PHOTO
Due storiche sentenze contro Meta e Google rischiano di cambiare per sempre la storia dei due colossi americani
A Los Angeles si è scritta una nuova pagina di storia giuridica: un tribunale ha condannato Meta e Google a risarcire una ventenne per 3 milioni di dollari. Secondo l'accusa, l'uso dei social le avrebbe causato forme di ansia e depressione dovute a una dipendenza paragonabile a quella del fumo o del gioco d'azzardo. Nella stessa causa, TikTok e Snapchat hanno invece evitato il processo raggiungendo un accordo economico extragiudiziario con la giovane.
A quasi 900 miglia di distanza, nella città di Santa Fé, New Mexico, è sempre Meta al centro di un processo storico. In questo caso, l'azione legale era stata promossa dallo Stato stesso, che accusava l'azienda di Mark Zuckerberg di aver dato maggior importanza al profitto rispetto che alla sicurezza dei più piccoli, esponendoli a contenuti inappropriati e ai rischi della rete. Per questo processo è arrivata una condanna molto più pesante: 375 milioni di dollari di risarcimento.


Sebbene le cifre rappresentino solo una minima frazione del valore di mercato di Meta (circa lo 0,00025% della sua capitalizzazione), il valore simbolico e giuridico è altissimo. Per la prima volta, infatti una giuria ha visionato documenti interni che proverebbero la consapevolezza delle aziende sui rischi per i minori, ed è stata validata la teoria secondo cui i social media possono essere considerati dei prodotti dannosi per la salute pubblica.
Meta ha già annunciato che ricorrerà in appello, ma la strada sembra tracciata. Molti osservatori paragonano quanto sta accadendo oggi a quanto avvenne alla fine del Novecento con le multinazionali del tabacco: un'ondata di cause legali che potrebbe costringere i giganti dei social a indennizzi miliardari e a regole molto più restrittive per operare sul mercato.









