Doveva essere una favola quella di Giada D’Antonio, 16 anni, la più giovane della delegazione italiana all’Olimpiade di Milano Cortina 2026, e invece ha cozzato con il lato brusco della vita in allenamento prima dello slalom gigante olimpico a Dobbiaco: Giada dopo l’esordio nella combinata a squadre avrebbe dovuto partecipare allo slalom del 18, ma una brutta caduta a seguito di un palo inforcato le ha causato un infortunio serio: il bollettino della Federazione italiana sport invernali parla di rottura «trauma distorsivo al ginocchio destro con rottura del legamento crociato anteriore», per cui la commissione medica della Fisi, con l’atleta e con la famiglia sta valutando la data più adatta per l’intervento chirurgico sul crociato.

Giada, sorriso aperto e lunghi riccioli neri, aveva esordito in Coppa del mondo domenica 28 dicembre, sulla pista austriaca di Semmering. Cittadina come Alberto Tomba, cresciuta a San Sebastiano al Vesuvio, è fiera del suo accento napoletano e del fatto di essere l’unica rappresentante del sud in una delegazione di nati nell’arco alpino. Ha cominciato a sciare a Roccaraso in Abruzzo, seguendo la passione trasmessale dal papà dentista, che sciava per diletto e che non si aspettava certo di avere una sciatrice in erba in casa. Tesserata per lo sci club Vesuvio, seguita da Carlo Ceccato, da poco si allena e studia a Predazzo in Trentino in Val di Fiemme dove si è trasferita con la mamma, un cambiamento raccontato così negli scorsi mesi a Raceski magazine: «Vivo a Predazzo con mia mamma, mi sono trasferita per sciare al meglio, per fare le cose bene e con meno spostamenti. Napoli mi manca, in particolare mio padre e mio fratello, ma d’altronde dovevo fare questa scelta proprio per la mia carriera sugli sci. Certo, mi mancano anche gli amici, ma proprio in queste situazioni capisci con chi puoi rafforzare un’amicizia. In Val di Fiemme frequento una scuola pubblica, ho cambiato anche indirizzo scolastico, passando da un liceo sportivo a finanza e marketing e per questo ho fatto degli esami integrativi».

La scelta, secondo un racconto del padre all’epoca dell’esordio in Coppa del mondo appena un mese e mezzo fa, è stata di Giada, per evitare spostamenti estenuanti, con la famiglia, a costo di affrontare il grande sacrificio di stare divisi a 850 chilometri di distanza, si è però presa la decisione di far partire con lei mamma Sandra di origini colombiane, nella convinzione che fosse prematuro far affrontare la vita da sola a una ragazzina di 16 anni.

Da quando Giada ha bruciato le tappe conquistando 23 punti Fis in una sola gara all’esordio internazionale arrivando presto a livelli che di solito transitano per la Coppa Europa, mentre per lei si è scelto il circuito Pro-Am negli Stati Uniti, e direttamente la Coppa del mondo, qualcuno ha rispolverato il soprannome che allo sci club le avevano dato da bambina: Black panter.

Adesso avrà bisogno di tirare fuori tutta la grinta da pantera per risalire dalla sfortuna di questo impegnativo infortunio arrivato prima di potersi giocare appieno la sua prima Olimpiade che a quell’età era tutta da vivere senza pressioni come un gioco. Ma la sfortuna esiste: il carattere però c’è e l’esempio delle sue compagne, Federica Brignone e Sofia Goggia, è la migliore benzina: loro sono la prova che risalire si può. Forza Giada!