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students take a test in the classroom
I licei continuano a dominare le scelte degli studenti italiani, ma il liceo classico arretra ancora. I dati sulle iscrizioni alle superiori per il 2026 confermano una tendenza ormai stabile: il 55,88% dei ragazzi sceglie un percorso liceale, mentre tecnici e professionali restano rispettivamente al 30,84% e al 13,28%.
Dentro questo quadro, però, emergono segnali chiari di cambiamento. Il liceo classico scende al 5,20% delle preferenze e, soprattutto nel nord Italia, mostra una flessione costante. In Lombardia, per esempio, si attesta attorno al 3,2%. «Il classico sta perdendo ogni anno migliaia di iscritti a livello nazionale», osserva Alessandro Giuliani, direttore di Tecnica della Scuola. «Non si tratta di un crollo improvviso, ma di una riduzione continua che prosegue da diversi anni». Il fenomeno è particolarmente visibile nei grandi centri urbani: «Solo a Milano», sottolinea, «in cinque anni si sono persi circa 1.500 studenti iscritti al liceo classico».
Famiglie più prudenti nelle scelte
Secondo Giuliani, a orientare le decisioni è soprattutto un cambiamento culturale nelle famiglie, sempre più attente alla spendibilità futura del percorso di studi. «Se si decide per un liceo, oggi si tende a privilegiare lo scientifico, che garantisce competenze più ampie in vista dell’università», spiega. Una scelta che appare più prudente soprattutto perché, a 13 anni, molti ragazzi non hanno ancora le idee chiare sul proprio futuro. Lo scientifico viene così percepito come un indirizzo più “aperto”, capace di mantenere più strade percorribili, in particolare nell’area delle discipline Stem (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) e nei percorsi universitari a forte componente scientifica.
Il nodo del latino
A pesare sulla flessione del classico è anche il rapporto con le lingue antiche. «C’è una minore sensibilità verso la preparazione culturale tradizionale legata al latino e al greco», osserva Giuliani. Non è un caso, infatti, che crescano proprio gli indirizzi che alleggeriscono o eliminano il latino.
Il liceo delle scienze umane, soprattutto nell’opzione economico-sociale, intercetta molte famiglie proprio perché mantiene un impianto liceale ma senza le lingue classiche. Una tendenza che riflette un approccio sempre più pragmatico alla scelta scolastica. In questo scenario, lo scientifico consolida il proprio ruolo di liceo di equilibrio: «Offre maggiori garanzie alle famiglie», ribadisce il direttore di Tecnica della Scuola.
Le conseguenze per gli istituti
Il calo degli iscritti non è senza effetti sul sistema scolastico. Se la tendenza dovesse proseguire, alcuni licei classici potrebbero andare incontro al cosiddetto dimensionamento. «Quando il numero degli studenti scende sotto determinate soglie», spiega Giuliani, «l’istituto rischia di perdere autonomia». In concreto, la scuola viene accorpata ad altre realtà, con la perdita del dirigente scolastico e di una parte della propria identità sul territorio. Un processo che, nel lungo periodo, potrebbe ridurre ulteriormente la presenza dei classici in alcune aree.
Per invertire la rotta, secondo Giuliani, il liceo classico dovrebbe aggiornare in parte la propria offerta formativa. «L’impianto tradizionale va mantenuto», precisa, «ma si potrebbero introdurre discipline più vicine agli interessi dei ragazzi», come sociologia, antropologia o psicologia. Un riequilibrio che potrebbe passare anche da una revisione dei quadri orari, senza snaturare l’identità dell’indirizzo.
Orientamento e rischio dispersione
Resta però decisivo il tema dell’orientamento. Il passaggio tra medie e superiori, ricorda Giuliani, è uno dei momenti più delicati del percorso scolastico. «Nel biennio delle superiori si registra il maggior numero di abbandoni e di cambi di indirizzo», sottolinea. Per questo motivo diventa fondamentale aiutare gli studenti a conoscere davvero le diverse opzioni prima della scelta. Negli ultimi anni, anche grazie ai fondi del Pnrr, le scuole stanno investendo di più sull’orientamento ma, avverte, «spesso non arrivano ancora tutte le informazioni utili per comprendere pienamente i percorsi».
Il punto di partenza resta uno solo: ascoltare i ragazzi. «Deve prevalere l’indole dello studente», conclude Giuliani. «La famiglia dovrebbe accompagnare la scelta, non sostituirsi». Perché, al di là delle statistiche e delle mode del momento, la sfida resta sempre la stessa: aiutare ogni ragazzo a trovare la strada più adatta per far crescere davvero i propri talenti.









