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Davanti al grave aumento della criminalità minorile rischiamo di dire cose giuste ma alquanto generiche. Invece la drammaticità dei corpi feriti, anche mortalmente, e di quei moti delle mani che percuotono e infilano le lame nelle carne di altri giovani vuole risposte concrete. La analisi servono a prepararle, ma non bastano e renderle effettive come il male cui devono rispondere. Contro un clima di dimissione che aleggia nelle istituzioni, bisogna opporre subito interventi radicali a favore della scuola, quindi dell'insegnamento, della formazione delle classi, della preparazione dei docenti, dell’edilizia.


Di fronte a una lunga trascuratezza dei servizi di prevenzione, sociali e sanitari, serve una drastica svolta della politica e un rinnovato impulso dei cittadini, come quello che portò allo smantellamento dei manicomi. Davanti a un allentamento del giudizio sulle droghe cosiddette “ leggere” occorre un risveglio delle famiglie e del costume. Quando si propugnano atteggiamenti ostili verso i giovani immigrati, si coltiva il terreno per la loro emarginazione e il loro sbandamento. E quando si incrementa la speculazione edilizia a favore dei più abbienti, spingendo le periferie al degrado e alla mancanza di servizi, ci si dimostra ciechi: mentre cala la criminalità in generale, cresce in un anno del centocinquanta per cento quella minorile.
Sì, serve la certezza delle pene; servono luoghi di contenimento e rieducazione. Insieme alla tutela dei diritti giova la loro connessione con i doveri e le responsabilità: ciò che può venire da tutte le sedi di educazione e insieme dall'esempio di correttezza e onestà di chi svolge funzioni pubbliche.


Lo so, è più facile dire che bisogna punire severamente, che i tribunali e la polizia vanno rafforzati: ed è vero. Ma basta solo in parte. Le bande dei latinos, ad esempio, richiedono penetranti e severissimi interventi; anch’esse tuttavia rialzano la testa nei momenti e nei contesti degradati.
Non mentiamo a noi stessi. Potremmo respingere il dubbio che ci sia qualche connessione tra la fuga dei giovani all'estero, il livello dei suicidi giovanili, la disaffezione delle leve più recenti rispetto alla politica e ai partiti? Non basta dire che forse, sì, non siamo più tanto un Paese per giovani.







