Lo chiamano “il principino”, per l’eleganza del suo gesto: era stato il primo italiano della storia della ginnastica azzurra a laurearsi campione europeo nella specialità del cavallo con maniglie, che mai aveva visto uno specialista italiano. Il suo nome è Gabriele Targhetta. E dal 24 ottobre 2026 è anche vice campione del mondo. Solo Hamlet Manukyan, fenomeno armeno, è riuscito a fare meglio di lui, per appena 67 millesimi.

Artistic Gymnastics - 2026 World Artistic Gymnastics Championships - Rotterdam Ahoy, Rotterdam, Netherlands - October 24, 2026 Italy's Gabriele Targhetta in action during the men's pommel horse final REUTERS/Piroschka Van De Wouw
Artistic Gymnastics - 2026 World Artistic Gymnastics Championships - Rotterdam Ahoy, Rotterdam, Netherlands - October 24, 2026 Italy's Gabriele Targhetta in action during the men's pommel horse final REUTERS/Piroschka Van De Wouw
Gabriele Targhetta in azione al Mondiale di Rotterdam (REUTERS)

Classe 2006, generosissima con lo sport italiano basti pensare a Kimi Antonelli e Sara Curtis, Targhetta è originario di Monza ma si è trasferito bambino al seguito della famiglia a Mestre dove si allena presso la palestra della società sportiva Spes Mestre, seguito dall'allenatore Gianmatteo Centazzo, ed è tesserato per il Gruppo Sportivo delle Fiamme Oro.

Dopo aver iniziato come tanti come ginnasta completo, la crescita, le gambe lunghe, l’attitudine lo hanno portato alla specializzazione in un attrezzo difficile che non ha precedenti a questo livello in Italia.

A differenza di Jury Chechi che fu portato alla specializzazione sugli anelli dalla rottura del tendine d’Achille nel 1992, Targhetta ha un percorso più simile a quello di Igor Cassina, campione olimpico alla sbarra ad Atene 2024, anch’egli con una statura superiore alla media dei ginnasti. Come Cassina, ma prima di lui in senso anagrafico, Targhetta ha presentato in gara un movimento, una complessa uscita dall’attrezzo che ora porta il suo nome.

«Ho gareggiato con leggende della ginnastica. Sto vivendo un sogno». Ha detto a caldo il fresco campione, ancora quasi ansante ai microfoni di Rai Sport: «Dedico la medaglia a tutti i ginnasti, alla squadra nazionale, alla Polizia di Stato che mi sta sostenendo tanto e ad un ragazzo al quale tengo tanto: forza Bonni!». Il riferimento è al compagno di nazionale Lorenzo Bonicelli che lo scorso anno si è infortunato gravemente agli anelli e che lo sta seguendo sugli spalti dell'arena di Rotterdam.

Tutto era iniziato con un’attrazione fatale da bambino: «Sono entrato in palestra per la prima volta a quattro anni e il “funghetto” (un piccolo attrezzo a forma di fungo che usano i bambini per la propedeutica del cavallo con maniglie ndr.) mi ha attratto proprio perché iniziavo a girare e mi sembrava una cosa quasi scontata. Poi vedevo gli altri bambini che facevano più fatica e mi chiedevo come fosse possibile. A me veniva tutto subito, facevo pochissima fatica. Da lì, però, ci sono voluti tanto lavoro e tanto impegno. E siamo arrivati qua».