Damasco compie un passo importante verso lo smantellamento dell’eredità più drammatica della sanguinosa guerra civile: la distruzione delle armi chimiche rimaste sul territorio siriano. Il processo, condotto sotto la verifica dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opcw), è stato accolto positivamente dalle Nazioni Unite, che vedono nella collaborazione delle nuove autorità siriane un’opportunità concreta per chiudere un dossier aperto da oltre un decennio.

La questione risale al 2013, quando la Siria aderì alla Convenzione sulle armi chimiche dopo l’attacco del 21 agosto con il gas sarin nell’area della Ghouta, presso Damasco. Morirono centinaia di persone. Quello stesso anno iniziò una prima operazione internazionale di distruzione delle armi dichiarate: sotto la supervisione dell’Opcw e con il sostegno dell’Onu furono disattivati e distrutti ordigni, testate e apparecchiature legate alla produzione chimica. Ma quella operazione non eliminò completamente il problema. Secondo l’Opcw, il precedente governo siriano non aveva dichiarato l’intera portata del proprio programma chimico. La caduta del regime di Bashar al-Assad, nel dicembre 2024, ha quindi aperto una nuova fase. Le nuove autorità siriane hanno avviato una collaborazione più stretta con gli ispettori internazionali, consentendo l’accesso a siti, documenti e materiali. All’inizio di quest’anno le autorità siriane hanno arrestato 18 sospetti per presunto coinvolgimento nel programma di armi chimiche di al-Assad, tra cui funzionari di alto livello in ambito militare, politico e tecnico.

Nel maggio 2026 una squadra dell’Opcw ha individuato anche armi e materiali chimici precedentemente non dichiarati. L’organizzazione ha definito la scoperta significativa e ha chiesto a Damasco di procedere alla dichiarazione e alla distruzione dei materiali sotto verifica internazionale. A luglio, l’Opcw ha approvato un piano dettagliato per verificare la distruzione di alcune categorie di armi chimiche nella struttura di Al Qutayfah, oltre ad accordi per la verifica di altri siti di stoccaggio. L’organizzazione ha inoltre riconosciuto i progressi compiuti dalla Siria nella cooperazione internazionale.

Per l’Onu, il significato dell’operazione va oltre la semplice eliminazione di arsenali. La presenza di residui chimici rappresenta ancora un rischio per la popolazione civile, per la stabilizzazione del Paese e per la sicurezza regionale. La loro distruzione, dunque, è considerata un passaggio essenziale per impedire che queste armi possano essere nuovamente utilizzate o finire nelle mani di gruppi armati.

Il percorso, tuttavia, è tutt’altro che concluso. L’Opcw deve ancora ricostruire l’intera dimensione del programma chimico siriano, verificare le dichiarazioni e garantire che ogni residuo venga eliminato. La collaborazione delle autorità di Damasco costituisce un segnale incoraggiante, ma la comunità internazionale dovrà continuare a vigilare affinché l’impegno si traduca nella completa e irreversibile distruzione dell’arsenale.