A solleticare la "speranza", virgolette d'obbligo, dell'Italia ripescata ai Mondiali 2026 al posto dell'Iran, in guerra con gli Stati Uniti e qualificato nel Mondiale americano in programma tra giugno e luglio, nei giorni scorsi ha contribuito una immagine dello stadio di Seattle: qualcuno ha notato che tra le bandiere che sventolano sullo stadio destinato a ospitare i gironi G, D e B dei prossimi Mondiali, c'è il tricolore italiano ma non la bandiera iraniana.

Questo dettaglio sta contribuendo a montare un'ondata social sul tema "ripescaggio dell'Italia ai Mondiali", ma trascura il fatto che manca anche la bandiera della Bosnia, e questo fa pensare che si tratti dell'esito di una livrea creata, a freddo, sul meccanismo della probabilità, cosa normale quando si preparano gli addobbi per le grandi manifestazioni, lavoro nel quale si gioca d'anticipo: la cosa più probabile è che si sia inizialmente scommesso sul fatto che fosse stata ritenuta più probabile la qualificazione dell'Italia rispetto a quella della Bosnia, pronostico smentito poi dai fatti.

A questo dettaglio si stavano aggrappando i bookmakers abbassando le quote (segno di evento ritenuto più probabile) dell'Italia ripescata. Ma intanto a ridare fuoco alle polveri c'è stato un episodio appena accaduto: il fatto che i dirigenti del calcio iraniano, tra cui il presidente della Federcalcio Mehdi Taj, non partecipano oggi, 30 aprile, al Congresso Fifa di Vancouver, la delegazione infatti è stata bloccata all'aeroporto di Toronto, in quanto Taj, ritenuto vicino all'Islamic Revolutionary Guard Corps, è stato bloccato dalle autorità di frontiera, con due accompagnatori e ha lasciato il Canada. Il dirigente sarebbe dovuto entrare con un visto temporaneo e non è chiaro se sia stato revocato all'ultimo o se siano state notate irregolarità.

Il caso Canada

Questo episodio ha alimentato le voci sulla possibile mancata partecipazione dell'Iran al Mondiale. Se da una parte il presidente della Fifa Gianni Infantino affermava di stare lavorando per la partecipazione, dall'altra parte nei giorni scorsi si era adombrato un potenziale problema con i visti d’ingresso negli Stati Uniti. A domanda il Sottosegretario di Stato americano Marco Rubio aveva dichiarato: «Nessuno ha mai che gli atleti iraniani non possono entrare negli Stati Uniti. Potremmo avere problemi con alcuni accompagnatori ma non con gli atleti. Se non dovessero partecipare, sarebbe una loro scelta il resto sono speculazioni».

Anche l'Iran nelle ultime settimane aveva dato segnali di orientamento a partecipare e solo il tempo dirà se l'episodio canadese cambierà l'orientamento.

Intanto la proposta di ripescare l'Italia per il blasone, avanzata in una intervista da Paolo Zampolli consulente di Donald Trump, al Financial Times è stata respinta con sdegno, come «idea fantasiosa e vergognosa» anche dal presidente della Figc Gabriele Gravina, dimissionario ma in carica fino alle elezioni del 22 giugno.

Che cosa dice il regolamento

Ma che cosa succederebbe se per un motivo o per l'altro (sicurezza, scelta politica…) l'Iran non dovesse partecipare? Regolamento della Federazione internazionale di calcio (FIfa) alla mano articolo 6.7, in caso di ritiro o di esclusione di una nazionale, la decisione su come procedere spetta alla «Fifa che adotta qualsiasi misura ritenuta necessaria in piena ed esclusiva discrezionalità».

I criteri plausibili

I criteri oggettivi plausibili guardando alla logica e ai precedenti, anche se non riguardano i Mondiali e Fifa ma solo l'Uefa, e in particolare l'Europeo del 1992, in cui la Danimarca ha sostituito la Jugoslavia, potrebbero essere due: il ranking che in quel caso favorirebbe l'Italia o la prima delle non qualificate. Nel 1992 l'Uefa scelse la Danimarca, ultima esclusa. Nel caso in questione la scelta potrebbe ricadere sull'ultima esclusa del girone asiatico ossia gli Emirati Arabi. Una scelta più equa perché il ranking guarda anche al blasone e si aggiorna più lentamente mentre la qualificazione è un criterio acquisito sul campo.

In questo caso varrebbe anche per rispettare le quote continentali di qualificazione che assegnano 16 squadre all'Europa, 9 all'Africa, 8 all'Asia, 6 al centro nord America, 6 all'America latina e una all'Oceania più due qualificate tramite play-off federali), se entrassero gli Emirati tutto resterebbe com’è, se entrasse l’Italia l’Europa uscirebbe avvantaggiata sull’Asia.

Resta il fatto che la Fifa è libera di decidere come vuole, ammesso e non concesso che l’Iran non vada in campo. E in questo caso la discussione dovrebbe spostarsi altrove, sul rapporto sempre spinoso tra politica e sport.