Oggi sciopero! Sono molti i docenti degli istituti tecnici che alla vigilia dello stato di agitazione proclamato da diverse sigle sindacali per la giornata odierna pensano di abbracciare la protesta. Al centro della protesta c’è il riordino degli istituti tecnici, una riforma che, almeno sulla carta, prevede cambiamenti profondi destinati a incidere sia sugli organici, con il timore di riduzioni di cattedre e posti di lavoro, sia sui contenuti delle discipline insegnate, soprattutto laddove è prevista una diminuzione del monte ore.

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Nel settore economico, le discipline che rischiano di essere maggiormente penalizzate sarebbero la geografia e le lingue straniere. Nel settore tecnologico, invece, sono previste consistenti riduzioni per le scienze sperimentali e per Tecnologia e tecniche di rappresentazione grafica. Tagli trasversali interesserebbero inoltre materie come Diritto, Economia politica, Economia aziendale e Matematica, oltre alle discipline tecnico-professionali. Per molti insegnanti e operatori del mondo della scuola, questa scelta sembra spingere ancora di più verso una separazione netta tra percorsi liceali e percorsi professionalizzanti, delineando uno scenario che suscita non poche preoccupazioni: da una parte scuole destinate alla futura classe dirigente, dall’altra istituti orientati prevalentemente all’avviamento al lavoro, per dirla in termini più semplici.

Una direzione che, secondo i critici della riforma, rischia di legare sempre più la scuola alle esigenze del mercato piuttosto che a quelle pedagogiche, di crescita culturale e di formazione della persona. E ciò avviene proprio in un momento storico in cui l’avvento dell’intelligenza artificiale sta mostrando quanto una solida formazione umanistica, insieme alle capacità di analisi e di giudizio critico, sia sempre più necessaria per evitare di essere fagocitati dalle nuove tecnologie. A sorprendere è anche la rapidità con cui si vorrebbe portare a regime il nuovo assetto.

C’è chi legge questa accelerazione alla luce della situazione politica: il Governo ha davanti a sé solo un altro anno prima della fine del mandato e sembra prevalere la logica “dell’ora o mai più”. Il nuovo ordinamento, emanato con decreto lo scorso febbraio, prevede infatti l’avvio della riforma già dalle classi prime del prossimo anno scolastico, con una progressiva implementazione fino al completamento del quinquennio.

Tuttavia, le linee operative destinate a supportare le scuole nell’attuazione del nuovo assetto didattico e nella declinazione dei risultati di apprendimento previsti per ciascun indirizzo non sono ancora state rese note. Un elemento che rende evidente come i tempi appaiano estremamente stretti. Forse, verrebbe da dire citando Mao Zedong, si sta tentando di approfittare del fatto che “grande è la confusione sotto il cielo, quindi la situazione è eccellente”.