Non accetta la tregua sul Libano. Nonostante il Pakistan avesse annunciato che il cessate il fuoco immediato riguardava anche il Paese dei cedri, il premier Benjamin Netanyahu ha dichiarato di non voler fermare le operazioni dell’Idf. Bombarda a tappeto a Sud, al Nord e su Beirut e provoca oltre 250 morti e migliaia di feriti. Dopo che il suo ufficio aveva diffuso una dichiarazione in cui «sostiene la decisione del presidente Trump», ma puntualizza che la tregua «non include il Libano» a differenza di quanto era stato annunciato nella notte su X da Shehbaz Sharif, premier del Pakistan, protagonista della mediazione tra Usa e Iran, Israele ha sferrato un durissimo attacco contro il suo confinante. Per il Libano deciso un giorno di lutto nazionale mentre il presidente Aoun denuncia il disprezzo per ogni norma internazionale e chiede alla popolazione di non uscire, anche se nessun quartiere è davvero al sicuro dalla furia israeliana. L’Iran, dal canto suo, ha fatto sapere che continuerà a colpire Israele se questi non cesserà le ostilità contro il Libano.

Intanto, in Italia richiamato l’ambasciatore israeliano dopo che l’esercito israeliano ha deliberatamente sparato contro un nostro blindato di Unifil. Nessun ferito, ma un’«azione irresponsabile», lo ha definito la premier Giorgia Meloni e una grave violazione della risoluzione 1701 che segue un’altra violazione già denunciata da Unifil da parte delle forze armate israeliane. La sera del 7 aprile, infatti, l’IDF ha trattenuto un peacekeeper di Unifil dopo aver bloccato un convoglio logistico. Il casco blu è stato rilasciato, in seguito a contatti diretti e immediati da parte del Capo Missione e Comandante della Forza di Unifil, generale Diodato Abagnara e l’ufficio di Collegamento Unifil, in meno di un’ora. L’episodio, però, è una palese violazione del diritto internazionale. Unifil chiede che «tutti gli attori rispettino pienamente lo status protetto dei peacekeeper delle Nazioni Unite e che si astengano dall'interferire in qualsiasi modo con la loro libertà di movimento». Nei giorni precedenti Unifil, in seguito ai ripetuti scontri nelle vicinanze delle postazioni Onu aveva anche esortato tutti a «deporre le armi e a lavorare seriamente verso un cessate il fuoco, poiché non esiste una soluzione militare a questo conflitto e prolungarlo causerà solo ulteriore morte e distruzione da entrambe le parti».

Il convoglio di aiuti fermato era stato organizzato dal nunzio apostolico in Libano, Paolo Borgia ed era scortato dai caschi blu francesi. Era diretto verso il villaggio cristiano di Debel, vicino al confine israeliano. Dopo alcuni spari, che non hanno causato né danni né feriti, il convoglio, fermato per più di due ore vicino alla città di Bint Jbeil, ha dovuto fare dietrofront.

«Ritenteremo certamente di fare altri convogli umanitari in maniera tale da poter portare alla gente la nostra presenza ed aiuti», ha dichiarato il nunzio al tg3 che era al seguito della missione. Intanto papa Leone, per mezzo del segretario di Stato Pietro Parolin, ha fatto avere al villaggio un messaggio di vicinanza «nelle drammatiche circostanze che state vivendo». Nello scrivere agli abitanti di Debel, il Papa «estende il suo messaggio di consolazione e di compassione a tutti i cristiani del Sud del Libano e a tutte le persone che soffrono le conseguenze della guerra» e auspica che, pur «in mezzo ai sentimenti di dolore, angoscia e lutto» possano «conoscere oggi nei vostri cuori una gioia più profonda: Gesù ha gloriosamente trionfato sulla morte. È una gioia che viene dal cielo e che nulla vi potrà strappare. Nella vostra sventura, nell'ingiustizia che subite, nel senso di abbandono che provate, siete vicinissimi a Gesù». Impartendo la benedizione e mandando gli auguri di Pasqua, il Pontefice li incoraggia: «Non perdetevi dunque d'animo! Nessuna delle vostre preghiere, nessuno dei vostri gesti di solidarietà, nessun sospiro di stanchezza che esprimete è perduto: Nostra Signora del Libano conserva tutto nel suo cuore e lo porta a suo Figlio».

Nella notte tra il 7 e l’8 aprile Israele ha effettuato oltre 20 raid aerei. Un continuo bombardamento che mette in crisi la fragile tregua tra Usa e Iran. Teheran ha già richiuso lo stretto di Hormuz.