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Il filo spinato che già 10 anni fa circondava il villaggio Hable (Kalkilya) in Cisgiordania
Tra gennaio 2023 e aprile 2026, circa 5.910 palestinesi appartenenti a 117 comunità prevalentemente beduine e di pastori sono stati sfollati forzatamente, attraverso ripetute incursioni armate, pestaggi, minacce, vessazioni e attacchi sistematici ai loro mezzi di sussistenza. È quanto emerge dal report Cancellare ogni traccia palestinese la pulizia etnica israeliana delle comunità di beduini e pastori della Cisgiordania appena pubblicato da Amnesty International. «Da quando è salito al potere nel dicembre 2022, il 37° governo israeliano ha accelerato le misure per formalizzare l'annessione dell’Area C della Cisgiordania occupata attraverso una brutale campagna di pulizia etnica che prende di mira le comunità beduine e di pastori palestinesi. Nel perseguimento dei suoi obiettivi, Israele ha commesso il crimine di guerra di trasferimento illegale e il crimine contro l'umanità di trasferimento forzato», si legge nel report.
Per Amnesty la campagna di pulizia etnica di Israele «non è il prodotto di coloni "estremisti" o di ministri del governo, bensì una politica statale sostenuta e deliberata che tratta la Cisgiordania come parte integrante di Israele, volta a sfollare le persone palestinesi espandendo al contempo il controllo israeliano a loro spese». Riporta sempre Amnesty: «I coloni sono stati armati, finanziati, incoraggiati e protetti dalla responsabilità dallo Stato israeliano. Le autorità israeliane hanno accelerato le appropriazioni di terre, facilitato l'espansione degli insediamenti, consentito la moltiplicazione degli avamposti, aumentato i finanziamenti e le infrastrutture per insediamenti e avamposti e modificato la governance nell’Area C, consolidando ulteriormente decenni di apartheid e occupazione illegale».


Da troppo tempo – oltre 56 anni di occupazione militare e 16 anni di blocco di Gaza – il Territorio Palestinese Occupato si trova ad affrontare una prolungata crisi politica e di protezione in cui, denuncia anche l’Onu, il mancato rispetto del diritto internazionale umanitario e le ricorrenti escalation delle ostilità e le divisioni interne palestinesi non fanno che peggiorare la situazione.
A breve proprio la Commissione internazionale indipendente d'inchiesta delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati pubblicherà uno studio che conferma come gli attacchi dei coloni contro i palestinesi continuino ad aumentare.
Per l’Onu i civili palestinesi sono «sistematicamente e deliberatamente» sottoposti a gravi violazioni dei diritti umani da parte di tutte le parti, intrappolati tra le forze israeliane e i coloni da un lato e il regime, basato sulla paura, di Hamas dall'altro. «La violenza perpetrata dai coloni è la diretta conseguenza delle politiche israeliane che sostengono, consentono e proteggono le loro azioni, mentre le forze affiliate ad Hamas hanno sfruttato il vuoto creato dagli incessanti attacchi israeliani e dalla diffusa distruzione di Gaza», spiega il presidente della Commissione, Srinivasan Muralidhar.
Per la Commissione indipendente la violenza dei coloni in Cisgiordania «funge da strumento per l'attuazione della politica dello Stato israeliano», con gli stessi obiettivi, tra cui mantenere l'occupazione illegale, il consolidamento degli insediamenti israeliani illegali, l'annessione di territori palestinesi e lo sfollamento dei palestinesi dalle loro terre.


A Gaza, la Commissione ha identificato 249 casi di esecuzioni e gravi violenze fisiche nel periodo 2024-2025, che hanno causato almeno 108 morti e 384 feriti. La Commissione ha constatato che le forze affiliate ad Hamas sono state coinvolte in almeno 60 di questi episodi, tra cui le esecuzioni pubbliche di 11 uomini. «Tali atti costituiscono crimini di guerra, quali omicidio e tortura, e violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani», conferma la Commissione. Una denuncia che non può lasciarci indifferenti: la Cisgiordania oggi è la tomba dell’umanità e del diritto internazionale.









