Dopo la mostruosa infilata di Indian Wells, Miami e Monte-Carlo, tre tornei consecutivi vinti da 1000 punti ciascuno, vinti nello stesso anno, in tre fusi orari diversi, e due superfici diverse, riuscita in precedenza al solo Novak Djokovic, il 12 aprile 2026 Jannik Sinner è tornato numero 1 del tennis mondiale, scalzando Carlos Alcaraz, sconfitto in finale. Non è un mistero che i due siano i soli rivali in grado di spartirsi il tennis contemporaneo, lasciando indietro il terzo, il malcapitato Alexander Zverev, che nei tre tornei di cui sopra le ha prese da Sinner tre volte di seguito in meno di un mese, di oltre settemila punti ciascuno: un abisso siderale.

Da quando esiste la classifica

Se prima del 23 agosto 1973 la palma di migliore tennista al mondo era il regno dell’opinabile, con l’avvento in quel momento della prima classifica mondiale computerizzata il ranking è diventato oggettivo, anche se i criteri di assegnazione del punteggio sono cambiati nel tempo, più volte in cerca di una mediazione tra il premiare la quantità e la qualità. Il primo numero uno computerizzato della storia è stato l’eccentrico romeno Ilie Nastase.

Chi stabilisce le regole

Il sistema del Ranking mondiale, regolato dall’Atp (Association of tennis professional) per gli uomini e dalla Wta (Women tennis association) è stato riformato più volte negli anni, le due modifiche più radicali nel 1990 con l’avvento dell’Atp Tour (che è una partnerhip tra l’Associazione dei giocatori e i direttori dei tornei) quando si è fatto in modo di disincentivare l’eccessiva programmazione dei giocatori per costringerli a competere più spesso e ad accumulare punti sulle diverse superfici, e nel 2000 quando si sono introdotti correttivi per evitare che la quantità premiasse più della qualità e per dare più peso a chi vinceva titoli importanti. Attualmente la classifica è una tagliola stressantissima che chiede ai giocatori continuità e numero di tornei per mantenere la posizione.

A che cosa serve la classifica

Se da un lato è di enorme prestigio e porta una coppa a parte finire l’anno da numero 1, la classifica serve soprattutto a dare un criterio oggettivo alle qualificazioni ai tornei, ossia a stabilire senza che sia troppo opinabile chi ha diritto di entrare di diritto nei tabelloni principali dei grandi tornei e chi a partecipare alle loro qualificazioni. Attualmente sono mandatory, ossia obbligatori, per i primi 30 migliori giocatori classificati al mondo nell’anno precedente: i quattro tornei del grande slam (Australia, Parigi, Wimbledon e Us open), l’Atp finals per chi vi si qualifica (i primi otto di ogni anno); 8 masters 1000 su nove (tutti tranne Monte-Carlo), 4 Atp 500, uno dei quali da giocarsi nell’ultima parte della stagione, ossia dopo l’Us Open. Questi tornei non possono essere saltati se non con la valida giustificazione di un infortunio o della mancata qualificazione, pena l’assegnazione di uno “zero” nel computo dei risultati validi per la classifica e la perdita del bonus economico a fine anno.

Come si calcolano i punti e quando scadono

I punti della classifica si ottengono sommando i punti acquisiti dal giocatore nei migliori 19 risultati delle ultime 52 settimane (16 in Wta): ogni torneo assegna infatti un massimo di punti al vincitore (2mila per uno slam, 1000 per un Master 1000, 500 per un Atp, 250 per un Atp 250) e un numero inferiore e prestabilito di punti al finalista, al semifinalista e via discendendo. Ogni lunedì il computer somma i punti dei migliori 19 risultati di ogni giocatore nelle ultime 52 settimana e aggiorna la classifica, con l’eccezione dei pochi lunedì che cadono nel mezzo di un torneo più lungo di una settimana. Il numero 52 si spiega con le settimane dell’anno solare: questo significa che ogni giocatore vede rimettere in gioco i punti conquistati nel medesimo torneo l’anno precedente: per esempio i 1000 punti conquistati a Monte-Carlo da Sinner tra un anno scadranno e verranno decurtati, solo rivincendolo andrà a somma zero, chi va peggio dell’anno prima perde punti, chi va meglio ne guadagna. Per questo convenzionalmente si parla dei punti acquisiti nel torneo dell’anno precedente come di «punti da difendere».

Al momento della reconquista della prima piazza a Monte-Carlo ballavano poche centinaia di punti tra Sinner e Alcaraz, ragion per cui a Barcellona e Madrid 2026 la piazza va di nuovo in gioco e come ha detto Sinner i conti si fan dopo Wimbledon quando nel giro di un mese vengono distribuiti i 4000 punti in palio tra la terra di Parigi e l’erba di Londra.

Un circuito tritatutto

Il meccanismo è fatto in modo tale da indurre i migliori giocatori alla polivalenza in tema di superficie e a giocare molti tornei spalmati n tutto il corso dell’anno e in tutti i continenti.

Questo determina il fatto che il circuito del tennis sia tra i più intensi negli sport d’alto livello, perché non ha tempi morti: è in funzione da gennaio e metà novembre con in più la variabile Coppa Davis (maschile) e Billie Jane Cup (sua omologa al femminile), e spreme tanto i più forti, che arrivando spesso alle finali sovente transitano senza soluzione di continuità dalla finale di un torneo al secondo turno del successivo, quanto quelli di classifica meno elevata obbligati a conquistarsi le qualificazioni dei tornei più importanti sul campo, e costretti a giocare molto anche per guadagnare e potersi permettere i viaggi tutti a carico dei tennisti che il circuito impone. Di questo parlava Jannik Sinner quando raccontava che aveva pattuito con la famiglia che avrebbe lasciato il tennis se non fosse entrato entro i 23-24 anni nei primi 200 al mondo, perché non avrebbe potuto permettersi di continuare per ragioni economiche.

Il difficile non è solo scalare la classifica, almeno entro certi limiti la vera sfida è mantenerla. Anche perché quando si scende risalire è durissima. Chiedere per credere a Matteo Berrettini. Se è vero infatti che il sistema viene incontro congelando temporaneamente i punti in caso di gravi infortuni, una volta che il congelamento scade il tritatutto riparte, anche per chi è incappato in problemi fisici. Se poi si tratta di una crisi che non ha a che fare con infortuni una discesa diventa precipitosa, come ben sa Stephanos Tsitispas caduto in un anno dal numero 8 al 49.