«In queste settimane i Giochi olimpici e paralimpici saranno una specie di festival del corpo. Gli atleti affronteranno le gare per cui si sono preparati da tanto tempo. E il corpo racconterà le sue avventure e potrà istruire la città e tutti coloro che sanno ascoltare: il racconto infatti è come una lezione di vita, è come una predica severa, è come una confidenza commovente».
È da questa immagine che prende avvio l’omelia dell’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, nella Basilica di San Babila, il “cuore spirituale” della Milano olimpica, durante la Messa per l’accoglienza della Croce degli sportivi e alla vigilia delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026 in programma, le prime, dal 6 al 22 febbraio, e le seconde dal 6 al 15 marzo.
Prima della celebrazione, la Croce – che da Londra 2012 viene affidata da Athletica Vaticana alla Diocesi che ospita i Giochi – viene portata in processione da corso Monforte e collocata sull’altare prima della celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo Delpini e concelebrata, tra gli altri, da monsignor Paul Tighe, segretario del Dicastero vaticano per la Cultura e l’Educazione, don Michele Gianola, sottosegretario della Cei e direttore ad interim dell’Ufficio nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport, il vescovo di Belluno-Feltre monsignor Renato Marangoni, il direttore della Fom (Fondazione oratori milanesi) don Stefano Guidi e il cappellano olimpico della Cei don Franco Finocchio.
La Croce è composta da quindici frammenti di legno provenienti da diverse parti del mondo: a richiamare, sulla scorta di San Paolo, che molte sono le membra ma uno solo il corpo mentre, al centro, la sagoma del Crocifisso ricorda che l’unità non nasce dall’omologazione, ma dal dono di sé; non dalla competizione, ma dalla comunione.

Ascesi, morale e competizione: il corpo che educa

La riflessione di Delpini mette al centro il corpo, non come strumento o spettacolo, ma come linguaggio profondo dell’umano. «Il corpo degli atleti delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi», sottolinea l’arcivescovo, «dirà di quanta volontà sia necessaria per affrontare gli sforzi, le fatiche dell’allenamento. Una scuola di ascesi». In quella fatica quotidiana, spesso invisibile, Delpini legge una lezione che va oltre lo sport: l’educazione alla pazienza, alla costanza, alla capacità di rinviare il risultato per costruirlo nel tempo.
Ma il corpo, insiste l’arcivescovo, parla anche di altro: «Dirà di quanta virtù sia necessaria per custodire le passioni, i capricci, le seduzioni della prestazione artefatta, la pigrizia che cede alla stanchezza, l’incostanza che si concede alle trasgressioni». È una vera «scuola di morale», che smaschera le scorciatoie e ricorda che non tutto ciò che è possibile è anche giusto.
Delpini richiama anche allo spirito competitivo dello sport che, però, non deve diventare un idolo assoluto: «Il corpo degli olimpici e paralimpici», scandisce l’arcivescovo, «dirà di quale fortezza sia necessaria per accettare la sconfitta senza deprimersi, per vivere la vittoria senza esaltarsi, per vivere le reazioni scomposte degli altri, le rabbie impreviste, i puntigli irritanti, gli scoraggiamenti paralizzanti. Una scuola di vita» che educa a non identificarsi con il risultato.

