Li hanno cercati per giorni, creduti ormai morti ma inaspettatamente i loro volti sono apparsi nel video del sommozzatore australiano che da giorni li cercava.   E le immagini di speranza  in cui appaiono, nonostante la situazione, capaci di sorridere e in buone condizioni sono forse le più belle che un genitore, ormai disperato, possa immaginare di vedere. Una seconda nascita dei loro figli, scomparsi da giorni nelle viscere della terra in una grotta thailandese al ritorno dell’allenamento della loro squadra di calcio.

Certo ora tirare fuori tutti e 12 i giovani calciatori (tra gli 11 e i 16 anni) e il loro allenatore non sarà semplice, sono stremati, molti non sanno nuotare, figuriamoci immergersi e utilizzare le bombole per almeno due chilometri. Inoltre l’acqua, a causa delle piogge della stagione monsonica, continua a essere presente per un lungo tratto della grotta. Ma la notizia del ritrovamento ha dato la forza per affrontare le mille difficoltà

Insomma è una lotta contro il tempo che si può vincere e che richiama alla memoria il dramma di Vermicino, quando il dolore e la paura per il piccolo Alfredino, scivolato in un pozzo artesiano, tenne gli italiani bloccati per giorni davanti al televisore. Ma, come sappiamo, non ci fu nessun lieto fine…  Diversamente da quanto ci si attende per i ragazzi thailandesi. Il movimento e il sostegno attorno a loro e alle loro famiglie è enorme ed è il sintomo di una comunità che non lascia solo nessuno e soprattutto che non ha mollato neanche quando sembrava il momento di darsi per vinti.



E così 14 famiglie vivono da giorni fuori dalla grotta Tham Luang insieme agli speleologi, ai soccorritori, all’esercito, alle autorità, ai volontari, alle autorità religiose e dello Stato. C’è molto da fare, la preghiera buddista accompagna le ore di attesa ma intanto per non peggiorare la situazione bisogna deviare i torrenti che portano acqua alla grotta, svuotare con le pompe più canali possibili. Centinaia di soccorritori continuano ad alternarsi nella grotta per affrontare l'immensa sfida logistica di rendere praticabile il ritorno dei ragazzi attraverso un tortuoso labirinto tra le rocce, ancora per gran parte sommerso e nel frattempo, i giovani calciatori stanno iniziando a fare pratica di immersioni.

Per il lieto fine è necessaria la costanza dello sforzo collettivo cui stiamo assistendo, dello Stato e delle famiglie, dei soldati e dei volontari (accorsi non solo dalla Thailandia), dei soccorritori e dei ragazzi da soccorrere. Il video che li ritrae  smunti nei lineamenti ma capaci di scherzare con i sub non è ancora il lieto fine che tutti vorremmo ma e l’inizio di questa storia di salvezza.