Ci sono numeri che raccontano una storia. E ce ne sono altri che, proprio perché restano nascosti, finiscono per raccontarne un'altra. A Milano, a pochi mesi dalla conclusione dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026, la partita si gioca attorno a questi numeri invisibili: i costi reali, gli extra-costi, le decisioni che hanno portato a investire denaro pubblico in opere presentate come private.

Per questo Libera torna a puntare i riflettori sull'Arena Santa Giulia, il grande palazzetto che ha ospitato le gare olimpiche di hockey su ghiaccio e che rappresenta uno dei simboli più controversi dell'intera avventura olimpica milanese.

L'occasione è la mobilitazione nazionale "Occhi aperti sulla corruzione", in programma dall'8 al 13 giugno, promossa nel decimo anniversario del Freedom of Information Act italiano, la legge che dal 2016 consente ai cittadini di chiedere dati e documenti alle pubbliche amministrazioni.

Martedì 9 giugno, da piazza Duomo all'ex Villaggio olimpico di Porta Romana, Libera organizza un flash mob e una simbolica "staffetta per i dati". Una corsa civile più che sportiva, per ricordare che la trasparenza non dovrebbe essere una maratona a ostacoli.

Il nodo è noto ma tutt'altro che risolto. L'Arena Santa Giulia era stata inizialmente presentata come un investimento privato da circa 180 milioni di euro. Nel corso degli anni il costo è però lievitato fino a superare i 300 milioni. Nel frattempo sono arrivati 51 milioni di euro di risorse pubbliche destinati ad accelerare la conclusione dei lavori in vista dell'appuntamento olimpico.

Proprio su quei soldi pubblici e sul processo decisionale che ha portato a stanziare ulteriori risorse si concentra la richiesta di accesso civico avanzata da Libera il 4 settembre 2025. Una domanda che, denuncia l'associazione, dopo 278 giorni non ha ancora ricevuto una risposta sostanziale.

«Il diritto di sapere non può più attendere», affermano gli attivisti.

Una vicenda che richiama da vicino quanto emerso negli ultimi mesi anche grazie al lavoro di associazioni civiche, giornalisti e osservatori indipendenti. Attorno all'Arena Santa Giulia si è sviluppato infatti uno scontro amministrativo e legale che ha visto contrapposti sostenitori della massima trasparenza e soggetti pubblici e privati intenzionati a mantenere riservati documenti ritenuti sensibili sotto il profilo tecnico e commerciale.

Nel frattempo la Corte dei conti ha aperto un'istruttoria per verificare eventuali profili di danno erariale legati agli extracosti dell'opera.

La questione va però oltre il singolo palazzetto. Come avevamo raccontato nei mesi scorsi seguendo i cantieri olimpici di Porta Romana e Santa Giulia, Milano-Cortina ha rappresentato un gigantesco laboratorio urbano e finanziario. Una trasformazione che ha cambiato interi quartieri della città ma che ha lasciato aperti molti interrogativi sulla gestione delle risorse pubbliche, sui rapporti tra amministrazioni e investitori privati e sulla sostenibilità economica di alcune opere realizzate in emergenza per rispettare le scadenze olimpiche.

Per questo nella lettera aperta indirizzata al Comune di Milano, Libera formula sei domande precise. Chiede di conoscere nel dettaglio le ragioni del raddoppio dei costi dell'Arena, i documenti che giustificano l'utilizzo dei 51 milioni pubblici, le motivazioni delle ulteriori richieste economiche avanzate dal costruttore Eventim, il quadro dei costi della viabilità temporanea realizzata per i Giochi e l'effettiva esposizione debitoria della Fondazione Milano-Cortina.

Domande che toccano il cuore della questione: chi decide come spendere il denaro pubblico e con quali criteri di controllo?

La battaglia per i dati non riguarda soltanto Milano. La mobilitazione nazionale di Libera si sviluppa contemporaneamente in altre aree del Paese. In Campania l'associazione chiede maggiore trasparenza sui progetti di bonifica ambientale nel bacino del Volturno. Nelle Marche l'attenzione è rivolta invece alla ricostruzione post-sisma del 2016 e ai ritardi che ancora caratterizzano numerosi interventi di edilizia scolastica. Tre territori diversi, un unico filo conduttore: la convinzione che la trasparenza non sia un adempimento burocratico ma una forma di partecipazione democratica.

A dieci anni dall'introduzione del FOIA italiano, il bilancio appare infatti contraddittorio. Da una parte migliaia di richieste hanno consentito a cittadini, associazioni e giornalisti di accedere a informazioni prima difficilmente reperibili. Dall'altra continuano a moltiplicarsi i casi in cui il diritto di accesso incontra resistenze, rinvii, silenzi amministrativi o lunghi contenziosi.

La domanda che arriva dalla staffetta organizzata da Libera è semplice e insieme scomoda: dopo le medaglie, le celebrazioni e le inaugurazioni, chi controlla il conto finale? Perché una democrazia matura non si misura soltanto dalla capacità di realizzare grandi opere, ma anche dalla disponibilità a mostrare come e perché sono state realizzate. E soprattutto quanto sono costate.