Sono passati 3 anni da quando il reattore della centrale nucleare di Chernobyl esplose, causando un’emergenza senza precedenti per l’Europa, quando emette i suoi primi vagiti Oksana Oleksandrivna Bondarčuk, nata nella città di Chmel'nyc'kyj, Ucraina occidentale. Se il nome non vi dice niente non preoccupatevi, il mondo la conosce come Oksana Masters, leggenda statunitense degli sport paralimpici.

Come ci è finita una bimba di una cittadina ucraina a diventare l’atleta più medagliata della storia paralimpica statunitense?

La sua è una storia struggente, ma che ti lascia in bocca quel sapore di rivalsa e negli occhi la gioia di vederla trionfare. Il destino è sembrato essere ingiusto con lei fin dalla nascita. Viene al mondo da una madre che ha avuto la sfortuna di inalare le radiazioni partite da Chernobyl il 26 aprile 1986. Questo influisce su Oksana, che nasce con una serie di malformazioni congenite note come emimelia tibiale: le mancano le tibie nelle gambe, che presentano lunghezze diverse e piedi con sei dita ciascuno; le sue mani hanno cinque dita palmate ma sono prive di pollici, e anche internamente il suo corpo è segnato dalla mancanza di un rene e da uno stomaco non completamente formato.

La famiglia è povera e quindi, non potendo prendersi cura di lei e dei suoi problemi fisici, decide di lasciarla in orfanotrofio. Nei suoi anni trascorsi qui subisce vari abusi: picchiata e spesso lasciata senza cibo, compromettendone la crescita. Il punto di svolta della sua vita è rappresentato da un incontro: quello con Gay Masters, una logopedista americana che nel 1996 decide di adottarla.

Milano Cortina 2026 Paralympics - Para Biathlon - Women's Sprint Pursuit Sitting - Tesero Cross-Country Skiing Stadium, Lago, Italy - March 13, 2026. Oksana Masters of United States reacts after the final REUTERS/Sarah Meyssonnier
Milano Cortina 2026 Paralympics - Para Biathlon - Women's Sprint Pursuit Sitting - Tesero Cross-Country Skiing Stadium, Lago, Italy - March 13, 2026. Oksana Masters of United States reacts after the final REUTERS/Sarah Meyssonnier
Oksama Masters in azione a Milano Cortina 2026. REUTERS/Sarah Meyssonnier (REUTERS)

Una volta trasferitasi in Kentucky, inizia il suo calvario medico: a causa del dolore e dell'impossibilità di camminare, subisce l'amputazione della gamba sinistra a 9 anni e della destra a 14. Nonostante la condizione impedente, Oksana decide di dedicarsi allo sport ed inizia a praticare il pararowing, ovvero una disciplina simile al canottaggio, ma adattata nelle regole e nelle modalità per essere praticata da atleti con disabilità. In questo sport trova la sua valvola di sfogo e una strada per una nuova vita: Oksana eccelle e, insieme al compagno di squadra Rob Jones (ex marine) conquista uno storico bronzo alle paralimpiadi di Londra 2012. Gli sforzi compiuti durante l’attività sportiva sono troppi: il corpo di Oksana non regge e subisce un grave infortunio alla schiena. Stop al pararowing e rischio di carriera finita.

Ma la vita ha già provato a mandarla al tappeto molte volte, e non c’è mai riuscita, neanche in questa occasione. Decide di sfruttare la forza che ha nella parte superiore del corpo, inizia a praticare sci di fondo. In poco tempo diventa un portento, e in meno di due anni passò dal non aver mai visto la neve a vincere medaglie a Sochi 2014.

Ma non le bastava scivolare sulla neve; Oksana voleva la sfida estrema. Così approda al Biathlon, una disciplina che sembrava impossibile per lei. Se lo sci di fondo è puro cuore e polmoni, il Biathlon richiede una calma glaciale e una precisione millimetrica nel tiro a segno. La sfida per Oksana era doppia: doveva imparare a gestire il fucile nonostante la conformazione delle sue mani, operate più volte per separare le dita palmate ma prive di pollici. Ha dovuto sviluppare una tecnica unica per ricaricare e sparare, mantenendo il battito cardiaco sotto controllo dopo chilometri di spinta estenuante. È qui che la sua forza mentale è diventata la sua arma più affilata.

Il suo palmarès è da incorniciare: tra neve e asfalto (grazie all'handbike), Oksana ha riscritto la storia. Prima di arrivare in Italia, il suo bottino contava già 19 medaglie olimpiche complessive, di cui ben 11 d'oro, conquistate in quattro sport differenti.

Oggi, a Milano-Cortina 2026, il cerchio della sua carriera sembra chiudersi in modo poetico. Sulle nevi italiane Oksana ha confermato ancora una volta di essere fuori categoria, aggiungendo ulteriore oro alla sua leggenda.

Oksama consegna la medaglia a Gay Masters, sua madre adottiva

Ma l’immagine simbolo di questa sua Olimpiade non è una vittoria cronometrica, bensì un momento di pura emozione umana. Subito dopo la vittoria, Oksana è andata dalla madre adottiva, Gay, che la osservava tra la folla. In un abbraccio che ha catturato l'attenzione di tutti, si è sfilata la medaglia d'oro dal collo e l'ha consegnata a lei, mettendogliela al petto. Un gesto che dice tutto senza bisogno di parole: quella medaglia non appartiene solo all'atleta, ma alla donna che trent'anni fa le ha dato la possibilità di sognare.