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Sostenitori della Lista studentesca in festa davanti al palazzo del Parlamento a Belgrado.
Per la Serbia è arrivata l’ora del cambiamento. Il Paese balcanico volta pagina e guarda avanti, al futuro. Un futuro che oggi ha il volto degli studenti universitari, dei giovani serbi che hanno trasformato le proteste scoppiate a novembre del 2024 (dopo l’incidente alla stazione di Novi Sad nel quale sono rimaste uccise 16 persone) in un vasto movimento spontaneo e pacifico di opposizione, per denunciare la corruzione e rivendicare trasparenza, democrazia, giustizia, libertà. Nella notte tra domenica 25 e lunedì 26 ottobre, per le strade di Belgrado è esplosa la festa dopo l’annuncio dell’incredibile trionfo della Lista studentesca – scaturita proprio dal movimento di protesta - alle elezioni parlamentari anticipate.
A dare la notizia e riconoscere il risultato è stato il grande sconfitto, l’ex presidente Aleksandar Vučić, che si era dimesso dal suo secondo mandato per presentarsi come candidato premier alla guida della lista Serbia Unita. Una vittoria clamorosa, quella degli studenti, segnata da un’affluenza record ai seggi, che ha sfiorato il 70%: un livello di partecipazione e di entusiasmo che nel Paese non si vedeva da trent’anni e aveva già fatto presagire la volontà diffusa di rinnovamento.
Fin dalle prime ore del mattino lunghe file si erano formate fuori dai seggi, mentre saliva la tensione, legata alla paura di brogli e manipolazioni del voto, monitorato comunque da oltre 16mila osservatori, internazionali e nazionali, presenti sul territorio, affiancati dai rappresentanti di lista degli studenti. I serbi hanno decretato nell’urna la fine dell’era del nazionalista e conservatore Vucic, che ha guidato la Serbia per 14 anni, imprimendo una svolta sempre più autoritaria alla sua gestione politica.
La lista degli studenti ha ottenuto quasi il 52% dei voti, che conferirebbero 138 dei 250 seggi del Parlamento nazionale, contro il 39% ottenuto dalla lista di Vučić, che avrebbe 104 seggi.
La Lista studentesca è composta da 250 nomi, tra questi noti professionisti, medici, docenti universitari, economisti, artisti, musicisti, volti del cinema, del teatro, della cultura. Con una caratteristica che accomuna tutti: nessuno di loro ha avuto esperienze politiche dirette in precedenza. A guidare la lista è il dottor Ilija Srdanović, cardiologo, classe 1970, dal 2025 professore ordinario alla Facoltà di Medicina di Novi Sad e deciso sostenitore delle proteste degli studenti fin dall’inizio. Dopo il risultato del voto, Srdanović ha dichiarato che il suo Paese ha «voltato la faccia ad un tiranno. Andiamo verso una Serbia migliore».
Accoglienza entusiasta della vittoria degli studenti è stata espressa dai leader delle istituzioni europee, anche se l’ingresso nell’Unione europea al momento resta marginale rispetto alle rivendicazioni e priorità della Lista studentesca. «Siamo pronti a sostenere le riforme in materia di stato di diritto, libertà dei media, lotta alla corruzione e solide istituzioni democratiche, e a lavorare insieme per promuovere il futuro della Serbia nell'Unione europea», ha commentato la presidente della Commissione Ue Ursula vod der Leyen sul suo profilo X. E la commissaria europea per l’Allargamento Marta Kos ha scritto: «Per la Serbia può iniziare un nuovo capitolo. La porta dell’Ue è aperta e siamo pronti ad andare avanti insieme».





