In meno di 7 minuti Donald Trump fa precipitare i rapporti fra Stati Uniti e Italia. In una intervista telefonica con la corrispondente del Corriere della Sera da New York Viviana Mazza (Trump dà sempre più spesso queste mini interviste al telefono), il presidente degli Stati Uniti ha espresso tutta la sua delusione nei confronti di Giorgia Meloni. “Non vuole aiutarci nella guerra. È inaccettabile, sono scioccato. Pensavo avesse coraggio. Non parliamo da molto tempo”, dice Trump, estendo poi le sue accuse più in generale all’Italia e, ancora una volta, a Papa Leone.

La volubilità di Trump è nota. Nel giro di poche ore o giorni può rimangiarsi le sue dichiarazioni, magari presto lo vedremo di nuovo sorridente accanto a Giorgia Meloni (fra due mesi, dal 15 al 17 giugno, il Comune di Évian-les-Bains, in Francia, ospiterà il G7), ma le dure parole nei confronti dell’unico leader europeo invitato al suo insediamento alla Casa Bianca nel gennaio del 2025 lasciano il segno.

“Siamo e rimaniamo sostenitori dell’unità dell’Occidente e solidi alleati degli Stati Uniti, m questa si costruisce con lealtà, rispetto e franchezza reciproci”, assicura il ministro degli esteri, Antonio Tajani.

Finora la crisi diplomatica più grave fra Italia e Stati Uniti era stata quella dell’ottobre del 1985, scatenata dal sequestro della nave da crociera italiana “Achille Lauro” da parte di quattro terroristi palestinesi. In seguito alla mediazione egiziana fu raggiunto l’accordo per trasferire i dirottatori in un paese arabo (la Tunisia), ma la vicenda precipitò con l’uccisione di un passeggero disabile, l’ebreo con nazionalità statunitense Leon Klinghoffer. Nella notte tra il 10 e l’11 ottobre i caccia statunitensi intercettano l’aereo egiziano su cui viaggiano i terroristi con i “mediatori”, costringendolo ad atterrare nella base militare di Sigonella, in Sicilia.

Dopo l’atterraggio, l’aereo viene circondato da 20 Carabinieri italiani e 30 avieri in servizio di leva della Vigilanza Aeronautica Militare, ma attorno al cordone di militari italiani, si dispongono 50 militari USA della Delta Force.

“Contro i carabinieri e gli avieri italiani puntano le armi i soldati americani, composti in circolo alle spalle dei nostri. E poi, di seguito, si forma un terzo cerchio di militi armati. La scena è da film, ad alta tensione. Uno di quei carabinieri mi confessò la sua angoscia: aveva avuto paura di non uscirne vivo”, ha raccontato a Repubblica Giuliano Amato, allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

“Craxi riceve una telefonata di Ronald Reagan. Tra loro il dissenso è totale. Il presidente americano vuole portare i palestinesi negli Usa perché la vittima è un americano; Craxi difende il diritto di processarli in Italia perché l’omicidio è avvenuto in una nave italiana. A Sigonella fu difesa la sovranità nazionale con una fermezza che non s’era mai vista in un Paese uscito sconfitto dalla guerra e costretto a molti compromessi rimasti segreti. Una vicenda che avrebbe lasciato un segno nella storia italiana”, conclude Amato.

Un altro momento di grave crisi fu toccato il 4 marzo del 2005, quando a Baghdad Nicola Calipari, alto dirigente del SISMI, fu ucciso dal "fuoco amico" statunitense poco dopo aver liberato la giornalista Giuliana Sgrena, facendo scudo col proprio corpo per proteggerla. L'allora Presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, convocò urgentemente nella tarda serata l'ambasciatore statunitense a Roma, Mel Sembler. Fin da subito emersero profonde divergenze tra la ricostruzione italiana e quella statunitense.

A parte le crisi diplomatiche, fra Italia e Stati Uniti, nel dopoguerra, non sono mancate divergenze circa gli eventi della politica interna italiana. Come ha scritto lo storico Guido Formigoni, nella seconda metà del 1974 “nella discussione aperta sul ‘compromesso storico’ Washington intravedeva una dinamica pericolosa”. Secondo lo storico, “l’avvicinamento dei comunisti al governo era ritenuto una premessa devastante per il vincolo Usa-Europa”. Sono ben note e documentate le incomprensioni fra il Segretario di Stato Henry Kissinger e Aldo Moro. “Qualcuno mi deve spiegare l’importanza di Moro nella politica italiana. Ciò va oltre la mia comprensione”, disse Kissinger al suo staff nel gennaio del 1975. Parole che oggi Trump non esiterebbe a dire in una intervista o in un comizio.