Non avanza ipotesi su quanto successo ai subacquei morti alle Maldive. «Non stando lì si possono fare solo congetture che non servono». Marco Dori, course director dell’agenzia didattica PSS Worldwide, una delle migliori al mondo, ricorda che, però, «quella era una immersione tecnica, niente a che vedere con la subacquea ricreativa che è quella che coinvolge la stragrande maggioranza delle persone».

Marco Dori a bordo del gommone per portarsi sul luogo dell'immersione

Si corrono rischi anche in quelle ricreative, però?

«Quella ricreativa è una subacquea che si svolge entro dei limiti definiti da normative ISO a livello mondiale. Si tratta di normative consolidate proprio per tutelare al meglio le decine di migliaia di persone che anche in questo momento si stanno immergendo in tutto il mondo. I limiti sono pensati per rendere le immersioni sicure e divertenti. Pensiamo che l’età minima per iniziare la subacquea è di 8 anni, quindi è considerata un’attività assolutamente tranquilla, sicura, divertente per tutti».

Quali sono questi limiti?

«Innanzitutto di profondità. I brevetti ricreativi arrivano al massimo a 40 metri, oltre le immersioni sono considerate tecniche. Esistono delle tabelle che mettono in relazione il tempo di immersione con la profondità. Più si scende e meno minuti si può rimanere a quella quota. Questo per ridurre l’azoto accumulato. Se si resta nella cosiddetta curva di sicurezza, in qualunque momento si vuole interrompere l’immersione, perché si ha caldo, freddo, fame, o altro, si può agevolmente risalire in superficie senza dover fare le tappe di decompressione obbligatorie per smaltire l’azoto perché questo non si è accumulato».

Di cos’altro bisogna tener conto?

«Quelli più importanti sono le condizioni ambientali accettabili. Ci sono degli standard che impongono di immergersi solo se non ci sono correnti forti, onde alte e se c’è una ottima visibilità».

Bisogna avere dei brevetti per immergersi?

«Sì. E questi variano a seconda della profondità. Il primissimo livello consente di immergersi fino a 12 metri poi fino a 18, poi 30, poi 40. Inoltre ci sono tanti brevetti per delle specialità: immersioni attorno ai relitti, immersioni in grotta immersioni, immersioni con miscele diverse, ricerca di oggetti sott’acqua, brevetti di salvataggio di altre persone. Ogni brevetto ha delle regole ben definite a livello mondiale».

Cosa deve fare una persona che vuole iniziare?

«Per chi non ha un brevetto si può fare il cosiddetto “battesimo del mare”, cioè una prima immersione svolta a pochi metri di profondità, seguiti da un istruttore subacqueo che scende in un rapporto uno a uno con la persona che fa questa esperienza. E poi proseguire con un corso. Ovviamente l’istruttore deve essere certificato. È importante scegliere agenzie didattiche che facciano parte di circuiti internazionali per essere certi di seguire gli standard di sicurezza»

Uno dei momenti del corso di subacquea con le esercitazioni in piscina

Come si controlla se l’istruttore ha i requisiti?

«Esiste un patentino. I brevetti sono o digitali o in tessera plastificata. Entrambi hanno un codice che si può verificare».

Cosa si insegna ai corsi?

«L’obiettivo principale, soprattutto del primo corso dei 12 metri, è quello di imparare a immergersi in tranquillità e sicurezza. Si insegna a risolvere sott’acqua delle piccole cose che possono tornarci utili, come ripulire la maschera che si è appannata, condividere l’erogatore con un compagno di immersione, affrontare un crampo. Sono cose che servono a godersi l’immersione. Ricordo anche che, dal punto di vista normativo, la subacquea non è considerata una disciplina sportiva ma ricreativa e per questo, posto che è sempre raccomandabile avere buone condizioni di salute, non viene richiesto un certificato medico. E questa la dice lunga sul fatto che non viene considerata pericolosa. Ovviamente poi ogni istruttore può decidere di superare verso l’alto questo standard e dunque di richiedere una relazione medica a quanti si iscrivono al suo corso».

In Italia si è abbastanza sicuri. Se si va all’estero a cosa bisogna stare attenti?

«Bisogna scegliere dei centri di immersione che aderiscono a organizzazioni subacquee internazionalmente riconosciute. In particolare, il mio consiglio è di scegliere chi aderisce al Wrstc (World Recreational Scuba Training Council) che è l'organizzazione globale che stabilisce gli standard minimi di sicurezza e di addestramento per l'attività subacquea ricreativa nel mondo. Il Rstc (Recreational Scuba Training Council) indica i singoli consigli regionali o nazionali affiliati al Wrstc che raggruppa le agenzie didattiche più importanti. Questo dà la garanzia che i centri di immersione che vi fanno parte rispettino le normative internazionali e tutelano la sicurezza dei subacquei che si immergono».

Una volta ottenuto il brevetto come scegliere il diving per svolgere l’immersione?

«Sui siti delle agenzie didattiche ci sono le mappe con i diving certificati. Mai affidarsi a diving improvvisati».

La pratica della subacquea è in crescita?

«Attorno agli anni Ottanta c’è stata un’esplosione. Oggi in Europa si è piuttosto stabili, mentre in Asia la passione sta esplodendo in maniera vertiginosa».