Una agonia durata 27 giorni. Sono solo 44 le persone sopravvissute a una delle più gravi tragedie consumatesi lungo la rotta Atlantica verso le Canarie. A bordo di un caicco sferzato dalle onde e senza acqua né viveri 128 migranti provenienti dal Gambia hanno tentato di raggiungere le isole spagnole. Ma a 120 chilometri dalla costa sud est di Gran Canaria, molti di loro sono caduti in mare. Quando i soccorsi sono arrivati a bordo restavano una quarantina di uomini e cinque cadaveri. Il mare agitato non ha permesso il recupero dei corpi, mentre tre superstiti più gravi sono stati trasportati all'ospedale Doctor Negrin di Gran Canaria. Gli altri 41 sono stati fatti sbarcare al porto di Arguineguin assistiti dalla Croce rossa e dalla Caritas.

Proprio in questo porto erano risuonate a giugno le parole di papa Leone oggi più che mai attuali: «Non basta gestire gli arrivi, distribuire cifre, rafforzare le frontiere o lamentare le morti quando sono già avvenute. Ogni barca che arriva non porta solo migranti; porta con sé una domanda: che mondo abbiamo costruito, se tanti fratelli devono rischiare la morte per cercare la vita?».

Papa Leone al porto di Arguineguin, l'11 giugno, getta una corona di fiori per i migranti morti in mare (via REUTERS)

E sono tante le morti, come denuncia Caya Suárez Ortega, segretaria generale di Cáritas Canarias: «Sono oltre 19.000 mila le persone morte dal 2020 nel tentativo di raggiungere le Isole Canarie. Una delle rotte più pericolose a causa delle forti correnti, dei venti alisei e delle basse temperature dell’acqua».

Caminando Fronteras, la ong che monitora le vittime sulle rotte migratorie fra l'Africa occidentale e l'Europa, aveva denunciato che nel 2025 erano state oltre tremila le persone decedute cercando di raggiungere le isole Canarie. Sull’ultimo naufragio ha riferito, invece, che «sono 83 persone, tra cui 3 donne e una bebé, morte nel naufragio», mentre nei primi otto mesi dell’anno gli arrivi complessivi sono stati 5.163, un 57 per cento in meno rispetto allo stesso periodo dello stesso anno. Nonostante i numeri in forte calo, però, resta il problema di come accogliere e accompagnare i migranti. Caya Suárez ricorda che la Caritas quest’anno ha seguito un due per cento di persone in più, in particolare per la ricerca di abitazioni e per ottenere i permessi necessari per lavorare. «Copriamo i bisogni essenziali, come il cibo, ma anche gli affitti delle case perché non diventino senza fissa dimora. Soprattutto per i più giovani il rischio di finire per strada è molto alto», dichiara la Suárez. Lo scorso anno 22.000 persone, il 56 per cento migranti, hanno ricevuto assistenza dalla Caritas.

E con i numeri degli sbarchi in calo, come dimostra anche l’ultima strage, non si fermano però i naufragi.

Proprio per questo il Papa, nel suo viaggio alle Canarie aveva chiesto di creare, per gli arrivi «vie legali e sicure, soccorso e assistenza, cooperazione reale contro i trafficanti, protezione effettiva delle vittime, processi seri di accoglienza e integrazione, e politiche che permettano a ogni persona di vivere con dignità nella propria terra. Se esiste il diritto di cercare rifugio quando la vita è minacciata, esiste anche il diritto di non dover migrare: il diritto di rimanere nella propria casa senza fame, senza guerra, senza persecuzioni, senza violenza, senza che la terra diventi inabitabile, senza che la corruzione rubi il pane ai poveri, senza che le armi distruggano il futuro dei bambini. Non possiamo abituarci a contare i morti».

Papa Leone ha più volte parlato espressamente di corridoi umanitari chiedendo di incrementare gli arrivi sicuri. In Italia, come Famiglia cristiana ha raccontato negli anni e come approfondirà nei prossimi mesi, sono attivi da dieci anni i protocolli firmati dalla Comunità di Sant’Egidio, dai ministeri degli Esteri e degli Interni, dalla Caritas, dalla Tavola valdese e dalla Federazione delle Chiese evangeliche, cui si sono aggiunti, nel tempo, anche altre organizzazioni.

Dal 29 febbraio 2016, quando atterrò a Fiumicino il primo volo con 97 profughi siriani dal Libano, a oggi con i corridoi umanitari sono arrivati in Italia poco più di 7.400 rifugiati in condizioni di vulnerabilità.