«Bel dilemma». Di primo acchito, al telefono, il professore Carlo Casini, giurista e presidente del Movimento per la vita, commenta così la spinosa questione degli embrioni scambiati.

Professore, in punta di diritto chi sono i genitori dei due gemelli?

«La risposta giuridica è molto semplice e chiara: la madre è chi partorisce. Punto. Questo è il principio consacrato nel nostro Codice. Quando nell’89 si pose lo stesso problema, anche se non relativo ad un caso concreto come questo, al Parlamento europeo di Strasburgo prevalse l’opinione di dire che chi partorisce è la madre proprio per scoraggiare la maternità surrogata, su commissione. A complicare ulteriormente questa vicenda c’è anche l’errore umano. La madre è sempre certa, si dice, perché è chi partorisce». 

Ma in questo caso la madre cha porta in grembo i figli non può rivendicare nessun diritto?
«Il caso è spinoso perché è anche vero che i nei nove mesi di gravidanza si instaura una serie complessa di relazioni che non si possono ignorare».

Questo caso non rischia di essere l’antipasto di altri contenziosi infiniti per i figli dell’eterologa?
«Purtroppo sì, ecco perché ora che è non è più vietata occorrerebbero dei freni».

Tipo?
«Per scoraggiarne il ricorso, o quanto meno attutirne i danni, la prima cosa da fare è approvare una legge che preveda che il figlio possa riconoscere, in qualsiasi momento, anche a distanza di anni, e senza limiti, i propri genitori genetici. Se uno sa che a distanza di tempo può essere chiamato ai suoi doveri di genitore biologico ci penserà bene prima di donare seme o ovociti. Contro l’utero in affitto, che per fortuna non è consentito almeno per ora dalla legge italiana, bisogna ribadire il principio che madre è colei che partorisce».

Come se ne esce professore?
«Le leggi fanno quello che possono. Bisogna capovolgere in maniera radicale il modello culturale che si è imposto e ripartire da un’attenzione privilegiata al figlio prima che agli adulti e ai loro desideri. C’è una dichiarazione universale dei diritti del bambino del 1959, ancora attuale, che dice che gli Stati dovrebbero dare al bambino il meglio di loro stessi. E cos’è meglio per il bambino? Non è forse  avere un padre e una madre certi e univoci dal punto di vista genetico, affettivo e sociale? Quando succede un disastro si dice sempre “prima le donne e i bambini”. Adesso abbiamo capovolto tutto: prima gli adulti e i loro desideri, poi i bambini».