Un viaggio di quattro giorni, dal 27 al 30 ottobre 2026, per

testimoniare la prossimità concreta di Papa Leone XIV a una popolazione stremata da quasi cinque anni di guerra. È la missione compiuta da monsignor Luis Marín de San Martín, arcivescovo elemosiniere e prefetto del Dicastero per il Servizio della Carità, accompagnato dal sottosegretario Massimo Ralli e dal nunzio apostolico in Ucraina, l'arcivescovo Visvaldas Kulbokas. Un itinerario che ha toccato Kyiv, Zaporizhzhia, Dnipro, Poltava e Fastiv, per incontrare le realtà caritative e le comunità che, tra le macerie, continuano a tessere reti di solidarietà.

La prima tappa è stata la capitale Kyiv, raggiunta dopo circa dodici ore di auto da Varsavia. Qui l’Elemosiniere si è recato in un centro di Caritas-Spes alla periferia di Kyiv della capitale, Nella struttura volontari e un sacerdote accolgono famiglie e bambini. «Mia madre mi insegnò a cantare della speranza in fiore» è l’inno che hanno intonato, guardando il tagete, fiore tipico dei cortili ucraini. In questo luogo si distribuiscono viveri, si offre riparo durante gli attacchi aerei e si sostengono concretamente e psicologicamente anziani e donne rimaste sole con i figli mentre i mariti sono al fronte. Un’attenzione particolare è rivolta ai bambini, molti dei quali non frequentano la scuola in presenza da anni: per loro l’organismo caritativo crea occasioni di incontro, perché il conflitto non tolga anche la gioia di stare insieme.

La sera del 28 ottobre il gruppo è arrivato a Zaporizhzhia, città che vive sotto bombardamenti continui. Durante la notte gli allarmi hanno suonato senza sosta. L’indomani, dopo la Messa nella cattedrale di Dio Padre Misericordioso insieme con un centinaio di fedeli, monsignor Marín de San Martín ha affiancato i padri Albertini nella distribuzione del pane e del cibo in scatola a circa duemila persone. Ogni settimana i padri Albertini distribuiscono il pane a circa diecimila persone, preparandolo in un forno donato lo scorso anno dal Pontefice tramite ‘'Elemosineria apostolica; a giorni alterni lo stesso forno è usato anche dai protestanti.

L'ultimo giorno, il 30 ottobre, c’è stata prima la Messa nella

Nunziatura apostolica, poi la visita alla casa delle Missionarie della Carità, le suore di Madre Teresa, in una zona periferica di Kyiv raggiunta attraversando quartieri con palazzi sventrati e cumuli di macerie. Le suore accolgono circa cinquanta ospiti, «i più poveri tra i poveri»: sfollati, persone con

disabilità, malati, alcuni costretti a letto. L’Elemosiniere ha pregato il Padre Nostro in ucraino con i presenti.

Infine, lasciata Kyiv, dopo un’ora di viaggio il gruppo è giunto a Fastiv, presso il Centro umanitario San Martino de Porres dei padri domenicani. Qui l’Elemosiniere ha incontrato le madri dei soldati caduti o dispersi al fronte. Le madri avevano un fiore in mano per ricordare i figli di cui non conoscono il destino o che sono morti.

Sempre a Fastiv, gli sfollati di guerra hanno trovato una porta aperta, con la possibilità di un piccolo impiego e percorsi di formazione, a casa di DePaul Ucraina, opera dei Vincenziani-

Prima del viaggio, l’Elemosineria Apostolica ha promosso in Vaticano una raccolta straordinaria di indumenti invernali, coperte calde, sacchi a pelo, cibo in scatola e biancheria per la popolazione ucraina, in vista dell'inverno. Monsignor Marín de San Martín ha ringraziato quanti hanno aderito, auspicando che «il Signore conceda presto il dono della pace». La missione, ha sottolineato l’Elemosiniere, ha voluto dare concretezza all'impegno del Pontefice per la pace, in particolare dopo le telefonate del Papa con i presidenti russo e ucraino per chiedere la tregua, poi concessa, a Oleshky, la città assediata dove la popolazione era ridotta allo stremo.