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Il presidente Donald Trump parla dopo aver ricevuto, da Gianni Infantino, il Peace Prize Fifa in occasione del sorteggio per la fase finale del Mondiale
Una squalifica inflitta in automatico durante Usa-Bosnia, in base al regolamento (articolo 66.4), e poi “congelata” dalla Commissione disciplinare Fifa, in corso di Mondiale all’attaccante di punta della Nazionale statunitense Folarin Balogun sta terremotando il Mondiale.
La sequenza dei fatti, ricostruita da diversi media statunitensi, primo tra i quali il New York Times, fa seguire il “congelamento” (una sorta di messa alla prova fino a fine anno, in base all’articolo 27 del Codice disciplinare) a una telefonata di Donald Trump a Gianni Infantino presidente della Fifa e al ringraziamento del presidente Usa sui social: «Grazie alla Fifa per aver fatto la cosa giusta e per essere tornata indietro da una grande ingiustizia». Solo una coincidenza cronologica o la sventurata Fifa rispose a una ingerenza politica? La seconda delle due per stessa ammissione di Trump.
Il caso fa ovviamente discutere perché senza precedenti in corso di Mondiale e un po’ anche perché è noto il legame di «intima amicizia» tra Trump e Infantino.


I “PRECEDENTI”
L’articolo 27 era stato applicato in qualificazione a Cristiano Ronaldo, per evitare che saltasse le prime partite del Mondiale (manifestazioni collegate, certo ma diverse). Ma mai in corso di Mondiale. Chi scava nei precedenti trova una squalifica a Garrincha per una espulsione in semifinale durante Cile 1962, resa esecutiva con un ritardo tale da consentirgli di giocare e vincere la finale con il Brasile, complice l’onda della protesta popolare.Ma erano altri tempi e altre regole
LE REGOLE ATTUALI
Il Mondiale a 48 squadre ha infatti portato con sé una modifica di regolamento, volta a evitare di sommare ammonizioni tra fasi diverse del torneo: con il formato ampliato che prevede un turno a eliminazione diretta in più, fin dai sedicesimi di finale, il Consiglio della FIFA ha ha modificato il regolamento della Coppa del Mondo 2026 stabilendo che i singoli cartellini gialli nella fase finale della competizione vengono azzerati dopo la fase a gironi e poi nuovamente dopo i quarti di finale. Il principio è chiaro: evitare che il nuovo formato, più lungo rispetto al passato, aumenti in modo eccessivo il rischio di squalifiche per somma di ammonizioni. Una scelta per tutelare lo spettacolo e le stelle del Mondiale. Ogni singola ammonizione ricevuta durante i gironi viene eliminata prima dei sedicesimi di finale. Un altro azzeramento avviene dopo i quarti di finale, in modo che non si possa saltare la finale per aver sommato una ammonizione nei quarti e una in semifinale, discorso a parte per l’espulsione diretta.
SPORT E POLITICA, UNA STORIA A MOLTE FACCE
Nella storia dello sport e soprattutto dell’organizzazione di grandi manifestazioni sportive, lo zampino nella politica c’è sempre stato. Non mancano casi di contraddizioni, si pensi a tutto il dibattere attorno ai messaggi politici collegato alle interpretazioni della regola 50 della Carta olimpica. Dalle olimpiadi di Berlino 1936, con il chiaro intento di celebrare il Terzo Reich, ai fenomeni di sportwashing di dittature e “democrature” contemporanee, che attraverso lo sport mostrano al mondo il loro volto pulito e migliore, nascondendo sotto la vetrina scintillante, le magagne sui diritti per citare le situazioni più criticabili. Innegabile la componente politica anche in situazioni più soft: sempre quando un Governo e un Paese danno il benestare all’organizzazione di un grande evento sportivo, anche in democrazia, lo fanno calcolando un positivo ritorno di immagine e di consenso, i cui conti però si fanno alla distanza. Ma siamo nel campo della sinergia accettabile, più o meno virtuosa secondo i casi: nessuna grande manifestazione sarebbe organizzabile senza l’assenso e l’impegno della politica con la maiuscola. Ma un conto è stare tra governi e governo dello sport, anche da alleati, ognuno nel proprio definito campo, altro e ingerire fino a rompere la bolla delle regole puramente sportive.
INTERFERENZE E INTERFERENZE, DAL QATAR A TRUMP
Già in Qatar aveva fatto discutere, come interferenza eccessiva, il gesto dell’emiro, Tamim bin Hamad Al Thani che, ponendo sulle spalle di Lionel Messi al momento della premiazione il Bisht, il mantello arabo che rappresenta benessere e regalità, aveva finito per “oscurare” la maglia dell’Argentina, togliendole il primato nella massima vetrina, al momento di alzare la coppa.
Un episodio certo controverso, ma di contorno rispetto alla competizione vera e propria. Se è andata come le ricostruzioni indicano, il caso Balogun/Trump, rappresenta un passo ulteriore: stavolta la politica sarebbe giunta a ingerire dentro le questioni strettamente sportive in modo plateale, fino a mettere le mani o i piedi dentro la bolla della partita, delle decisioni arbitrali, di quelle del giudice sportivo, per definizione autonomo a livello ordinamentale anche dal giudice ordinario.
LE REAZIONI
Il Belgio, prossimo avversario degli Stati Uniti, potenzialmente danneggiato dalla “reintegra” dello squalificato sta già agendo con i ricorsi previsti dalla giustizia sportiva. Ma a segnare lo spartiacque è il pesantissimo comunicato dell’Uefa: «Il calcio, come ogni altro sport, si fonda sulle regole, che costituiscono la base di una competizione leale, onesta e trasparente. Talvolta le regole possono essere soggette a interpretazione. In questo caso, no, prosegue la Uefa. «La squalifica automatica minima di una giornata dopo un'espulsione non è una facoltà discrezionale e non richiede la decisione di alcun organo competente per entrare in vigore. È un principio sancito dai regolamenti, che non può essere oggetto di eccezioni, tanto meno nel corso di un torneo in cui diversi altri giocatori si sono trovati nella stessa situazione e hanno regolarmente scontato la loro squalifica». E ancora: «Quando la certezza delle regole non è più garantita da chi è chiamato a custodirle, l'integrità del gioco viene messa a rischio e la credibilità della competizione risulta compromessa. Inoltre, una decisione di questo tipo crea un precedente all'interno del torneo in corso: situazioni analoghe dovranno ora ricevere lo stesso trattamento, con un inevitabile danno per la competizione. Il calcio è lo sport più amato al mondo perché è un gioco straordinario, ed è credibile perché viene praticato ovunque secondo le stesse regole. Un torneo non è mai un evento isolato e, quando il torneo in questione è il Mondiale, ha il potere di produrre conseguenze, positive o negative, sull'intero movimento calcistico. Esprimiamo il nostro sconcerto per una decisione senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile».






