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Una maglietta bianca di un bambino spunta dalle macerie. Più in là, su un muretto invece qualcuno ha poggiato un rosario. Eccolo qui il grande cuore di Torre Annunziata. Nelle mani di tanti volontari che continuano a scavare senza soluzione di continuità tra le macerie della palazzina crollata alle prime luci dell’alba sulla rampa Nunziante. Per ora la speranza è che qualcuno dei dispersi, sette persone di cui due bambini di 8 e 11 anni, sia riuscito a sopravvivere sotto le macerie. Sul posto ci sono i vigili del fuoco, ci sono i poliziotti ed i carabinieri. Ma ci sono soprattutto tanti cittadini comuni. Vicini di casa e persone che avevano programmato di trascorrere una giornata in spiaggia e che, invece, stanno usando i secchielli dei propri figli per portar via un po’ di macerie. Le ricerche non sono semplici. Ogni 15 minuti i vigili del fuoco lanciano un appello all’intero quartiere. Chiedono di fare silenzio. E poi, chiedono se qualcuno, lì sotto le macerie, riesce a sentirli.
Tutti hanno messo a disposizione le proprie abitazioni per ospitare i parenti dei dispersi. Tutti portano acqua. E poi ci sono loro, 4 immigrati di un centro di accoglienza poco distante. Quelle mani che aiutano sono mani di fratelli, non c’è differenza di razza o di religione. E così Edward, John, Tapoe e Abdullah che appena hanno compreso la gravità dell’accaduto sono corsi volontariamente sul posto per darsi da fare insieme a tutti gli altri montando delle tende da campo permettendo ai soccorritori di lavorare al meglio. Il campo base è stato allestito in un giardino situato a pochi metri dal crollo. Antonio Montano ha voluto mettere a disposizione di tutti la sua casa mente molte donne del vicinato hanno portato acqua e viveri. La solidarietà, in questa città per anni martoriata dalla camorra, è esplosa in maniera istintiva. Anche i proprietari degli stabilimenti balneari poco distanti hanno chiuso le loro strutture per poter correre a dare una mano. In costume da bagno e con una t-shirt bianca i bagnini dei lidi hanno indossato guanti e caschetto per scavare a mani nude insieme ai vigili del fuoco. E quelli che non si sono potuti avvicinare fanno la spola per dare il cambio agli alti o solo per dissetarli.
Una catena di solidarietà che ha coinvolto l’antica Oplonti. Ma gli sguardi dei soccorritori si interrogano: com’è potuto accadere? La palazzina si è sbriciolata. Nel fabbricato erano in corso dei lavori di ordinaria manutenzione. Si pensa anche alle vibrazioni provocate dai treni: ai piedi della palazzina corre la linea ferroviaria che collega Napoli e Salerno. Qualcuno fa notare che poco prima delle sei, il momento del crollo, era transitato proprio su quel binario un lungo treno merci. Sono tutte ipotesi, è evidente però che per avere qualche certezza bisognerà aspettare il lavoro dei periti che saranno nominati dal Tribunale di Torre Annunziata. Sul posto, infatti, è giunto il Procuratore aggiunto di Torre Annunziata Pierpaolo Filippelli che ha chiesto al Comune di acquisire tutta la documentazione planimetrica dello stabile. Anche il questore di Napoli Antonio De Jesu, il primo dirigente di Torre Annunziata Enzo Gioia e il comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri Ubaldo Del Monaco sono accorsi sul luogo della tragedia.




