Alla vigilia del decimo anniversario del referendum che portò alla Brexit (l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea) cade un altro primo ministro britannico. È il sesto in dieci anni. L’instabilità politica provocata da quel referendum porta alle dimissioni di Keir Starmer, il quale aggiunge così il suo nome a quello di David Cameron, Theresa May, Boris Johnson, Liz Truss e Rishi Sunak.

Starmer, 63 anni, avvocato, leader laburista dal 2015 e trionfatore delle elezioni del 2024 (quando il duo partito conquistò 412 seggi su 650) non è riuscito a far tesoro di quel successo elettorale. Non ha fatto sognare i suoi concittadini e ha scontentato il partito.

Pochi lo definirebbero un uomo teatrale, ma la carriera politica di Keir Starmer ha seguito un percorso quasi shakespeariano: soli 11 anni per entrare in Parlamento, guidare il Partito Laburista verso una vittoria elettorale che molti ritenevano impossibile e poi, negli ultimi due anni, mandare tutto all’aria”, scrive oggi il Guardian.

Tra i suoi meriti c’è senz’altro l’impegno per riavvicinare il Regno Unito all’Unione europea, anche se Starmer non si è mai spinto a un ripensamento su Brexit.

Fiutata l’aria, preso atto del malcontento all’interno del governo e del Labour, stamattina Starmer ha annunciato la sua decisione: “La domanda che il mio partito si pone ora è se io sia la persona più adatta a guidarci alle prossime elezioni generali. Ho ascoltato la risposta del mio gruppo parlamentare a tale domanda. E accetto tale risposta con serenità”, ha detto.

“Ogni decisione che ho preso è stata dettata dal desiderio di mettere al primo posto il Paese che amo. Ecco perché mi dimetterò dalla carica di leader del Partito Laburista. Questa mattina ho parlato con Sua Maestà il Re per informarlo della mia decisione.

Chiederò al Comitato esecutivo nazionale del Partito Laburista di definire un calendario che preveda l’apertura delle candidature il 9 luglio e la loro chiusura entro la pausa estiva. In caso di competizione elettorale, ciò garantirà che il nuovo leader sia insediato prima della ripresa dei lavori parlamentari a settembre”.

Visibilmente commosso, Starmer ha ringraziato la sua “fantastica moglie, Vic” e ha detto di voler essere “il miglior papà possibile per i miei bellissimi figli”.

Almeno a Starmer è stata risparmiata una uscita di scena drammatica, epilogo di una “notte dai lunghi coltelli”, come in passato è avvenuto ad altri primi ministri (come Margaret Thatcher, ad esempio).

Andy Burnham
Andy Burnham
Andy Burnham

Il successore di Starmer c’è già. È Andy Burnham, 56 anni, già deputato e ministro, sindaco di Manchester, è stato rieletto parlamentare nelle elezioni suppletive di Makerfield del 18 giugno scorso.

Burnham, fin dalla prima dichiarazione dopo il trionfo alle urne, aveva affermato che "la politica britannica non funziona e il Paese non è dove dovrebbe essere", parlando di "una svolta" e allo stesso tempo di "un'ultima chance per un cambiamento" del suo partito prima che sia troppo tardi. Burnham non dovrebbe avere rivali per la leadership del partito e, di conseguenza, del governo. Wes Streeting, che a maggio si era dimesso da ministro della salute, ha assicurato il suo sostegno a Burnham.

Burnham è considerato una delle figure più influenti dell’ala moderata e pragmatica del Labour. Cresciuto in una famiglia cattolica di origine irlandese, Burnham ha frequentato scuole cattoliche e ha dichiarato che la dottrina sociale della Chiesa ha influenzato la sua visione politica. Oggi si definisce cattolico per educazione, ma non particolarmente religioso.