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Il denaro entra nelle nostre vite molto prima che impariamo davvero a gestirlo. Lo vediamo circolare, lo riceviamo, lo spendiamo. Da bambini c’è il salvadanaio, poi arrivano la paghetta, le prime carte, lo smartphone, gli acquisti online. Ma quanto sappiamo davvero di ciò che c’è dietro una scelta economica?
È da questa domanda che parte una nuova puntata di “Aziende di Valore – Il bene che lavora”, il podcast di Famiglia Cristiana dedicato alle imprese che producono valore non soltanto economico, ma anche sociale e umano. Al centro dell’episodio c’è l’educazione finanziaria e, in particolare, la collaborazione tra BPER Banca e FEduF, Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio.
A confrontarsi sono Giovanna Zacchi, Responsabile ESG Strategy di BPER Banca, e Giovanna Boggio Robutti, Direttrice di FEduF. Una conversazione che parte da una convinzione semplice: sapere come funziona il denaro non è una competenza riservata a chi si occupa di finanza. È una forma di cittadinanza.


Dal salvadanaio allo smartphone
«L’educazione finanziaria deve diventare una parte delle competenze che noi abbiamo come cittadini», spiega Boggio Robutti nel podcast. Non si tratta soltanto di conoscere strumenti, prodotti o mercati, ma di imparare a gestire le proprie risorse in modo consapevole, lungo tutto l’arco della vita.
La sfida comincia prestissimo. Un bambino oggi cresce in un mondo nel quale il denaro è sempre più dematerializzato: non lo vede quasi più passare di mano, ma lo incontra attraverso carte, telefoni, orologi e applicazioni. Il rischio, osserva Boggio Robutti, è perdere di vista il rapporto fra denaro, lavoro, tempo e fatica.
Per questo l’educazione finanziaria può iniziare già dalla scuola primaria, partendo dalle esperienze quotidiane: il risparmio, le spese, il modo in cui il denaro circola dentro una comunità. Crescendo cambiano gli argomenti: il piccolo budget personale, i pagamenti digitali, le prime responsabilità, fino ad arrivare alla previdenza e alla progettazione del futuro.


Perché una banca investe nell’educazione finanziaria?
Per BPER l’educazione finanziaria è parte della strategia di sostenibilità e rappresenta, spiega Zacchi, un investimento nella capacità delle persone di gestire in modo più consapevole le proprie risorse.
La logica non è quella della semplice informazione commerciale. L’obiettivo dichiarato è ridurre i divari di conoscenza e costruire relazioni più mature tra persone, territorio e istituzioni finanziarie. «Non dobbiamo più gestire un rapporto con un cliente, ma dobbiamo gestire una relazione», racconta Zacchi.
Nel 2025 BPER ha raggiunto quasi 125 mila persone attraverso attività di informazione e formazione. Un pubblico composto non soltanto da studenti, ma anche da docenti, adulti e persone considerate più vulnerabili.
La scuola come palestra per il futuro
È soprattutto nelle scuole che la collaborazione con FEduF trova uno dei suoi principali terreni di lavoro. I percorsi cambiano con l’età e cercano di partire dalle domande concrete dei ragazzi.
Uno dei progetti citati nella puntata è “Che Impresa Ragazzi!”, nel quale gli studenti sono accompagnati anche da dipendenti BPER che diventano tutor. Il rapporto diretto con i ragazzi, spiega Zacchi, permette alla banca non soltanto di portare conoscenze, ma anche di ascoltare e capire come cambiano bisogni, linguaggi e comportamenti delle nuove generazioni.
È un aspetto importante perché l’educazione finanziaria non funziona soltanto quando trasferisce nozioni. Deve riuscire a trasformare la conoscenza in comportamenti.
E proprio per questo il lavoro di FEduF punta su una relazione diretta con bambini, adolescenti e adulti. La Fondazione, racconta Boggio Robutti, raggiunge circa 60 mila persone, soprattutto giovani, attraverso incontri in presenza e attività digitali.
Quando il denaro diventa anche una questione di fragilità
Educare al denaro significa anche prevenire alcuni rischi. Nel podcast vengono affrontati temi come il gioco d’azzardo, l’uso consapevole dei pagamenti digitali e la necessità di distinguere tra ciò che serve davvero e ciò che semplicemente desideriamo acquistare.
C’è poi una dimensione meno visibile, ma decisiva: quella della violenza economica. BPER ha sviluppato negli ultimi anni percorsi rivolti alle donne, nati anche dall’esperienza maturata insieme ad associazioni che si occupano di violenza. Possedere competenze economiche può diventare così anche uno strumento di autonomia e di protezione.
Il digitale, invece, non viene letto soltanto come una minaccia. Un pagamento effettuato attraverso un’app può lasciare una traccia e aiutare anche i più giovani a vedere con maggiore chiarezza quanto entra e quanto esce. Il problema, osserva Boggio Robutti, è piuttosto comprendere il valore di ciò che si compra e ricordare che il costo di un oggetto non coincide necessariamente con il suo valore.
Imparare a scegliere
Alla fine, educazione finanziaria significa anche imparare a darsi delle regole. Sapere quanto si può spendere, distinguere tra necessità e desideri, conoscere le conseguenze di un prestito, comprendere un contratto, pianificare il futuro.
«Il rispetto» è la parola che Boggio Robutti individua come una possibile sintesi: rispetto del denaro, che è una risorsa limitata, ma anche rispetto degli accordi e delle regole che governano una relazione economica.


È forse questo il punto più interessante della conversazione tra BPER e FEduF: educare al denaro non significa insegnare soltanto a far quadrare un bilancio. Significa fornire alle persone strumenti per non subire le proprie scelte economiche, ma comprenderle. Perché dietro ogni cifra ci sono tempo, lavoro, responsabilità e, spesso, un progetto di vita.
È il tema della nuova puntata di “Aziende di Valore – Il bene che lavora”, disponibile sulle piattaforme podcast di Famiglia Cristiana.
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