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Due iraniani passano davanti a un grande cartellone anti-Usa a Teheran.
La tensione è alle stelle in Medio Oriente. Fra Washington e Teheran il livello dello scontro è di nuovo altissimo e le ultime pesanti dichiarazioni da entrambe le parti preoccupano e tengono la comunità internazionale con il fiato sospeso.
Donald Trump è tornato a valutare la possibilità di un attacco all'Iran dopo i mancati progressi nelle discussioni preliminari sulla limitazione del programma nucleare del Paese e sulla produzione di missili balistici. Il presidente Usa ha lanciato un duro ultimatum al regime di Teheran, intimando che una potente armata sta facendo rotta verso l’Iran. «È una flotta più grande di quella inviata in Venezuela, guidata dalla grande portaerei Abraham Lincoln. Come nel caso del Venezuela, è pronta e in grado di compiere rapidamente la sua missione, con rapidità e violenza, se necessario». Se Teheran non accetta al più presto di sedersi al tavolo e negoziare «un accordo equo e giusto» sul nucleare, ha sottolineato Trump, «il prossimo attacco sarà molto peggio» di quello sferrato a giugno del 2025. Dal canto Teheran non cede e replica a sua volta minacciando una risposta senza precedenti, in caso di attacco Usa, e affermando che l’Iran colpirà Israele.
La comunità internazionale è in allarme per la pericolosa escalation dello scontro fra usa e Iran e per le conseguenze di un possibile intervento militare degli Usa. La Cina ha messo in guardia gli Stati Uniti da quello che definisce «avventurismo militare». Anche la Russia – che insieme a Pechino è stretto alleato di Teheran - ha chiesto moderazione a Washington. Il presidente turco Erdogan è sceso in campo a livello diplomatico proponendo un vertice trilaterale fra Stati Uniti, Iran e Turchia, che possa scongiurare una pericolosa escalation militare.
Intanto, oggi nella riunione dei ministri degli Esteri dell'Unione Europea a Bruxelles si parla di guerra in Ucraina, di crisi a Gaza e in Siria; ma soprattutto sono in discussione nuove sanzioni contro l’Iran a seguito della violenta repressione messa in campo dalle autorità del Paese contro le proteste antigovernative. Sul tavolo c’è l’inserimento del potente Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche iraniane – i Pasdran - nella lista delle organizzazioni terroristiche, «sullo stesso piano di Al Qaeda, Hamas, Daesh», ha affermato, prima della riunione dei ministri, l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue Kaja Kallas. «Se agisci come un terrorista, dovresti anche essere trattato come un terrorista», ha detto Kallas.
Una decisione sulla quale da parte dei Paesi Ue c’è una grande convergenza, ha commentato Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani. Il ministro degli Esteri francese, Jean-Noel Barrot, ha dichiarato: «In Iran, la repressione che si è abbattuta sulla rivolta pacifica del popolo iraniano non può restare senza risposta. Il coraggio degli iraniani non può restare vano. E' per questo motivo che oggi adotteremo sanzioni europee nei confronti dei responsabili di questa repressione».
L’elenco dei soggetti terroristici dell’Ue è nato dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, come risposta dell’Unione europea al terrorismo. Essere inseriti nell’elenco – che comprende persone singole, gruppi o entità – significa essere raggiunti da una serie di sanzioni da parte dei Paesi Ue. Ad oggi la lista, che viene periodicamente rivista, comprende 13 persone e 22 gruppi o entità, attivi sia all’interno che all’esterno dell’Unione.
La grande, inedita rivolta popolare che, dallo scorso 28 dicembre, ha infiammato Teheran – partendo dal grande bazar e dai piccoli commercianti della capitale – e poi il resto del Paese portando cittadini di ogni età - soprattutto giovani - ed estrazione sociale a scendere per le strade, protestare e chiedere la caduta del regime degli ayatollah, è stata repressa nel sangue, con una brutalità inaudita. Per le strade non si manifesta più, ma questo non significa che la protesta e il dissenso siano stati soffocati, in un Paese, fra l’altro, in cui la grande maggioranza della popolazione è molto giovane, informata e chiede un radicale cambiamento.
Le organizzazioni a difesa dei diritti umani e gli attivisti fuori dall’Iran non smettono di documentare e denunciare le gravi violazioni perpetrate dal regime. Come sottolinea Human rights activists news agency (Hrana) – l’agenzia di di informazione espressione dell’organizzazione non governativa Human rights activists in Iran - nonostante la fase delle proteste per le strade sia ormai terminata, la repressione e le ritorsioni non si sono fermate. I dati ad oggi evidenziano che gli arresti continuano, spesso accompagnati dalla mancanza di informazioni sui detenuti - su dove si trovano rinchiusi, sui trasferimenti - e dalle pressioni sulle loro famiglie.
Secondo i dati elaborati ed emanati da Hrana, al 32esimo giorno di proteste i decessi totali confermati sono 6.373. Di questi, 5.993 erano manifestanti, 113 erano minori di 18 anni, 214 forze affiliate al Governo, 53 civili non manifestanti. Il numero totale degli arresti è 42.486.



