“Basta dare soldi ai partiti”. Non si stanca di ripeterlo Mauro Lusetti, presidente del colosso della Legacoop. Non si sogna nemmeno di nascondere la testa sotto la sabbia in seguito alle recenti inchieste che stanno scoprendo delle falle anche nel mondo della cooperazione.
Lei sta dicendo che è necessaria l’autonomia dai partiti, da tutti i partiti?
“Sì, assolutamente, è un tema che va affrontato e un percorso che il mondo della cooperazione ha già avviato. Non ho nessun problema a dichiarare che io stesso non ho tessere. Sul piano personale è una questione di sensibilità e di scelta, ma in quanto cooperative questo rapporto va tagliato di netto, anche se legale e trasparente, perché ci mette in seria difficoltà”.
Il  mondo della cooperazione è coinvolto in diverse inchieste di corruzione. Da Mafia capitale all’inchiesta Aemilia sino all’ultima vicenda, quella di Ischia. Cosa sta succedendo? “Succede purtroppo una cosa drammatica. Noi viviamo in un paese che è tra i più corrotti: la corruzione attraversa tutta la società e quindi anche il nostro mondo, quello della cooperazione, non ne è esente. Anzi, noi per questo paghiamo due volte, perché le persone  si aspettano di più. Di fronte a queste accuse potrei dire che il mondo della cooperazione comprende 12 milioni di soci e produce il 10% del Pil. Ma non mi tiro indietro e dico che non possiamo fermarci”.
A Bologna avete marciato insieme a Libera e avete annunciato delle nuove regole…
“Noi abbiamo già preso delle misure importanti. In primo luogo abbiamo limitato i mandati della dirigenza e avviato il ricambio generazionale, poi abbiamo introdotto dei consiglieri indipendenti nei consigli di amministrazione, per garantire una maggiore trasparenza. Ma soprattutto dobbiamo tornare a quello che diceva il nostro compianto ex presidente, il grande Ivano Barberini”.
E cioè?
“Barberini ci ripeteva: “Eleggete i migliori ma poi controllateli come fossero i peggiori”. I soci devono assumersi la responsabilità della condivisione e del controllo e noi adesso dobbiamo lavorare per garantire loro questo diritto dovere”.