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30 Maggio 2010 - Santissima Trinità

30 Maggio 2010  - Santissima Trinità – Anno C    

1. La domenica della Santissima Trinità

Occupa il posto della prima domenica dopo Pentecoste e, nell’adorazione della Trinità Santissima, proclama l’opera della salvezza compiuta “storicamente” dal Figlio di Dio fatto uomo e prolungata nei secoli dallo Spirito Santo donato dal Signore al compimento della sua Pasqua. Salvezza che discende dal progetto ideato e deciso nel cuore della Trinità. Le lezioni bibliche si desumono dal primo volume, quello festivo, del Libro III del Lezionario Ambrosiano: Il Mistero della Pentecoste: Lettura: Genesi 18,1-10a; Salmo 104; Epistola: 1Corinzi 12,2-6; Vangelo: Giovanni 14,21-26. Alla Messa vespertina del sabato viene proclamato: Marco 16,9-16 quale Vangelo della Risurrezione.    

2. Vangelo secondo Giovanni 14,21-26

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: 21«Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
 22Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». 23Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
 25Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi.  26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

3. Commento liturgico-pastorale

Il canto Alla Comunione, proposto per l’odierna solennità nel Messale ambrosiano, ci fa così pregare mentre ci accostiamo all’altare per ricevere il Corpo del Signore: «O Trinità beata, a te cantiamo, alla tua maestà ci prostriamo adoranti, in te fermamente crediamo: accresci la nostra fede».
La preghiera liturgica pare voglia dirci che nell’esperienza eucaristica, vale a dire nel contatto sacramentale con il Signore, è possibile risalire al mistero stesso di Dio, della sua vita divina, che Gesù è venuto a rivelarci e a donarci realizzando, in tal modo, i divini progetti che riguardano tutti gli uomini chiamati a credere in lui e ad accogliere la sua parola mediante lo Spirito.
Ed è proprio lo Spirito, quello che il Padre non cessa di mandare “nel nome” di Gesù (Giovanni 14,26) nella celebrazione dei sacramenti che attivano la sua Pasqua, a rendere possibile e perseverante in noi l’adesione di fede e di amore in lui. È, infatti, “nello” Spirito e grazie allo Spirito che ancora oggi e fino alla consumazione dei tempi, le generazioni dei credenti possono dire in tutta verità: «Gesù è il Signore» (Epistola: 1Corinzi 12,3), riconoscendo così che lui è il Figlio venuto nel mondo, è il Crocifisso, il Risorto dai morti, colui che siede alla destra di Dio  e al quale è stato dato ogni potere in cielo e in terra.
È lo Spirito, dunque, a rendere viva per noi la Parola proclamata, ascoltata e letta nelle Sacre Scritture e ad orientare  così i nostri cuori a credere in Gesù quale rivelatore unico e definitivo e a comprendere che essa, la rivelazione da lui portata nel mondo, ha come sua origine  e fine l’amore di Dio per noi. Questo è ciò che grazie allo Spirito “ricordiamo” (v 26) e comprendiamo accogliendo oggi la Parola e guardando ai gesti altrettanto “rivelativi” compiuti da Gesù segnatamente nella sua morte e risurrezione. Con le sue parole e le sue opere egli ci ha rivelato che Dio è amore, amore per noi reso visibile, appunto, nel dono della vita fatto da Gesù per noi.
 Lo Spirito Paràclito che abita in noi ci dona di capire che il gesto d’amore di Gesù, inteso come rivelazione suprema di Dio e del suo amore per noi, sollecita tutti coloro che credono a diventare a loro volta capaci di donarsi nell’amore, prova concreta, questa, di aver “accolto” e “osservato” i suoi “comandamenti”, tutti riassunti, come ben sappiamo, nel precetto della carità (v 21). L’”accoglienza” e l’”osservanza”, segno autentico dell’amore per Gesù, facilita la più profonda “conoscenza” di lui. “Conoscenza” che, in realtà, si fa “esperienza” dell’amore di Gesù e del Padre.
Ha così origine  una misteriosa ma reale circolazione d’amore: il Padre che ama il Figlio, ama tutti coloro che “amano” il Figlio e li lega a sé e al Figlio in un vincolo permanente d’amore reso nel testo evangelico dall’immagine della “dimora” (v 23). Chi “osserva” la parola di Gesù, di fatto, diviene “casa” di Dio, luogo dove lui continua a manifestarsi e a rivelarsi.
 È l’esperienza profeticamente annunciata nella Scrittura nei fatti accaduti presso le “Querce di Mamre” (Lettura: Genesi 18,1-5), allorché Abramo accolse Dio, nei tre misteriosi viandanti, onorandoli con squisita ospitalità, da essi accolta e ricambiata con l’annuncio della nascita del “figlio” (v 10), destinata a imprimere una svolta decisiva nella storia della salvezza.
 È l’esperienza che la comunità dei credenti, di quelli cioè che amano Gesù osservando il suo precetto, fa sommamente nella celebrazione eucaristica, nella quale lo Spirito fa ardere la fiamma viva d’amore che unisce il Padre e il Figlio, fiamma che avvolge quanti ne accolgono la “luce” e il “calore”! 



