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Vorrei rivolgermi al Santo Padre e dirgli che sono una degli insegnanti del Sud che, a
fine agosto, saranno costretti a trasferirsi al Nord a causa della legge “La Buona Scuola” di Renzi. Mi piacerebbe avere l’appoggio della Chiesa su una questione così vitale per la famiglia. Sono sposata da ventisette anni e ancora oggi più che mai risuonano nella mia mente le parole: «L’uomo non separi ciò che Dio ha unito». Sento, in cuor mio, che sono stati violati tutti i nostri diritti, sia morali sia sociali. Questo “grande esodo” mette in pericolo le famiglie e nessuno dice nulla. «Le lacrime dei nostri
figli», ha scritto un papà a Renzi, «che piangono e piangeranno per la partenza della loro mamma, come le asciugheremo, come spiegargli tutto questo?». Noi mamme come potremo consolare i nostri
figli quando saremo lontane? Dov’è la tutela della famiglia? Cos’è successo? Anche la nostra fede vacilla. Le chiedo di pregare per i nostri rappresentanti politici, af
finché possano svolgere il loro servizio con coscienza e trasparenza. Noi insegnanti, prima di tutto, siamo mogli e mariti, madri e padri.
La scuola riparte in salita. In diverse città del Sud, da Napoli a Palermo, è dilagata la protesta degli insegnanti che, dopo essere stati messi in ruolo, non hanno visto accolta la richiesta di trasferimento vicino casa, anche quando ne avevano diritto e possibilità.
E ciò per una serie di errori nei trasferimenti. Imputato principale è il famigerato “algoritmo”, che li costringerà, a fine agosto, a fare le valigie e lasciare la famiglia, spesso con bambini piccoli, se vogliono conservare il posto di ruolo che tanto hanno rincorso negli anni.
Se è vero che è esagerato parlare di “deportazione”, va anche detto che in Italia manca una vera politica che sappia armonizzare le esigenze del lavoro e della famiglia. E non solo nel campo scolastico. Con grave danno della natalità e dello sviluppo del Paese.
GELSOMINA
La scuola riparte in salita. In diverse città del Sud, da Napoli a Palermo, è dilagata la protesta degli insegnanti che, dopo essere stati messi in ruolo, non hanno visto accolta la richiesta di trasferimento vicino casa, anche quando ne avevano diritto e possibilità.
E ciò per una serie di errori nei trasferimenti. Imputato principale è il famigerato “algoritmo”, che li costringerà, a fine agosto, a fare le valigie e lasciare la famiglia, spesso con bambini piccoli, se vogliono conservare il posto di ruolo che tanto hanno rincorso negli anni.
Se è vero che è esagerato parlare di “deportazione”, va anche detto che in Italia manca una vera politica che sappia armonizzare le esigenze del lavoro e della famiglia. E non solo nel campo scolastico. Con grave danno della natalità e dello sviluppo del Paese.




