PHOTO
Immerso nel pantano della crisi iraniana dalla quale non riesce a tirasi fuori, Donald Trump se la canta e se la suona. Continua a dire che l’accordo con l’Iran è a portata di mano (ormai si è perso il conto delle volte in cui lo ha dato per imminente) e in una intervista si è spinto addirittura a dire che, nel caso di un accordo, sarebbe disponibile a incontrare la Guida Suprema dell’Iran, l’ayatollah Mojtaba Khamenei, succeduto al padre ucciso dai bombardamenti su Teheran del 28 febbraio scorso.
Trump ha affermato che, nonostante gli attacchi statunitensi e israeliani abbiano ucciso suo padre e altri membri della sua famiglia, si aspetta che Khamenei si comporti da “professionista”. “In certi ambienti, in realtà, gode di ottima reputazione”, ha aggiunto. Tuttavia, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha escluso di fatto qualsiasi possibilità di un incontro fra la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei e Donald Trump. "Ho visto un articolo in cui Trump lasciava intendere che sarebbe pronto per un incontro o che vorrebbe organizzarlo", ha detto Araghchi in un'intervista sul canale libanese Al-Mayadeen. "Ma penso che dobbiamo essere realistici", ha chiarito.
Trump intanto sostiene che i negoziati con l'Iran continuano e ha smentito le notizie secondo cui i colloqui sarebbero stati interrotti definitivamente affermando che i contatti proseguono tramite mediatori. L'obiettivo dichiarato è un accordo che: impedisca all'Iran di sviluppare armi nucleari; elimini o distrugga le scorte di uranio altamente arricchito; contribuisca alla riapertura dello Stretto di Hormuz.
Teheran ha annunciato nei giorni scorsi la sospensione delle trattative indirette con Washington, accusando Israele di aver violato accordi di cessate il fuoco attraverso operazioni in Libano. Tuttavia, diverse fonti indicano che canali diplomatici indiretti restano aperti.
Secondo il Segretario di Stato Marco Rubio, qualsiasi alleggerimento delle sanzioni dipenderà dallo smantellamento del programma nucleare iraniano. Washington insiste sul fatto che l'Iran non possa mantenere capacità significative di arricchimento dell'uranio.
L'International Atomic Energy Agency (AIEA) ha pubblicato un nuovo rapporto affermando che, nonostante mesi di guerra e bombardamenti, molte informazioni sulle scorte di uranio iraniane restano sconosciute. Gli ispettori non hanno accesso completo ai siti colpiti e non sanno con certezza dove si trovi tutto il materiale nucleare arricchito.
Intanto negli Stati Uniti cresce la pressione politica su Trump. La Camera dei Rappresentanti ha approvato con 215 voti a favore e 208 contrari una risoluzione volta a limitare ulteriori operazioni militari contro l'Iran senza autorizzazione del Congresso. Quattro repubblicani si sono uniti ai democratici nel voto, segnalando un certo malcontento bipartisan sulla gestione del conflitto. I quattro sono Thomas Massie, Tom Barrett (venti anni di servizio nell’esercito Usa), Warren Davidson e Brian Fitzpatrick (un ex agente Fbi). Trump li ha definiti cattivi e antipatriottici, aggiungendo che si dovrebbero vergognare. Non è facile per il Congresso costringere Trump a porre fine alle ostilità, ma sta aumentando la pressione sulla Casa Bianca affinché trovi una via di uscita da una guerra impopolare, non autorizzata dal Congresso, che ha provocato un’impennata nei prezzi dell’energia.





