Pelli di foca agganciate sotto gli sci, lo sforzo costante della salita e poi, una volta in vetta, la soddisfazione di discese indimenticabili in paesaggi incontaminati in neve fresca. Il tutto, naturalmente, riservato a sciatori esperti e dotati dell’equipaggiamento di autosoccorso obbligatorio previsto dalle normative: Arva (apparecchio di ricerca in valanga), pala e sonda. In sintesi, lo sci alpinismo è questo: uno sport per pochi, autentici amanti della montagna.

Non si tratta soltanto di una disciplina sportiva, ma di un’attività di montagna impegnativa, fondata su un legame profondo tra uomo e natura. Si sale e si scende affidandosi non solo alla preparazione atletica, ma anche – e soprattutto – alla capacità di leggere la neve, interpretare il meteo, valutare il rischio valanghe, gestire l’esposizione e dosare le energie. Al di là delle competizioni, ogni uscita si svolge in un territorio da comprendere prima ancora che da attraversare.

L’uso degli sci in salita con le pelli, dette “di foca” perché fino agli anni Trenta venivano realizzate con la vera pelle dell’animale, ha origini antiche e nordiche. In principio non era un passatempo, ma un mezzo essenziale di spostamento. Trasformatosi nel tempo in sport, oggi lo sci alpinismo attira anche chi desidera vivere la neve in modo più essenziale e consapevole. Si pratica lontano dagli impianti di risalita e, in una fase storica in cui lo sci da discesa è sempre più in difficoltà tra costi elevati e iperturismo, rappresenta una sintesi virtuosa tra sostenibilità ambientale e risparmio economico.

Nel 1948 lo sci alpinismo fece la sua prima apparizione ai Giochi Olimpici Invernali di Sankt Moritz come sport dimostrativo, con la denominazione di patrouille militaire. Una prova fortemente segnata dall’origine militare della disciplina: una gara a squadre in cui gli atleti affrontavano salite e discese impegnative con equipaggiamenti pesanti, mettendo alla prova resistenza, coordinazione e spirito di gruppo.

Lo status di disciplina olimpica arriva ufficialmente nel 2026, con il debutto dello SKIMO (Ski Mountaineering) a Milano-Cortina. Il format olimpico si concentra su velocità e abilità tecnica, sia in salita sia in discesa. Le gare, per le quali sono stati selezionati 36 atleti (18 uomini e 18 donne), si svolgeranno sulla pista Stelvio di Bormio, lungo percorsi tracciati appositamente.

Il programma prevede tre eventi: sprint maschile, sprint femminile e staffetta mista. Le finali si terranno il 19 febbraio 2026 e il 21 febbraio, con tracciati che condensano in pochi minuti salita – anche con tratti a piedi e sci in spalla – cambi rapidi delle pelli e discese tecniche. Tre anche gli atleti convocati: Alba De Silvestro, Giulia Murada e Michele Boscacci.

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