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L'ingresso della Procura di Pavia, che il 28 settembre ha chiuso le nuove indagini a carico di Andrea Sempio per il delitto di Chiara Poggi a Garlasco nel 2007
È davvero il momento della svolta per il caso Garlasco, procedimento (non ancora processo perché siamo ancora in fase preliminare) sull’omicidio di Chiara Poggi avvenuto, in provincia di Pavia, nel 2007 che vede come unico indagato Andrea Sempio, all’epoca amico del fratello della vittima. L’atto di chiusura indagini, integrato con nuovi atti rispetto al primo depositato a maggio, è stato notificato alle parti coinvolte: alla difesa di Sempio e ai suoi avvocati difensori; alle parti civili ossia ai familiari della vittima Chiara Poggi e ai loro avvocati e ad Alberto Stasi e ai suoi difensori. Al momento Stasi è l’unico condannato con sentenza definitiva per l’omicidio della ragazza all’epoca sua fidanzata. Condannato a 16 anni in rito abbreviato (i 24 anni dell’omicidio volontario, con lo sconto automatico di un terzo per la scelta del rito abbreviato), sta scontando l’ultima parte della sua reclusione dal maggio scorso in affidamento in prova ai servizi sociali.
Ma un dettaglio fin qui ignoto potrebbe avvicinare e corroborare la domanda di revisione: due controanalisi negative, rintracciate nei dati grezzi dei Ris dell’epoca, e mai arrivate al fascicolo delle indagini di Vigevano (secondo i Pm di Pavia mai trasmesse alla Procura che indagò per prima) mettono in discussione la presenza di Dna di Chiara Poggi sui pedali della bicicletta di Stasi, uno degli elementi che avevano portato alla condanna. Questo punto c’era già nell’atto di chiusura indagini del maggio scorso, ma viene in evidenza ora, a seguito delle consulenze difensive, e dei nuovi accertamenti da parte della Procura che confermano: le controanalisi fantasma negative anche secondo i consulenti della Procura ci sarebbero state. Se per la revisione serve una prova nuova questa potrebbe esserlo. Mentre per quanto riguarda la possibilità di provare le presunte responsabilità di Andrea Sempio questo elemento non sembra aggiungere nulla.
CHE ALTRO C’È DI NUOVO RISPETTO A MAGGIO
Rispetto a maggio si aggiungono altre tre consulenze. Una riguarda le misurazioni antropometriche di Sempio di cui si è occupata Cristina Cattaneo, un’altra riguarda le impronte lasciate da una scarpa sul pavimento della casa di cui si sono occupati Giampaolo Iuliano e a Nicola Caprioli e infine la terza, quella sul Dna trovato sulle unghie della giovane uccisa, affidata a Carlo Previderé. Sospesa invece quella dello psichiatra Roberto Catanesi dato che l’indagato non ha accettato di sottoporsi alla visita.
Ora le difese hanno 20 giorni di tempo per studiare le carte e replicare. Ma poi il percorso fisiologico del procedimento porta alla doppia opzione da parte della Procura: o richiesta di rinvio a giudizio o richiesta di archiviazione. Una volta avanzata, la decisione spetta al Giudice per le indagini preliminari che con una ordinanza decide se ritenga le prove e gli indizi sufficienti a una prognosi di condanna e in quel caso manda a giudizio l’indagato, nel caso non li ritenga tali può respingere la richiesta e pronunciare sentenza di non luogo a procedere. La Procura di Pavia è orientata a chiedere il rinvio a giudizio per Andrea Sempio con l’accusa di omicidio volontario aggravato.