Relazione, disabilità e libertà: una scuola di umanità

C’è poi la dimensione relazionale, spesso dimenticata nello sport vissuto come competizione esasperata e ridotto solo al gareggiare: «Dirà di quanta amabilità sia necessaria per coltivare lo spirito di squadra, coordinare i movimenti con gli altri e le altre della squadra; dirà quale umiltà richieda lasciarsi condurre dall’allenatore per correggersi e per migliorarsi». È, sottolinea Delpini, «una scuola di umanità», dove si impara a stare con gli altri e non contro gli altri.
Particolarmente intensa è la riflessione sulla disabilità, nel contesto delle Paralimpiadi: «Dirà di quanta libertà sia necessaria per riconoscere di non essere perfetti e confrontarsi con le prestazioni degli atleti bellissimi e giovani, e riconoscere la condizione della disabilità senza farne un tormento e viverla invece come la propria condizione per esprimere i talenti e sfidare il limite. Una scuola di audacia e di fantasia».
L’invito di Delpini è chiaro: lo spirito olimpico non sia soffocato dal rumore, dalla superficialità, dall’ossessione per la prestazione.
Per questo, nella Basilica di San Babila, viene accolto il segno essenziale della Croce degli sportivi: «Il corpo di Cristo, crocifisso per amore, è l’apertura per andare oltre e accogliere il mistero». Una croce che non ostenta, ma suggerisce; che non impone, ma invita: «La Croce degli sportivi», spiega, «è più uno spiraglio che una figura: il corpo di Cristo, crocifisso per amore, è l’apertura per andare oltre e accogliere il mistero. Il corpo assente incoraggia le domande, lo sguardo, l’attenzione. La croce degli sportivi», ricorda ancora l’arcivescovo, «rimarrà in questa chiesa per i giorni delle Olimpiadi e Paralimpiadi e per chi saprà ascoltare parlerà come parla un corpo glorioso, il corpo assente che attira lo sguardo, provoca la memoria, alimenta lo stupore e convince a cantare l’alleluia di Pasqua». Perché, conclude Delpini, «se volete sapere che cos’è l’amore, se volete sapere se ci sia una speranza, guardate a Gesù, adorate il corpo crocifisso e risorto e seguitelo».

Anche papa Leone XIV, con un telegramma a firma del Segretario di Stato Paroline, ha inviato un messaggio che è stato letto al termine della celebrazione: «Queste giornate di sana competizione contribuiscano a costruire ponti tra culture e popoli, promuovendo l'accoglienza, la solidarietà e la pace». Il Pontefice ha poi auspicato che «l'importante evento susciti sentimenti di amicizia e di fraternità, rinsaldando la consapevolezza del valore dello sport al servizio dello sviluppo integrale della persona umana».

Il progetto “For Each Other”

Una celebrazione semplice ma suggestiva il cui significato, spiega la diocesi ambrosiana, è quella di «affidare a Dio alla vigilia dell’inizio della Tregua olimpica il tempo dei Giochi, perché lo sport sia davvero spazio di incontro e non di esclusione, occasione di eccellenza condivisa e non di idolatria della prestazione, esperienza di rispetto e di amicizia capace di custodire ogni persona, soprattutto la più fragile».
Un auspicio che sarà declinato fino a metà marzo con numerose iniziative che la chiesa ambrosiana ha organizzato, in parallelo con lo svolgersi dei Giochi olimpici, nel progetto “For Each Other” che intreccia fede, sport, cultura e dialogo internazionale, offrendo alla città e ai visitatori un’esperienza aperta e partecipata. Un percorso che coinvolge chiese, istituzioni culturali e giovani volontari, con l’obiettivo di promuovere i valori dello sport, della bellezza e dell’incontro.
Fulcro spirituale dell’iniziativa è la Basilica di San Babila, che diventerà la chiesa degli sportivi, e ospiterà Messe internazionali in lingua inglese, francese, tedesca e italiana nelle domeniche dell’8 e 15 febbraio e dell’8 marzo 2026.
Sempre a San Babila sarà possibile visitare la mostra “Uno sport di valore, dalla Carta Olimpica ai nostri campi da gioco”, aperta a tutti. Un’esposizione che invita a riflettere sullo sport come strumento educativo e sociale, capace di trasmettere valori come rispetto, lealtà, inclusione e impegno.
Accanto ai momenti spirituali e culturali, spazio anche alla condivisione e all’incontro nel Villaggio Excellence, allestito nella chiesa di Sant’Antonio (via Sant’Antonio 5), pensato come luogo di dialogo e scambio tra esperienze sportive, associative e formative. Un’attenzione particolare è rivolta ai giovani con “La Via della Bellezza”, un percorso guidato da volontari under 30 che accompagneranno i visitatori alla scoperta del patrimonio artistico e spirituale delle chiese del centro storico di Milano. Le visite, gratuite e aperte a tutti, si svolgeranno in italiano, inglese e francese nelle basiliche di San Babila, Sant’Eustorgio, San Lorenzo e nella chiesa di Santa Maria presso San Satiro, dal 7 al 22 febbraio e dal 7 al 15 marzo 2026. In programma anche un evento teatrale: “Citius Altius Fortius”, spettacolo a cura della Fondazione Giovanni Paolo II per lo Sport, in programma martedì 24 febbraio alle ore 20.45 presso il Collegio San Carlo.