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Tennis - U.S. Open - Flushing Meadows, New York, l'esultanza di Alexander Zverev
Per un attimo Alexander Zverev, 29 anni, non si è accorto di aver vinto l’Us open contro Ben Shelton, stava per chiedere al raccattapalle nuove palline per tornare a servire, tanto era concentrato sul gioco, tanto era poco propenso a credere dentro di sé di essere capace di vincere due slam in una stagione dopo averci messo 29 anni a vincere il primo nel giugno 2026.
Il numero due al mondo, oggi uno della race (la classifica dell’anno solare davanti a Jannik Sinner) al suo secondo slam in carriera e in stagione è un tennista nuovo, più consapevole dei propri mezzi. Se fin qui sembrava non aver espresso tutto il suo enorme potenziale, il 2026, complici gli acciacchi di Sinner e Alcaraz, che hanno avuto lunghe soste ai box, lo ha aiutato a sbloccarsi e dimostrare un valore che tecnicamente e fisicamente c’era già tutto ma che sembrava trovare un limite di convinzione.


Adesso Zverev può dire di essere un tennista completo e forse non è un caso che finalmente “arrivato” abbia scelto un ringraziamento pubblico speciale a mamma Irina, commuovendo anche il papà allenatore: «Voglio ringraziare una persona che in realtà non guarda mai le mie partite», ha detto Zverev, fresco di titolo Us Open, al centro del campo, «ma è la persona più importante nella mia carriera e nella mia vita in generale. Quando a tuo figlio di quattro anni viene diagnosticato il diabete e i medici nello studio ti dicono che la sua vita e lo sport saranno estremamente limitati, ci vuole una madre molto forte per uscirne e dire: 'Mio figlio sarà ciò che vorrà essere. Se vorrà essere tennista, lo sarà; se vorrà fare qualcos'altro, lo farà, ma questa malattia non ci definirà'. Sono felice che ce l'abbiamo fatta e che stiamo realizzando tutto questo proprio ora. Mia madre è la persona più importante e più forte che conosco, perché ci vuole una donna incredibilmente forte per fare ciò che ha fatto lei. Grazie anche a lei».


Che cosa ci fosse dietro quel ringraziamento lo ha raccontato proprio mamma Irina in questo video diffuso pochi mesi fa da Medrtronic Diabete
Adesso Sasha può ben dirlo: «Sono felice che abbiamo lavorato fino in fondo e di quello che stiamo facendo». Sa di avercela fatta, non da solo. E soprattutto sa che aveva ragione Mamma Irina: sarebbe potuto diventare quello che voleva.
La condizione di salute di Zverev è cosa nota da tempo al circuito del tennis, e ormai anche al resto del mondo perché non sono mancati anche i tempi recenti surreali battibecchi come quello del 2023 al Roland Garros con una giudice di sedia, perché nella partita precedente giocata contro Tiafoe, un supervisor aveva eccepito il fatto che il tennista assumesse insulina al cambio di campo (cosa che Zverev fa abitualmente nei tornei Atp e se non si vede in Tv è soltanto perché il cambio è coperto dagli spot pubblicitari) e pretendeva che chiedesse un medical time out: «C'era un supervisor che non sapeva che fossi diabetico - ha spiegato poi il campione tedesco - e quando mi sono fatto un'iniezione d'insulina lui, preso dal panico, mi ha detto di chiamare invece il medical time out. Per questo prima dell'ultimo match ho detto all'arbitro: “Decidi cosa vuoi che faccia, se devo chiamare un medical time out, se devo sprecare un toilet break, ma non mandarmi tutta sera avanti e indietro"».
Il tennista tedesco, che nel 2022 ha reso pubblica la propria condizione lanciando una fondazione che fa solidarietà su questo tema, ha poi spiegato il problema in conferenza stampa: «Se dovessi prendere un toilet break (limitati per regolamento numericamente ndr.), significherebbe che non è permessa una cosa che a me serve per vivere, perché potrei anche aver bisogno dell'insulina senza aver più possibilità di uscire dal campo! Certi arbitri pensano che io stia facendo qualcosa di strano se mi faccio l'iniezione, eppure sono diabetico da quando avevo quattroquattro anni, lo sanno tutti dall'estate scorsa e allora una volta ho chiesto a uno di loro: "Ma davvero pensi che io mi stia dopando in campo"?».
La prova che in termini di consapevolezza c’è ancora strada da fare.