COSA È CAMBIATO RISPETTO ALL’EPOCA DEL PROCESSO STASI
A differenza di allora, quando il Gip per rinviare a giudizio doveva valutare sommariamente se indizi o prove raccolti dal Pm fossero sufficienti a sostenere l’accusa in giudizio, senza formulare alcuna prognosi di condanna, oggi, da dopo la riforma Cartabia (2022), il giudice per le indagini preliminari deve porre un filtro rafforzato e può rinviare a giudizio solo se ritiene che quanto raccolto porti a una ragionevole presunzione di condanna, diversamente o chiede un supplemento di indagini su aspetti specifici o proscioglie per non luogo a procedere. Corre voce che in caso di rinvio a giudizio Sempio possa chiedere, come aveva già fatto Stasi all’epoca, il rito abbreviato per essere giudicato allo stato degli atti, cosa che garantisce lo sconto automatico di un terzo della pena (nel caso di ergastolo, 30 anni). Dalla riforma Salvini del 2019 non è più possibile chiedere l’abbreviato per delitti che punibili nel massimo con l’ergastolo (il caso dell’omicidio aggravato), ma Sempio, se gli capitasse, potrebbe farlo, perché il delitto è avvenuto prima della riforma del 2019 e in questi casi si applica sempre la pena più favorevole al reo.
COME PUÒ EVOLVERE LA VICENDA STASI
Potrebbe, ma deve venire avanzata e accolta la richiesta, aprirsi la strada a un giudizio di revisione, che non è un quarto grado di giudizio ma una situazione eccezionale, che si verifica quando emerga una nuova prova che scagiona un condannato definitivo, per esempio quando in un processo diverso si pronuncia una sentenza definitiva incompatibile con un’altra, ma può accadere anche in altri casi, quando per esempio in un altro processo emerge una prova incontrovertibile che contraddice una sentenza già pronunciata: è il caso della testimonianza del collaboratore di giustizia Spatuzza che nel 2008 rivelò, con tutti i riscontri del caso, di essere stato l’autore del furto dell’auto caricata con l’esplosivo a via d’Amelio, cosa che smentì definitivamente l’autoaccusa del cosiddetto “falso pentito” Vincenzo Scarantino che aveva confessato quel furto.
I difensori di Stasi hanno già più volte in passato percorso la strada dell’istanza di revisione senza ottenerla, ma questa volta ci stanno lavorando di nuovo con un nuovo elemento.
LE CONTROANALISI FANTASMA
Sul nuovo elemento misterioso, si concentra l’attenzione della procura e dei difensori di Stasi: si tratterebbe della presenza nella documentazione consegnata alla Procura il 6 novembre, a indagini già riaperte, di una doppia controanalisi negativa, rintracciata nei dati grezzi «raw data» prodotti direttamente dallo strumento nel corso delle analisi di laboratorio dei Ris, il 20 settembre 2007, e avrebbe smentito quella del giorno prima che aveva ricondotto positivamente, con un elevatissima corrispondenza, il Dna «altamente cellulato» sui pedali della bicicletta Dei della famiglia Stasi a Chiara Poggi. Solo che, a quanto pare, quelle che i consulenti della Procura e della difesa di Stasi leggono come controanalisi, e che nel caso fosse come dicono avrebbero potuto far vacillare una delle prove arrivate fino in Cassazione a carico di Stasi, non sarebbero mai state trasmesse alla Procura di Vigevano all’epoca competente sul caso e mai sarebbero confluite in alcuno degli atti del primo processo.
I difensori di Stasi, che chiedono comprensibilmente piena chiarezza su questo elemento dalla misteriosa storia su cui si affollano molte domande, sono convinti che questo dettaglio, che dettaglio non è, possa essere la nuova prova decisiva a far passare l’istanza di revisione. A questo proposito il Procuratore di Pavia Fabio Napoleone ha però precisato che: «Nessuna richiesta finalizzata alla formulazione di una proposta di revisione della sentenza di condanna di Alberto Stasi è mai stata rivolta al Procuratore Generale, la quale è stata e sarà tenuta informata in relazione a ogni aspetto ritenuto di interesse».
A guidare la procura generale di Milano presso la Corte d’Appello di Milano, competente per dare parere su una istanza di revisione, è Francesca Nanni, la stessa che da Pg di Cagliari ha dato parere favorevole alla revisione del pastore sardo Beniamino Zuncheddu, che poi ha portato alla scarcerazione, e contrario, da Pg di Milano, a quello per la strage di Erba, per il quale l’istanza di revisione è stata respinta.
