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9 Maggio 2010 - Domenica VI di Pasqua

A cura di don Alberto Fusi

9 Maggio 2010  - Domenica VI di Pasqua – Anno C

1. La sesta domenica “di Pasqua” I testi biblici proclamati in questa domenica e quelli della preghiera liturgica contenuti nel Messale Ambrosiano orientano l’attenzione orante della Chiesa al mistero dell’Ascensione del Signore che prelude al compimento della Pasqua contrassegnato dal dono dello Spirito. Il Lezionario propone: Lettura: Atti degli Apostoli 21,40b-22,1-22; Salmo 66; Epistola: Ebrei 7,17-26; Vangelo: Giovanni 16,12-22. Nella Messa vespertina del sabato, il Vangelo della Risurrezione è preso da: Giovanni 21,1-14.

2. Vangelo secondo Giovanni 16,12-22

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: 12«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da sé stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. 14Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. 15Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.
16«Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete». 17Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». 18Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuole dire».
19Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? 20In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
21La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. 22Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia».

3. Commento liturgico-pastorale

Il brano evangelico, preso dal lungo discorso di congedo rivolto da Gesù ai suoi discepoli nel Cenacolo prima di “consegnarsi” alla morte, appare suddiviso in due parti.
Nella prima (vv 12-15) Gesù rivela ai suoi la venuta dello Spirito con il compito essenziale di condurli a “tutta la verità” che è pienamente e definitivamente racchiusa nella “rivelazione” da Lui portata nel mondo. Nella sua attività lo “Spirito della verità” non agirà autonomamente da Gesù. Egli, di fatto, non ha altra “rivelazione” da portare se non quella di Gesù: le sue parole e le sue azioni salvifiche.Nella seconda parte (vv 16-22) Gesù preannunzia, nella sua morte, l’ora di pianto e di tristezza per i suoi e simultaneamente, l’ora della “gioia” portata nel cuore dei discepoli dalla vista del Signore risorto. Una “gioia” che dura nel tempo grazie al permanere del Risorto tra i discepoli.
Tutti noi che ascoltiamo la Parola evangelica dopo gli eventi pasquali possiamo riconoscere e constatare come essa sia stata pronunziata da Gesù, in quell’ora solenne, anche per noi e come si sia avverata e continuamente si avveri nella comunità dei credenti. Se oggi noi ascoltiamo come “vive” le sue parole è grazie allo Spirito Santo da lui donato nella sua Pasqua.
Lo Spirito, infatti, interprete autentico delle Parole di Gesù, ha il compito di guidare i discepoli del Signore, alla “verità tutta intera”, ossia alla piena comprensione di ciò che lui ha detto e compiuto in vista della loro partecipazione alla comunione di vita con lui e, di conseguenza, con il Padre.
L’azione dello Spirito, in sintesi, è quella di “insegnare” ciò che ha “udito” da Gesù e in tal modo di tenere vivi, nella comunità dei credenti, la Parola e i gesti di Gesù. Lo Spirito, pertanto, porta a noi, ancora oggi ciò che “prende” da Gesù, vale a dire la Parola di rivelazione e l’immenso tesoro di grazia da lui accumulato nella sua Pasqua nella quale, come “sacerdote per sempre” salva “perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio” (Epistola: Ebrei 7,25).     Lo Spirito, inoltre rende “testimonianza” al Signore Gesù e dona così ai credenti la forza di “testimoniarlo” lungo i tempi anche a costo di incomprensione e di persecuzione. La Lettura, al riguardo, offre un chiaro esempio nell’apostolo Paolo che, in circostanze drammatiche, rende “testimonianza” di quanto il Signore Gesù ha compiuto in lui sulla via di Damasco (Atti degli Apostoli 22,1-22).
Ed è, infine, lo Spirito a garantire, non certo a livello fisico, ma a livello “misterico-sacramentale”, la permanente presenza del Signore nella sua comunità. Si realizza in tal modo, anche per i credenti e lungo i secoli, la misteriosa affermazione di Gesù: “un poco ancora e mi vedrete” (Giovanni 16,16). Una volta tornato al Padre, Gesù rimane per sempre tra i suoi nei santi misteri e segnatamente nell’Eucaristia nella quale egli continua a esercitare a nostro “favore” quel “sacerdozio che non tramonta” (Ebrei 7,24).
Per questo la preghiera liturgica del Prefazio può dire, in tutta verità, che nella celebrazione rituale della sua “immolazione pasquale”, Gesù «ancora si offre e come nostro avvocato intercede per noi; sacrificato sulla croce, più non muore, ma con i segni della sua passione vive immortale».
Questa costante presenza del Signore “nello Spirito” reca effettivamente nel cuore della Chiesa il dono singolare della “gioia” che niente e nessuno le potrà mai togliere (cfr. Giovanni 16,22). Su di essa, infatti, risplende per sempre il volto di Dio (cfr. Salmo 66): il suo Figlio Gesù, il risorto da morte, che riempie di gioia e di esultanza la terra e il cielo.



