CHE COSA È IL TRATTATO DI SCHENGEN

Introdotto ormai più di 40 anni fa, il trattato di Schengen può essere sospeso con decisione unilaterale dei paesi membri - che possono così reintrodurre temporaneamente i controlli di frontiera ai confini - se si è in presenza di "serie minacce alla sicurezza interna" o "rischi per l'ordine pubblico". La zona di libera circolazione nell'Unione Europea fu infatti istituita il 14 giugno 1985 con l'accordo che prende il nome - Schengen appunto - dall'omonima cittadina lussemburghese in cui venne sottoscritto da Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi. L'Italia lo ha siglato nel 1990.

QUALI PAESI RIGUARDA

A partire dal 1995 il numero dei Paesi firmatari è progressivamente aumentato fino a coinvolgere oggi 25 Paesi membri dell'Unione europea e quattro Paesi associati (Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera). Le regole permettono ai governi nazionali di reintrodurre temporaneamente i controlli ai confini interni - attuando la cosiddetta sospensione dell'accordo - previa notifica delle motivazioni a Bruxelles. In particolare, i Paesi possono attuarla come misura di extrema ratio in caso di una seria minaccia alla sicurezza interna, problemi di ordine pubblico o situazioni eccezionali previste come manifestazioni, eventi sportivi o politici.

LA SOSPENSIONE TEMPORANEA

Gli articoli dal 23 al 25 del Codice stabiliscono la reintroduzione dei controlli per un periodo limitato della durata massima di 30 giorni o per la durata prevedibile della minaccia grave, se questa supera i trenta giorni. Se necessario, si può arrivare a una proroga fino a 6 mesi. Nel caso di misure urgenti per rispondere a una minaccia, i controlli possono essere reintrodotti senza preavviso per 10 giorni, un periodo che può poi essere esteso fino a 20 giorni. In 41 anni di vita Schengen è stato sospeso quasi 400 volte dai singoli stati membri mentre la prima interruzione "totale e emergenziale" fu decretata dalle misure anti-Covid.

SEMPRE PIÙ RICHIESTE

A partire dal 2022, con l'avanzare dei governi impegnati nella chiusura ai migranti, gli stop richiesti dalle singole capitali si sono moltiplicati. L'ultima notifica dell'Italia risale a pochi giorni fa con il ripristino dei controlli alle frontiere con la Francia in occasione del festival dell'Alta Felicità in Valsusa. In passato la sospensione era stata richiesta dal nostro paese in occasione di vertici G7 e G8 e a ottobre 2023 per l'emergenza migranti sulla rotta balcanica, riguardando esclusivamente il confine italo-sloveno. La misura fu poi prorogata svariate volte fino al 18 dicembre 2025.

Migranti marocchini in arrivo a Ceuta a nuoto il 31 luglio 2016, sbarco a fronte del quale l'Italia annuncia la sospensione di Schengen
Migranti marocchini in arrivo a Ceuta a nuoto il 31 luglio 2016, sbarco a fronte del quale l'Italia annuncia la sospensione di Schengen
Migranti marocchini in arrivo a Ceuta il 31 luglio (EPA)

CEUTA E MELILLA

Un regime diverso riguarda invece i territori europei situati fuori dal continente geografico, come sono appunto Ceuta e Melilla.

Le regole sono in realtà frammentate e variano radicalmente a seconda della nazione di appartenenza. Per le due enclave spagnole in in Nord Africa si applica un regime speciale di deroga per cui fanno parte a tutti gli effetti del territorio spagnolo e dello spazio Schengen. Esiste una clausola di salvaguardia storica che esenta dall'obbligo di visto i residenti marocchini delle province vicine (Tétouan e Nador) per ingressi giornalieri. Mentre per evitare che questi cittadini si spostino nel resto d'Europa, la Spagna applica controlli d'identità e di passaporto sistematici per chiunque lasci le due enclave via nave o aereo per raggiungere la Penisola Iberica o altri paesi Schengen.