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Una collina bruciata dai roghi appiccati nei pressi del villaggio cristiano di Taybeh, in Cisgiordania.
Dalla Cisgiordania al Libano, i cristiani continuano a essere bersaglio di attacchi e violenze, con l’evidente obiettivo di costringerli ad abbandonare le loro case, le loro terre. In Cisgiordania, il villaggio di Taybeh – unica comunità interamente cristiana della Palestine, a 12 km a nordest di Ramallah - già da tempo sottoposto a continue pressioni, ha subìto un nuovo attacco da parte dei coloni israeliani, provenienti da insediamenti ebraici vicini.
Come ha raccontato, nella sua testimonianza rilanciata dal Sir, il parroco padre Bashar Fawadleh, sono stati appiccati deliberatamente dei roghi e diversi abitanti sono stati vittime di violenze fisiche, in più occasioni sono stati sparati colpi di arma da fuoco. «Questo episodio», ha detto il parroco, «si inserisce in un più ampio contesto di violenze e intimidazioni che continua a minacciare la sicurezza e il benessere degli abitanti di Taybeh».
A Tiro, nel sud del Libano, continuano i bombardamenti delle forze di difesa israeliane: anche il quartiere cristiano è stato attaccato. Tiro, antica città fenicia sulla costa, dal 1984 Patrimonio dell’umanità Unesco, è ridotta in macerie: nella città è stata ordinata l’evacuazione, per la prima volta anche del quartiere cristiano-maronita.


Edifici ridotti in macerie da un raid israeliano a Tiro, nel sud del Libano.
(REUTERS)La Ong Oxfam oggi ha lanciato una denuncia, sulla base dell’analisi dei dati forniti dalle Nazioni unite: negli ultimi 3 anni nella Cisgiordania occupata il numero di civili palestinesi uccisi dall’esercito israeliano e dai coloni ha superato il totale dei 17 anni precedenti, tra cui tantissimi bambini.
Dal 2023, ricorda Oxfam, in tutta la Cisgiordania sono stati sfollati con la forza oltre 46 mila palestinesi, un numero record, se si pensa che nei 14 anni precedenti erano stati 13 mila. Agli attacchi dei coloni si sono sommate sempre più demolizioni non solo di abitazioni, ma anche di condutture idriche, di ricoveri per animali, di frutteti e campi. Al momento in tutta la Cisgiordania (compresa Gerusalemme est) sono state costruite oltre 925 barriere e nuove recinzioni che limitano, in modo permanente o ciclico, la circolazione di oltre 3 milioni di palestinesi, portando un danno enorme all’economia e alla capacità di sussistenza. Si tratta di un aumento del 43% rispetto ai 20 anni precedenti, quando se ne contavano mediamente 647 in tutta la regione.
«In questo contesto», afferma Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia, «lanciamo un appello urgente perché si faccia tutta la pressione diplomatica necessaria su Israele per fermare il piano di annessione in corso, mettendo fine all’occupazione illegale della Cisgiordania (inclusa Gerusalemme est). È inoltre fondamentale che il Governo italiano intervenga per fermare il commercio con gli insediamenti illegali, accogliendo la proposta di legge presentata dai leader di Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, nata grazie all’impegno di una coalizione di 20 organizzazioni della società civile, tra cui Oxfam, permettendo all’Italia di allinearsi così con quanto richiesto da tempo dalla Corte Internazionale di Giustizia. Infine chiediamo al Governo di cambiare posizione a favore della sospensione dell’Accordo di Associazione Ue-Israele, fino a quando non saranno rispettati i diritti umani. Una pace giusta e sostenibile deve essere fondata sul diritto internazionale e sul diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese».