3 Giugno 2010  - Santissimo Corpo e Sangue del Signore – Anno C
 
1.  La solennità del Corpo e del Sangue del Signore

Il Calendario liturgico della nostra Chiesa ambrosiana la fa celebrare nella sua data tradizionale, vale a dire il giovedì successivo alla prima domenica dopo Pentecoste. L’odierna solennità intende celebrare il mistero della perdurante “presenza vera, reale e sostanziale” del Signore Gesù nei segni del pane e del vino dell’Eucaristia. Una “presenza” da recare anzitutto ai malati, ai morenti come indispensabile viatico nel cammino ultimo verso il Cielo. Una “presenza” che nell’adorazione comunitaria e del singolo vuole aprire il cuore dei fedeli alle meraviglie e al tesoro inesauribile di grazia racchiusa nella santa Messa, “memoriale della Passione” del Signore, “sacrificio di salvezza”, “convito di grazia”.    

2. Il Lezionario

Propone le seguenti lezioni scritturistiche: Lettura: Genesi 14,18-20. Riporta l’incontro di Abramo con Melchìsedek, re di Salem che gli andò incontro offrendogli “pane e vino” e che la tradizione della Chiesa antica interpretò come annunzio e figura dell’Eucaristia. L’Epistola: 1Corinzi 11,23-26 tramanda alle generazioni cristiane ciò che il Signore fece e comandò di fare “in sua memoria” nella cena “nella notte in cui veniva tradito”. Il Vangelo è preso da Luca 9,11b-17 che riporta la prodigiosa moltiplicazione “dei cinque pani e due pesci” con i quali vengono saziati, con sovrabbondanza “circa cinquemila uomini”.    

Vangelo secondo Luca 9,11b-17

In quel tempo. Il Signore Gesù 11prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.    
12Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». 13Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a compare viveri per tutta questa gente». 14C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». 15Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. 16Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. 17Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi avanzati: dodici ceste.        

3. La preghiera liturgica

Riportiamo qui il Prefazio della Messa che esprime il “ringraziamento” della Chiesa a Dio per il suo Figlio Gesù e per quanto egli fece “nell’ultima cena” in cui volle “perpetuare nei secoli il memoriale alla sua passione”. Proponiamo inoltre l’Antifona Alla Comunione come preghiera da recitare anche nella “adorazione” e nella “visita” al Santissimo Sacramento.  

Prefazio
 
È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre, qui e in ogni luogo, a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno.     Cristo tuo Figlio, nell’ultima cena tra i suoi apostoli, volle perpetuare nei secoli il memoriale della sua passione e si offrì a te come agnello senza macchia, come lode perfetta e sacrificio gradito. In questo grande mistero tu nutri e santifichi i tuoi fedeli perché una sola fede illumini e una sola carità riunisca l’umanità diffusa su tutta la terra. Noi ci accostiamo con gioia, o Padre, alla tua mensa, e l’effusione del tuo Spirito ci trasforma a immagine della tua gloria.     Per questo prodigio d’immenso amore tutte le creature si uniscono in un cantico nuovo, e noi con gli angeli e coi santi eleviamo l’inno di adorazione e di lode.  

Alla Comunione
 
Ti lodiamo, Signore onnipotente, glorioso re di tutto l’universo. Ti benedicono gli angeli e gli arcangeli, ti lodano i profeti con gli apostoli. Noi ti lodiamo, o Cristo, a te prostrati, che venisti a redimere i peccati. Noi ti invochiamo, o grande Redentore, che il Padre ci mandò come pastore. Tu sei il Figlio di Dio, tu il Messia che nacque dalla Vergine Maria. Dal tuo prezioso sangue inebriati, fa’ che siam da ogni colpa liberàti.    


28 maggio 2010

 
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