EX PROCURATORE VENDITTI, NESSUNA CORRUZIONE
Sempre a Brescia, intanto, il 17 settembre scorso è stata archiviata l’indagine a carico dell’ex Procuratore di Pavia Mario Venditti: le indagini per quanto ampie non hanno infatti restituito nulla che potesse avvalorare ipotesi di corruzione dell’ex procuratore da parte del padre di Sempio, che rimane indagato per un biglietto che riporta una cifra che potrebbe ricondurre a ricostruzioni alternative che il Gip ha ipotizzato come accordi collocati a livello di polizia giudiziaria o come un millantato credito ai danni della famiglia Sempio.
CHE COSA DOBBIAMO ATTENDERCI PER SEMPIO
Qualora ci fosse un rinvio a giudizio dobbiamo attenderci un processo indiziario, come spesso sono gli omicidi, con elevato contrasto di perizie tecnico-scientifiche e di conclusioni contrapposte tra le parti (la famiglia Poggi e i suoi legali sono convinti della ricostruzione del primo processo e che le novità non possano scalfirla), da intersecare con la difficoltà di una sentenza definitiva già passata in giudicato, esito di altre consulenze contrapposte che hanno prodotto cinque sentenze, di diverso segno, prima di giungere a un esito definitivo. Una risposta giudiziaria che ora potrebbe essere messa in discussione, ma che, in ogni caso, ha sofferto di errori iniziali nella gestione della scena del delitto e nell’immediatezza dei fatti, che ha evidenziato lacune non sanate e forse non sanabili.
A complicare un quadro già complicatissimo il lungo tempo trascorso e la fortissima interferenza del decennale processo parallelo sui media che potrebbe avere inquinato la genuinità del ricordo dei testimoni e le tracce lasciate nelle cose, a distanza di 19 anni dagli eventi.
Al netto delle ipotetiche controanalisi rimaste nel cassetto, su cui sarà necessario approfondire per esplorare eventuali profili penali, sul resto sarà battaglia: per ogni nuova traccia rilevata nel nuovo procedimento occorrerà comunque dimostrare aula oltre ogni ragionevole dubbio che Andrea Sempio non possa averla lasciata in un momento diverso dal delitto frequentando la casa.
Facile immaginare che la contrapposizione inizierà già dalle questioni preliminari e dai tanti problemi procedurali che potrebbero sorgere. Qualora una istanza di revisione per Stasi fosse accolta e andasse a buon fine prima di una eventuale condanna definitiva di Sempio, potrebbe ancora verificarsi anche l’ipotesi che il delitto di Garlasco resti insoluto, nel caso in cui Sempio uscisse assolto da un eventuale processo.
CHE COSA SI PUÒ IMPARARE DAL CASO GARLASCO
Al netto delle controanalisi fantasma, che potranno aprire altre ulteriori riflessioni, il delitto di Garlasco è un fatto inusitatamente grave avvenuto in pieno agosto in un paesino di Provincia, per cui era competente territorialmente una Procura molto piccola, Vigevano, in seguito soppressa proprio per le sue dimensioni e ha mostrato le difficoltà che possono verificarsi nella sproporzione tra dimensione degli uffici e dimensione dei casi. Una gestione poco esperta della scena del delitto a livello locale, su cui in prima istanza erano intervenuti due carabinieri, prima da soli poi con il Pm di turno, del luogo e solo in un secondo tempo i Ris, ha prodotto alla prima indagine su Garlasco inquinamenti e lacune difficilmente rimediabili. Questa esperienza mostra che un po’ come gli ospedali anche uffici giudiziari troppo esili rischiano di non avere le risorse, l’esperienza, la casistica, per indagare su casi molto complessi che potrebbero verificarsi nel loro territorio: ma mentre un ospedale può sempre inviare un caso altrove, la competenza territoriale di un Tribunale è fissata per legge. Questo dovrebbe far riflettere sull’opportunità di riaprire piccoli uffici giudiziari già soppressi con la revisione del 2012, come per ragioni di consenso politico si cerca di fare.











