai suggerimenti dello Spirito Santo può risvegliare la creatività pastorale di cui abbiamo bisogno di fronte alle nuove domande».

Infine, l’affidamento al Signore. «Chiedo al Signore di aiutarci a raccogliere i frutti che Amoris Laetitia ha portato nelle nostre Chiese locali, affinché possano nutrire l’intera Chiesa», ha detto Leone XIV. Chiedendo al Signore il dono della «libertà di ascoltarci a vicenda, la saggezza di riconoscere la sua opera in mezzo al suo popolo e il coraggio di seguire la strada che Egli ci indica, affinché, ogni giorno, il Vangelo possa diventare sempre più pienamente una buona notizia per le famiglie di tutto il mondo».