È stato arrestato nel giorno del suo 66esimo compleanno l’ex principe Andrea Mountbatten-Windsor, secondogenito della regina Elisabetta II e fratello di Re Carlo III.

A riferirlo è BBC News, mentre la polizia britannica mantiene ufficialmente il riserbo sull’identità dell’uomo fermato, parlando di “un uomo sulla sessantina residente nel Norfolk” accusato di abuso d’ufficio.

In un comunicato, la Thames Valley Police ha spiegato che l’arresto rientra in un’indagine in corso e che sono state effettuate perquisizioni nel Berkshire e nel Norfolk. L’uomo resta attualmente in custodia cautelare. Le autorità hanno inoltre invitato i media alla prudenza, sottolineando che il procedimento è aperto e che pubblicazioni improprie potrebbero configurare oltraggio alla corte.

Il legame con il caso Epstein

Il nome di Andrea è da anni associato allo scandalo (qui la ricostruzione completa del caso) che ha coinvolto il finanziere statunitense Jeffrey Epstein, morto nel 2019 in carcere a New York. L’ex principe ha sempre respinto ogni accusa, ma la sua amicizia con Epstein e le frequentazioni documentate hanno provocato un danno reputazionale profondo e duraturo. Negli ultimi mesi la pressione era cresciuta ulteriormente anche dopo la pubblicazione delle memorie di Virginia Giuffre, una delle principali accusatrici nel caso Epstein. In ottobre, re Carlo III aveva revocato al fratello titoli e incarichi ufficiali, segnando una presa di distanza netta da parte della Corona nel tentativo di tutelare l’istituzione.

La reazione di re Carlo III

Il sovrano, alla notizia dell’arresto del fratello, di cui non è stato informato in anticipo, ha commentato seccamente la notizia: «La giustizia faccia il suo corso». Nel comunicato ufficiale, appoggiato anche da William e Kate, ha dichiarato: «Ho appreso con grande preoccupazione la notizia riguardante Andrew Mountbatten-Windsor e il sospetto di cattiva condotta nell’esercizio di un incarico pubblico. Ora seguirà l’intero e corretto iter previsto dalla legge, con le indagini condotte dalle autorità competenti. In questo processo, come ho già affermato in passato, avranno tutto il nostro sostegno e la nostra collaborazione. Voglio essere chiaro: la legge deve fare il suo corso. Finché l’indagine è in corso, non è opportuno da parte mia fare ulteriori commenti sulla vicenda. Nel frattempo, io e la mia famiglia continueremo a svolgere il nostro dovere e servizio verso tutti voi».

Una prova per la monarchia

L’arresto segna un passaggio senza precedenti nella storia recente della famiglia reale britannica. Già negli anni scorsi Andrea era stato costretto a ritirarsi dalla vita pubblica e a rinunciare ai patronati militari e civili. La vicenda riapre interrogativi profondi sul rapporto tra responsabilità personale e ruolo pubblico. In uno Stato di diritto resta fondamentale la presunzione di innocenza. Allo stesso tempo, la richiesta di trasparenza e verità da parte dell’opinione pubblica appare sempre più forte, anche – e forse soprattutto – quando a essere coinvolte sono figure di rilievo istituzionale. L’inchiesta è in corso. E con essa, ancora una volta, la monarchia britannica si trova a misurarsi con una delle sue stagioni più delicate.