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Il fondatore di futuro Nazionale e deputato Europeo Roberto Vannacci al Forum di Cernobbio
Un mese fa è toccato a san Paolo, convocato come «camerata» ad appoggiare una singolare interpretazione in chiave politico-ideologica delle parole dell’Apostolo («chi non lavora neppure mangi»). Ora tocca direttamente alle parole di Gesù, che il generale Vannacci cita nel confronto con Mario Monti a Cernobbio, al Forum Ambrosetti, a proposito di Europa, che vorrebbe diversa, e Italia, per i cui cittadini vorrebbe «un ambiente sicuro e sereno. La citazione di Vannacci è questa: «Il Vangelo dice: aiuta il tuo prossimo. Ma il mio prossimo sono la mia famiglia, vicini e gli italiani. Questi sono il mio prossimo».
È una interpretazione del Vangelo non solo discutibile ma contraria a ciò che lo stesso Gesù insegna. A parte il fatto che il verbo usato da Gesù è «amare», il punto decisivo è un altro: l’insegnamento di Gesù smonta proprio quella concezione che limita l’amore del prossimo (Matteo 5,43, ripreso dal libro del Levitico 19,18) all’«amico, compagno» (questo il senso della parola ebraica tradotta con “prossimo” nell’Antico Testamento: il connazionale, il correligionario). Basta leggere le parole di Gesù per intero: «Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano» (Matteo 5,43-44).
Qui una breve spiegazione è necessaria. Non è mia personale, qualunque biblista la sottoscriverebbe senza difficoltà. Nell’Antico Testamento non si legge da nessuna parte il comando di “odiare il nemico”. Era piuttosto il modo in cui il comando “Amerai il prossimo tuo” era comunemente inteso all’epoca: “Devi amare il tuo “compagno”, ma sei dispensato dall’amare il tuo nemico” (Alberto Mello, biblista): il precetto di amare il prossimo non si applicherebbe, secondo questa interpretazione corrente, al nemico.


Il fondatore di futuro Nazionale e deputato Europeo Roberto Vannacci in occasione del Forum di Cernobbio
(ANSA)Proprio il prosieguo delle parole di Gesù smonta questa restrizione del prossimo al connazionale: «Amate i vostri nemici», che significa: «la parola “prossimo” deve dilatarsi fino a includere i nemici, perché solo così possiamo imitare l’amore di Dio» (A. Mello). L’etica dell’amore è il cuore dell’insegnamento di Gesù. Ma se leggiamo le sue parole per intero, includendo anche altri insegnamenti in merito, capiamo che l’amore non conosce esclusioni di principio. Basta leggere la parabola del buon Samaritano: «Anche il samaritano che non fa parte del proprio popolo ed ha un’altra religione, è il prossimo: di più ancora: egli, senza discutere, si è mostrato prossimo di un uomo che aveva urgente bisogno di lui» (Thomas Söding, membro della Commissione teologica internazionale e autore di L’amore del prossimo, Queriniana 2018: consiglio di leggerlo a chi vuole saperne di più).
Insomma, caro Vannacci, giù le mani del Vangelo. O se proprio ritiene di citarlo, lo legga e lo studi un pochettino prima, per non piegarle alle sue idee. Non entro qui in discussione con le sue idee, ma il Vangelo, mi permetta, non è fatto per sostenere le nostre ristrette vedute, ma semmai per allargarle.
Post-scriptum: nel gennaio 2025 il vicepresidente americano JD Vance era incappato in un analogo errore a proposito dell’ordo amoris: a suo dire l’amore si applicava soltanto ai propri “vicini”. Usava il concetto di sant’Agostino di ordo amoris per giustificare la priorità di pensare prima agli americani rispetto agli immigrati. Interpretazione smentita il mese successivo, seppure indirettamente, dalla lettera di papa Francesco ai vescovi americani: in sostanza, affermava il Pontefice argentino, il vero ordo amoris deve condurre a «una fraternità aperta a tutti, senza eccezione». Linea continuata esplicitamente da papa Leone.
Le parole di Gesù aprono all’universalismo, e correttamente se ne fa interprete san Paolo quando afferma che «in Cristo non c’è Giudeo né Greco» (Galati 3,28). Tradotto in termini di dottrina sociale della Chiesa: amicizia sociale (come indica l’enciclica Fratelli tutti).
Le barriere e l’ostilità non appartengono alla visione cristiana del mondo.








