L’unica goccia Chiara Pellacani la tiene appesa al collo. Una goccia d’oro a forma di medaglia. Chiara le sorride senza enfasi, con una dentatura regolare da pubblicità del dentifricio. Per il resto quando si tuffa di gocce proprio non ne alza, l’acqua la risucchia come se fossero fatte dello stesso elemento.

Dalla sera, quasi notte, del 2 agosto 2026, quella delle due medaglie in due ore come due gocce d’acqua, l’Italia dovrà imparare a riconoscere per strada, questa ragazza dalla faccia acqua e sapone, capace di trasformare le bolle in ghiaccio quando si tratta di tenere a freno le emozioni sul trampolino.

Le mancano ancora due gare ma dopo le prime tre (team event, trampolino da un metro sincro e individuale) è già inequivocabilmente lei la donna da battere dell’Europeo di tuffi 2026.

Nata 23 anni fa a Roma, aveva cominciato con il nuoto ma si annoiava, non andava d’accordo con le ore di solitudine a seguire la traccia di una riga blu a fondo vasca. Un giorno si è voltata verso il trampolino e ha visto persone tuffarsi, è stato amore a prima vista o quasi. Cresciuta alla scuola dei fratelli Marconi, ex tuffatori (perché i tuffi in Italia sono da sempre una piccola comunità fatta di fratelli, di amici fraterni, di padri e di figlie che si tramanda il sapere tecnico di una disciplina non da tutti), da qualche anno ha scelto di studiare negli Stati Uniti dove ha conciliato i tuffi prima con una laurea in Psicologia all’università della Louisiana e ora con un master in Management dello sport a Miami. Oltreoceano si allena è coach venezuelano di origine italiana Dario di Fazi. Quando è in Italia il suo tecnico di riferimento è Nicola Marconi.

Diving - European Aquatics Championships - Paris Aquatic Centre, Paris, France - August 2, 2026 Gold medallists Italy's Matteo Santoro and Chiara Pellacani celebrate on the podium after winning the Mixed Synchronised 3m Springboard Final REUTERS/Gonzalo Fuentes
Diving - European Aquatics Championships - Paris Aquatic Centre, Paris, France - August 2, 2026 Gold medallists Italy's Matteo Santoro and Chiara Pellacani celebrate on the podium after winning the Mixed Synchronised 3m Springboard Final REUTERS/Gonzalo Fuentes
Matteo Santoro e Chiara Pellacani oro sincro da un metro. (REUTERS)

Matteo Santoro, 19, il suo amico storico, che considera fratello minore ne ha seguito le orme e ora si allenano e si tuffano insieme quanto basta per aver condiviso l’oro del sincro da un metro.

Diving - European Aquatics Championships - Paris Aquatic Centre, Paris, France - August 2, 2026 Italy's Matteo Santoro and Chiara Pellacani in action during the Mixed Synchronised 3m Springboard Final REUTERS/Gonzalo Fuentes
Diving - European Aquatics Championships - Paris Aquatic Centre, Paris, France - August 2, 2026 Italy's Matteo Santoro and Chiara Pellacani in action during the Mixed Synchronised 3m Springboard Final REUTERS/Gonzalo Fuentes
Sincronizzato misto: Santoro, Pellacani (REUTERS)

Già un anno fa Chiara dai capelli rossi era stata nominata Tuffatrice europea dell’anno, un risultato che si avvia a essere replicato perché a Parigi all’Europeo in corso Pellacani non sembra avere rivali, sta affermando con una freddezza invidiabile, anche con la lucidità di correggere i minuscoli errori che dovessero capitare come nell’individuale da un metro quando nell’ultimo tuffo ha rimediato benissimo una rincorsa imperfetta, riuscendo a fine gara a imporsi di oltre 40 punti sulle avversarie.

E dire che Parigi nel 2024 era stata l’estate del suo scontento, un’olimpiade conclusa con due quarti posti, cui era seguito un attimo di smarrimento. «Sono svuotata», aveva detto, «devo fermarmi un attimo».

Non vivere solo di tuffi deve averla aiutata: l’università americana le ha insegnato ad affrontare il brivido di parlare in pubblico. Ad affrontare le trac la paura che attanaglia gli ingressi di tutti i palcoscenici.

E le gare di tuffi cuociono a fuoco lento: gare di ore per cinque secondi cinque di performance effettiva, (un tuffo dal trampolino da un metro dura un secondo circa) per il resto ci si consuma l’anima nelle attese. Chi non sa gestire la tensione è perduto. E a giudicare dalla freddezza con cui Chiara Pellacani è tornata a riaffermare sé stessa nell’impianto di Parigi, si direbbe che non somigli a Jannik Sinner, numero uno del tennis mondiale, solo nella chioma fulva, ma anche nell’imparare dagli errori e nel resettarli.

Due ori in due ore pare uno scioglilingua, tre ori in tre giorni un capolavoro. E non è ancora finita.