13 Maggio 2010  - ASCENSIONE DEL SIGNORE

Nella liturgia di rito ambrosiano la solennità pasquale dell’Ascensione del Signore viene celebrata nel giorno quarantesimo successivo a quello della Risurrezione.

Il Lezionario

Prevede ogni anno le seguenti lezioni bibliche: Lettura: Atti degli Apostoli 1,6-13a che riporta il racconto dell’ascensione del Crocifisso/Risorto al cielo; Salmo 46; Epistola: Efesini 4,7-13 nella quale l’Apostolo evidenzia come dal cielo, il Signore distribuisce doni agli uomini perché arrivino “a raggiungere la misura della pienezza di Cristo”. Il Vangelo è preso da Luca 24,36b-53.
Alla Messa vigiliare vespertina della sera precedente si legge, come Lettura vigiliare: Atti degli Apostoli 1,1-11.

Vangelo secondo Luca 24,36b-53

In quel tempo. 36Il Signore Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi». 37Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. 38Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? 39Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». 40Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. 41Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». 42Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; 43egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
44Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte  le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi».45Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture 46e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, 47e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48Di questo voi siete testimoni. 49Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
50Poi li condusse fuori verso Bètania e, alzate le mani, li benedisse. 51Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. 52Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia 53e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Commento liturgico-pastorale

Il brano, conclusivo del Vangelo secondo Luca, narra l’ultimo incontro del Signore risorto con i suoi discepoli, teso a rinsaldare la loro fede in lui, il Maestro che hanno visto morto sulla croce, sepolto e che, ora, sta “in mezzo a loro”, dona la pace e mangia “davanti a loro” (vv 36-42).
Seguono le ultime parole di Gesù, volte ad aprire la mente degli apostoli, ossia a far loro comprendere come tutto ciò che lo riguarda: la sua vita, la sua morte e risurrezione, rientra nel disegno divino di salvezza annunciato nelle Scritture e del quale essi saranno i “testimoni” qualificati grazie allo Spirito Santo che, una volta tornato al Padre, Gesù manderà su di loro (vv 44-49).
I vv 50-53, infine, riportano l’evento dell’Ascensione del Signore, il suo ritorno, cioè, al Padre motivo di gioia e di lode perenne della comunità dei suoi discepoli.

La preghiera liturgica

Il Messale Ambrosiano riporta due distinti formulari; per la “Messa della vigilia” e per la “Messa nel giorno”.
Dal primo formulario viene qui riportata l’orazione “All’inizio dell’Assemblea liturgica”: «Concedi a noi, Padre onnipotente, di tendere con tutte le nostre forze alle altezze del cielo, dove il tuo Figlio oggi è entrato glorioso, e donaci di pervenire con l’integrità della vita là dove si dirige il cammino della fede».
Del formulario per la “Messa nel giorno”, si propone il Prefazio: «È veramente cosa buona e giusta che tutte le creature si uniscano nella tua lode, o Dio di infinita potenza. Gesù tuo Figlio, re dell’universo, vincitore del peccato e della morte, oggi è salito al di sopra dei cieli tra il coro festoso degli angeli.  Mediatore tra Dio e gli uomini, giudice del mondo e Signore dell’universo, non ci ha abbandonato nella povertà della nostra condizione umana, ma ci ha preceduto nella dimora eterna per darci la sicura speranza che dove è lui, capo e primogenito, saremo anche noi sue membra, uniti nella stessa gloria. Per questo mistero, nella pienezza della gioia pasquale, l’umanità esulta su tutta la terra e con l’assemblea degli angeli e dei santi canta in coro l’inno perenne: Santo…».


07 maggio 2010

 
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