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Donne ucraine depongono fiori presso il memoriale per le vittime dell'aggressione russa a Bucha, nella regione di Kyiv, nel giorno del quarto anniversario dell'invasione su vasta scala, il 24 febbraio.
Anna D. ha 26 anni, è nata a Fastiv, cittadina nella regione di Kyiv. Ha studiato all’università e lavorato nella capitale. Poi, quando è iniziata la guerra su vasta scala, è tornata a Fastiv, dove continua a vivere. Oggi è un’insegnante di lingua finlandese, ha una vena artistica, grande dolcezza e gentilezza d’animo unite a concretezza e determinazione. Adora la musica, il canto. Si commuove ascoltando canzoni che le ricordano il sacrificio, ma anche la ferma resistenza degli ucraini, il suo popolo.
Qui sotto pubblichiamo la toccante testimonianza che ci ha rilasciato, una riflessione personale su questi quattro anni di guerra, che hanno stravolto il volto del suo Paese, e anche la sua esistenza. Ma, allo stesso tempo, l’hanno resa più forte, grata verso la vita e verso le cose semplici di ogni giorno.
(a cura di Giulia Cerqueti)
Quattro anni... Quando pronuncio questo numero ad alta voce, mi sembra irreale. Ricordo molto chiaramente i primi giorni: lo shock, la paura, la sensazione che la vita come la conoscevo fosse improvvisamente scomparsa. Ricordo ancora la prima notte, il 24 febbraio 2022. Mia madre, mia nonna ed io eravamo sedute in un rifugio antiaereo. Cercavamo di non addormentarci. Ascoltavamo ogni singolo rumore proveniente dall'esterno, cercando di capire cosa stesse succedendo. È stata la notte più lunga della nostra vita.
La guerra non è un'idea astratta. È il suono delle sirene nella notte. È controllare il telefono come prima cosa al mattino. È continuare a lavorare e ad essere operativa anche quando emotivamente ti senti vuota. Ci sono giorni in cui mi sento forte. E ci sono giorni in cui mi sento molto stanca. Non solo fisicamente, ma nel profondo, emotivamente stanca. Vivere in una costante incertezza ti cambia. Inizi ad apprezzare le piccole cose: una notte tranquilla, l'elettricità, un semplice caffè con gli amici.
Allo stesso tempo, ho scoperto in me stessa una forza che non sapevo di avere. Ho visto una forza incredibile nelle persone che mi circondano. Persone comuni che fanno cose straordinarie e poi le definiscono “semplicemente vita”.
Credo ancora nella vittoria? Credo nel nostro diritto di vivere liberamente qui. Credo che meritiamo sicurezza e dignità. La mia speranza ormai non è più forte o romantica. È silenziosa, ostinata e persistente. Consiste nel fatto che, nonostante tutto, siamo ancora qui. Continuiamo a vivere. Continuiamo ad amare. Continuiamo a fare progetti.
Ma se siamo in grado di continuare a vivere, lavorare, sognare, è grazie ai nostri soldati. Grazie al loro coraggio, al loro sacrificio, alla loro forza. Mentre noi cerchiamo di vivere la nostra vita quotidiana, loro ci proteggono. E non credo che potremo mai comprendere pienamente il fardello che portano sulle loro spalle. Provo profonda gratitudine e rispetto per loro. Sono loro la ragione per cui abbiamo ancora un futuro di cui parlare.
Quando penso al futuro, non sogno solo la pace. Sogno la giustizia. Sogno che ogni persona scomparsa torni a casa. Sogno che ogni bambino rapito dal Paese aggressore torni alla sua famiglia, alla sua lingua, alla sua infanzia. Sogno che nessuna madre debba più restare in attesa di notizie.
Questi quattro anni ci hanno tolto molto. Ma mi hanno anche mostrato quanto amo profondamente il mio Paese e quanto siamo davvero forti.
Grazie per aver ascoltato la mia voce.
Gloria all’Ucraina. Gloria agli eroi.
Anna D.




