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Ci pareva pacifico il fatto che la somministrazione dei vaccini seguisse un criterio legato alle categorie più a rischio (gli infermieri, i medici, gli anziani, le forze dell’ordine, insomma chi è più esposto al rischio di contagio e chi è maggiormente in pericolo di vita). E invece no, c’è chi la pensa in maniera sovranamente diversa. Il neo assessore al Welfare della Lombardia Letizia Moratti ha proposto al commissario nazionale Domenico Arcuri la ripartizione del vaccino in base al Pil, ovvero alla ricchezza prodotta dai suoi abitanti. Il suo ragionamento è semplice e lineare: poiché la Lombardia è la regione più ricca e produttiva, immunizzando prima i lombardi e facilitando la loro ripartenza economica si favorirà anche quella del Paese. «Richiesta coerente ed appropriata», gli ha fatto eco il governatore lombardo Fontana. Siamo ricchi e paghiamo le tasse (quasi sempre)? Dunque l'immunità ci tocca per primi. No taxation without vaccination.
Per l’assessore Moratti e il presidente Fontana insomma i cittadini lombardi sono superiori e privilegiati per via delle loro ricchezze, a detrimento di tutti gli altri italiani, i “sottocittadini” delle altre regioni meno fortunati economicamente. Un ragionamento selettivo che in teoria potrebbe essere esteso in tutti gli ambiti esistenziali, dalla scuola al lavoro. Con questo criterio perché non vaccinare i primi della classe, i manager più capaci, gli industriali con il fatturato a sei cifre, i politici più potenti, i calciatori in zona scudetto, gli atleti olimpici con più medaglie d’oro? La proposta della Moratti si basa su una concezione timocratica che va contro la Costituzione (l’articolo 3 recita che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge e soprattutto l’articolo 32 definisce la salute come fondamentale diritto dell’individuo e impone cure gratuite agli indigenti). Tra l’altro è esattamente l’opposto di quanto non si stanca di dire papa Francesco («Dio ispiri a coloro che hanno responsabilità politiche e di governo una rinnovata cooperazione internazionale, a cominciare dall’ambito sanitario, affinchè a tutti sia garantito l’accesso ai vaccini e alle cure»). Ma evidentemente alla Regione Lombardia la pensano diversamente. A chi non lavora niente dosi. Lavoro, pago, pretendo e mi vaccino. L’immune classe degli eletti lombardi deve guidare le magnifiche sorti e progressive della ripresa economica del Paese. Il siero va somministrato prima ai più ricchi e più produttivi, gli altri, a cominciare dai poveri e dai meridionali, (come è noto non eccellentissimi nella classifica del reddito lordo), si facciano da parte e attendano pazienti, l'antidoto arriverà anche per loro, gli si dirà col sorriso beffardo dei ricchi. Le dichiarazioni dell'assessore Moratti rimandano a una logica dello scarto fanno rabbrividire. Finiremo per scendere in piazza al grido «Aridatece Gallera»?





