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Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone in un montaggio con il luogo del crollo in cui hanno perso la vita, Roma, 20 marzo 2026.
Si torna a parlare del tema per l’esplosione del casolare abbandonato di via dell’Acquedotto di Roma, in cui sono morti tr, nomi noti nell’area del anarco-insurrezionalismo, riconducibili al gruppo Cospito.
Ma chi sono gli anarco-insurrezionalisti? Come si distinguono dagli anarchici? In quale contesto è maturata l’esplosione avvenuta probabilmente nella fabbricazione di una bomba?
PERCHÉ SI PARLA DI “GALASSIA”
Alla lettera “senza governo”, hanno un’ispirazione comune che si rifà all’anarchismo storico di Otto e Novecento: riferimenti a Proudhon, Bakunin, Malatesta si ritrovano tanto nei documenti di chi esprime rifiuto per le armi quanto nelle rivendicazioni degli attentati di chi ricorre alla violenza. Gli anarchici contemporanei sfuggono, refrattari a ogni forma di gerarchia, per definizione alle classificazioni. Non per caso se ne parla come di una galassia, alludendo a qualcosa che si aggrega attorno a istanze comuni, per poi tornare a disgregarsi in molti distinguo di cui si trova traccia negli scritti stessi di coloro che si autodefiniscono anarchici.
ANARCHISMO E ANARCO-INSURREZIONALISMO
La distinzione più macroscopica riguarda, nel perseguire l’ideale di una società senza stato capace di autodeterminarsi in armonia, la disponibilità teorica e pratica ad azioni violente.
È su questa faglia che chi lavora a prevenire e contrastare reati segna la distinzione tra anarchismo e anarco-insurrezionalismo: le rifiuta, per esempio, la Fai, federazione anarchica italiana, nata nel 1945 e dotata di sito ufficiale. Le praticano e le rivendicano coloro che in Italia e nel mondo utilizzano la sigla Fai (Federazione anarchica informale)/Fri (Fronte internazionale rivoluzionario). Anche per questo occorre fare attenzione a non confondere le due diverse sigle Fai, a seconda che la “i” finale stia per “italiana” o “informale”. Pur non trattandosi di una distinzione di poco conto, sul piano pratico, non impedisce che queste anime si trovino a condividere la piazza per esempio per portare solidarietà ad Alfredo Cospito, anche quando scrivono chiaro di non condividerne teoria e azioni.
È quello della solidarietà ai detenuti, anche stando alle relazioni annuali dell’Aise alle Camere, uno degli argomenti ricorrenti nel tempo capaci di saldare non solo tra loro le diverse anime degli anarchici nel senso più lato, ma anche altri “dissenzienti”: dai marxisti-leninisti che manifestano sostegno a brigatisti in carcere, a gruppi diversi, collettivi studenteschi, comitati che si occupano di tematiche a vario titolo sociali «nei quali», come spiegava Marco Rosi da comandante Divisione antiterrorismo del Ros a un corso di aggiornamento per magistrati qualche tempo fa, «la corrente più sociale degli anarchici – non favorevole all’uso di plichi esplosivi – si inserisce apportandovi spesso idee radicali».
Scorrendo cronologicamente le Relazioni annuali, si vede come l’aggregarsi rifletta di volta in volta i temi che suscitano dissenso nell’attualità: dai No-Tav, ai No-Tap, nel 2021 anche no-vax, solo per fare alcuni esempi. Nell’ultima, uscita il 4 marzo, i riferimenti sono alla contrarietà alle Olimpiadi e ai sabotaggi all’Alta velocità durante i Giochi, all’opposizione alla spesa militare, alle ricadute interne delle guerre, alla tecnologia, compresa l’Ai considerata strumento di controllo e repressione, ai decreti sicurezza. Se il dissenso è lecito, non sempre lo sono le azioni con cui lo si pratica.
IL DISCRIMINE È LA VIOLENZA
Maurizio Romanelli, oggi procuratore della Repubblica a Bergamo, che era il coordinatore della Direzione distrettuale antiterrorismo di Milano quando giunse la rivendicazione dell’attentato ad Adinolfi, qualche tempo fa ci ha spiegato così l’idea che si era fatto di questa realtà: «Premesso che faccio riferimento a un’esperienza passata perché ora mi occupo di corruzione, posso dire che la galassia è molto vasta e il sostegno agli anarchici detenuti anche transnazionale c’è sempre stato. L’idea che mi ero fatto di questo mondo è che, perché l’attività di prevenzione e di contrasto sia equilibrata, studiata, adeguata, è necessario conservarsi sempre la capacità di distinguere, in parte per provare efficacemente in giudizio singole azioni, più in generale perché nell’anarchismo sociale possono esserci anche progetti di valore che restano nel consentito: non è reato dibattere sul nucleare, tutto cambia quando qualcuno, come è accaduto con Adinolfi, dal dibattito passa all’individuare una persona come obiettivo, al prendere una pistola arrivando a colpirla. Quando si arriva a passaggi di violenza a più o meno elevata intensità, si pensi agli esplosivi con tecniche di temporizzazione, anche se non da tutta la galassia condivisi, un profilo di pericolosità c’è. Non sono in grado di dire se quell’ala violenta all’epoca all’interno minoritaria possa nella situazione attuale allargare il proprio consenso».
LA TRASNAZIONALITÀ E FLUIDITÀ
La transnazionalità, unita alla rapidità dei contatti via web, può rappresentare una complicazione, ma non un limite invalicabile al contrasto delle azioni violente. A questo proposito ci spiegava tempo fa Armando Spataro ex magistrato con lunghissima esperienza nell’antiterrorismo e già docente di Politiche della sicurezza e dell’Intelligence all’Università di Milano che «i contatti con le moderne tecnologie si trovano, ma bisogna mettersi in un’ottica diversa rispetto a quella che avevamo con le Br o prima linea: gruppi compatti con un capo e ruoli ben definiti. Nel mondo anarco-insurrezionalista è tutto più fluido: ma se si si scopre che le motivazioni sono le sono le stesse si può ipotizzare un collegamento tra un attentato in Grecia e uno in Spagna».







