«Non dobbiamo compiere l’errore di delegittimare questa sentenza, non dobbiamo dimenticarci le motivazioni costituzionali che sono alla base dell’attuale giurisprudenza, non dobbiamo dimenticarci le pene previste per i reati contestati, dobbiamo essere consci che delegittimare questa sentenza significa mettere in dubbio anche le regole di uno Stato democratico». Scrive così Egle Possetti, presidentessa del Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi, nel comunicato dopo la Sentenza di primo grado nel processo per il crollo del Ponte Morandi a Genova.
Un messaggio accorato dopo che ieri il Tribunale di Genova ha condannato a 12 anni di carcere Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia e principale imputato nel processo. Con Castelucci sono stati condannati tutti gli ex vertici di Autostrade per l'Italia e della controllata Spea. «Nulla potrà riportare a casa le nostre famiglie, nulla potrà colmare il nostro dolore, alcuni di noi vorrebbero vedere i colpevoli di tanto dolore privati della loro libertà per sempre, ma il dolore e l’emotività non possono distogliere la nostra attenzione – aggiunge la presidentessa –. È una sentenza forte che individua precise responsabilità, che porta assoluzione ove i giudici hanno ritenuto e non si è appiattita sulle richieste della procura. Da oggi in poi inizia la nuova battaglia per riuscire ad avere conferma di questa sentenza in appello e soprattutto per delegittimare ogni tentativo di dare extra protezione ai manager che devono essere soggetti alla legge come tutti noi».

Da sinistra: Egle Possetti, presidente del Comitato Vittime del Crollo del Ponte Morandi, con gli avvocati del comitato Raffaele Caruso e Graziella Delfino, durante la conferenza stampa successiva alla lettura della sentenza di primo grado nel processo per il Crollo del Ponte Morandi
Da sinistra: Egle Possetti, presidente del Comitato Vittime del Crollo del Ponte Morandi, con gli avvocati del comitato Raffaele Caruso e Graziella Delfino, durante la conferenza stampa successiva alla lettura della sentenza di primo grado nel processo per il Crollo del Ponte Morandi
Egle Possetti con gli avvocati Raffaele Caruso e Graziella Delfino (ANSA)


Era il 14 agosto 2018 quando il viadotto collassò su se stesso uccidendo 43 persone. Da allora il Comitato non ha smesso di mantenere viva la memoria di quel drammatico giorno e chiedere giustizia per quanti hanno perso la vita. «La sentenza è un punto fermo e una tappa importante – aveva già detto ieri, a caldo, la presidentessa – È un crollo della cortina di fumo che ha aleggiato sulla verità. Vengono sancite precise responsabilità in capo a precise figure. Non è ancora il capolinea, ma è un punto fermo su ipotesi fantasiose come quelle che individuavano come cause del crollo bobine e fulmini. La decisione è il frutto di professionalità e la rispettiamo profondamente».

In primo grado le condanne sono state 32 per un totale di quasi 200 anni di reclusione. «Questa sentenza, come la sentenza di Avellino e Viareggio impongono nuovi modi di approcciarsi alla prevenzione che non possono e non potranno essere vanificati da protezioni ad personam. Dobbiamo essere uniti e forti come cittadini su questi obiettivi», chiude il comunicato.