A oltre quattro anni dall’inizio della guerra su larga scala, l’Ucraina è oggi uno dei Paesi più contaminati al mondo da mine e ordigni inesplosi. Si stima che un terzo di tutto il territorio nazionale sia potenzialmente contaminato, dal febbraio 2022, quando è iniziata l’invasione da parte della Russia, oltre 1.300 persone sono rimaste ferite, tra cui almeno 135 bambini.

Mine e ordigni inesplosi rappresentano una delle eredità più durature dei conflitti. Anche dopo che una guerra è finita, il loro impatto continua per anni, limitando la libertà di movimento, l’accesso all’istruzione e la possibilità di vivere in sicurezza.

Le mine sono trappole subdole, insidiose, pericolosissime: si piazzano nel terreno con molta facilità, spesso sono nascoste e poco visibili, ed rimuoverle richiede un lavoro lungo, complesso e anche molto costoso. In Ucraina hanno devastato il settore agricolo, rendendo inutilizzabili buona parte dei terreni fertili coltivabili del Paese. La stragrande maggioranza delle vittime delle mine sono i civili.

I bambini sono i soggetti più vulnerabili, quelli che rischiano di più: tornano a vivere in aree danneggiate o precedentemente occupate dai russi, dove frequentano scuole e spazi all’aperto potenzialmente contaminati, sono curiosi, non si rendono conto delle trappole, giocano in contesti dove non hanno possibilità di riconoscere ed evitare i rischi.

Una donna nella regione di Mykolaiv usa un metal detector oper scovare le mine in un terreno vicino alla sua casa.
Una donna nella regione di Mykolaiv usa un metal detector oper scovare le mine in un terreno vicino alla sua casa.

Una donna nella regione di Mykolaiv usa un metal detector oper scovare le mine in un terreno vicino alla sua casa.

(REUTERS)

Mine e ordigni inesplosi sono «una minaccia diffusa e spesso invisibile che continua a colpire anche lontano dalla linea del fronte», osserva Piero Meda, direttore Paese in Ucraina di WeWorld, organizzazione italiana che lavora per garantire i diritti di donne, bambine e bambini in oltre 20 Paesi. «È fondamentale lavorare con i bambini: cresceranno in un Paese dove questi rischi faranno parte della vita quotidiana, e devono avere gli strumenti per riconoscerli e proteggersi».

In occasione della Giornata internazionale per la sensibilizzazione sulle mine, che ricorre il 4 aprile, WeWorld ricorda che è necessario rafforzare l’impegno per interventi che mettano al centro la protezione dei civili e, in particolare, dei bambini.

Nelle regioni meridionali di Mykolaiv e Kherson, insieme al partner locale PHK, WeWorld realizza attività educative che raggiungono oggi oltre 10.800 persone tra bambini e adulti. Per i più piccoli si usano metodologie adatte alla loro età: giochi, storie, canzoni e materiali interattivi aiutano a riconoscere i pericoli e adottare comportamenti sicuri, senza generare paura. Allo stesso tempo, insegnanti, genitori e comunità vengono coinvolti per rafforzare la diffusione di informazioni corrette e pratiche di sicurezza.

Accanto al lavoro educativo, proseguono le operazioni di sminamento umanitario. In Ucraina, oggi, sempre più spesso le donne a svolgere il lavoro di sminatrici (tre volte di più rispetto al 2021), impegnate quotidianamente nella bonifica di terreni agricoli, strade e aree residenziali, perché buona parte degli uomini sono impegnati come soldati al fronte, e tantissimi sono morti. Così le donne si trovano a prendere il posto degli uomini in tanti compiti e lavori che prima erano tradizionalmente maschili (per informazioni su WeWorld visitare il sito).

Anche Fondazione Cesvi – attiva in Ucraina con vari interventi di accoglienza, protezione, supporto psicosociale e ricostruzione nelle regioni di orientali di Kharkiv e Sumy – è impegnata nelle attività contro le mine e gli ordigni inesplosi. Come spiega Stefano Piziali, direttore generale di Cesvi, «con il progetto Safe Steps, grazie al supporto della Cooperazione Italiana, garantiamo un ritorno sicuro nelle aree liberate, promuovendo sensibilizzazione e supporto psicosociale, essenziali per affrontare la sfida della contaminazione da mine. Uno degli obiettivi è quello di informare le comunità a rischio sui pericoli degli ordigni esplosivi e sui comportamenti corretti» (per informazioni su Cesvi visitare il sito).

Il trattato internazionale per la messa al bando delle mine (Convenzione di Ottawa), firmato nel 197 ed entrato in vigore nel 1999, è stato ratificato da più di 160 Paesi (tra cui l’Italia). Federazione russa, Cina e Stati Uniti non hanno aderito. Nel 2025, con la guerra in corso in Ucraina, alcuni Paesi dell’Europa orientale e l’Ucraina stessa hanno annunciato l’intenzione di uscire dal trattato.